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Come i desaparecidos Che i militari argentini trucidavano nel 1978. Così anche le vittime della repressione
militare della Giunta birmana guidata da Than Shwe sarebbero in parte state gettate
in mare. Alcuni siti della dissidenza birmana hanno rilanciato la notizia che
verrebbe da diversi collaboratori a Rangoon. Al momento ci sono anche un paio
di foto che mostrano i corpi di monaci rinvenuti nei canali tra l'ex capitale
e il mare delle Andamane. "Diversi nostri attivisti ci chiamano per segnalare
corpi di monaci che galleggiano nelle secche, nei canali e nei golfi vicino al
mare" ha detto a PeaceReporter il caporedattore di un sito che raggruppa i dissidenti birmani in esilio. "Questo
confermerebbe la voce che i militari, dopo aver prelevato nei giorni scorsi i
monaci dai monasteri di Rangoon, li hanno caricati su navi della Marina militare
per poi scaricarli in mare aperto". Come durante la dittatura militare argentina,come
nel libro ''El Vuelo'' del giornalista Horacio Verbitski, dove i 'desaparecidos'
venivano scaricati nell'oceano da elicotteri militari in volo. E di "parecchie
persone disperse" parla anche con PeaceReporter Democratic Voice of Burma dalla Norvegia, a nome di tutti i dissidenti che danno informazioni dalla Rangoon
resa deserta dalla furia dei soldati. "Stiamo passando dalla repressione militare
alla 'Pulizia personale' una nuova variante birmana della 'pulizia etnica', dove
le persone degli oppositori vengono eliminate, ci ha detto al telefono Moe Aye,
caporedattore di Dvb e coordinatore dei collaboratori da Rangoon. Questa notizia si aggiunge al timore
che i duecento morti dei giorni passati siano stati immediatamente cremati per
non lasciare tracce della brutalità del regime, come confermato da quanto risulta
al servizio funerario centrale di Rangun in Ayewae, che avrebbe ricevuto oltre
200 cadaveri nei 4 giorni di repressione più dura, o come risulterebbe a diversi
cimiteri. Da più parti le voci dicono che i corpi dei manifestanti uccisi sono
stati bruciati immediatamente, per non lasciarsi dietro tracce della carneficina.
Le prigioni del regime E altri scenari inquietanti, con diverse similitudini con le dittature sudamericane
degli anni ’70, ci provengono dai racconti dei dissidenti che hanno raccolto informazioni
su dove vengono portate le persone arrestate nel corso delle manifestazioni degli
ultimi 5 giorni. Secondo i calcoli delle organizzazioni di dissidenti, dall'inizio
delle manifestazioni contro il regime il 19 agosto passato, i militari hanno represso
le proteste arrestando finora quasi 6mila attivisti e monaci "scesi a marciare
a fianco del popolo birmano". Tra essi, oltre 2mila sono monaci e 100 dovrebbe
essere le suore; il resto sarebbero studenti del movimento di protesta e simpatizzanti
del Nld (National League for Democracy) di Aung San Suu Kii. Per loro il regime ha già allestito quattro centri di
detenzione, con analogie che ricordano i primi mesi della repressione seguita
al golpe cileno dell'11 settembre 1973 di Augusto Pinochet. I quattro centri sono
nella cittadina di Insein, nord di Rangoon, intorno la più grande e tristemente
famosa prigione che negli ultimi 40 anni ha raccolto i prigionieri politici, oppositori
del regime. Uno è lo stadio di calcio Kyaikkasan, "dove si troverebbero tra i
2 e i 3mila oppositori prigionieri" secondo quanto riportato da ‘Democratic Voice of Burma, organo dei dissidenti birmani in esilio. Sotto il dominio britannico, lo stadio
era un ippodromo per le gare di galoppo. Poi un ex Istituto tecnico di informatica,
"i cui studenti sono stati allontanati da scuola", il Ddi; una ex fabbrica chimica
di medicinali denominata 'Bbin' e un vero campo di tende, eretto a lato dell'enorme
struttura di Insein.Gianluca Ursini
Parole chiave: Monaci buddisti, monastero Myadaung, Insein, Stadio Kyaikkasan, Rangoon, Aung San Suu Kii, Democratic Voice of Burma, Than Shwe, Ursini