01/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuove manifestazioni di piazza: avvocati e giornalisti contro la rielezione di Musharraf
Violenza sugli avvocatiSul ponte sventola bandiera nera. Non si ferma in Pakistan la protesta contro il nulla-osta della Corte Suprema alla candidatura del generale Musharraf. Un'altra 'giornata di lutto', dopo quella di sabato a Islamabad e quella di domenica a Multan, nel Punjab, ieri ha visto sfilare per le vie di Karachi, Lahore e numerose altre città pakistane migliaia di avvocati. E' stato il terzo giorno consecutivo di mobilitazione per contestare la decisione del massimo organo giuridico pakistano, che venerdì ha rigettato il ricorso contro la candidatura di Musharraf presentato dall'opposizione. La reazione a tale decisione, che di fatto consegnerà nuovamente la guida del Paese al presidente in divisa che dal '99 governa il Pakistan con pugno di ferro, è dilagata in forme anche veementi in tutto il Paese.
 
Il segretario dell'Ordine giornalisti, AbbasMetodi fascisti. Sabato, un migliaio di persone si era radunato di fronte alla Commissione elettorale gridando slogan anti-Musharraf, mentre 10 mila poliziotti anti-sommossa circondavano l'edificio. Quando i manifestanti, perlopiù avvocati e giornalisti, hanno tentato di entrare, sono stati caricati dalla polizia. Risultato degli scontri, oltre 60 feriti. Domenica a protestare erano stati oltre 400 giornalisti, che hanno definito quella di sabato come uno dei giorni più bui della storia del Paese. Il presidente del circolo della stampa di Islamabad, Mushtaq Minhas, ha accusato il governo di 'intolleranza nei confronti dei media indipendenti'. Ieri, la stessa Corte Suprema che aveva dato l'ok alla candidatura di Musharraf, ha sospeso i vertici della polizia e il sindaco di Islamabad per aver utilizzato metodi violenti contro i manifestanti. Una decisione che tuttavia non risarcisce gli oppositori del presidente-generale, fido alleato degli Stati Uniti in quanto visto come deterrente secolarista all'Islam militante, che controlla un quarto del Paese, soprattutto le aree tribali della Northwest Frontier Province e del Waziristan.
 
Pervez MusharrafVia i principali oppositori. "Osserviamo un giorno di lutto per protestare contro le pratiche fasciste del regime di Musharraf per sopprimere tutte le voci che dissentono dalle sue politiche - dichiarava ieri il leader della protesta, presidente dell'associazione avvocati, Munir Malik - e contro il suo sforzo illegale e anticostituzionale di farsi rieleggere". Purtroppo per i suoi oppositori, Musharraf verrà rieletto. Sono infatti fuori gioco i due più accreditati contendenti. L'ex premier Benazir Bhutto aveva sì annunciato di voler rientrare nel Paese dopo otto anni di esilio volontario. Ma ha deciso che lo farà il 18 ottobre, venti giorni dopo la scadenza fissata dalla commissione elettorale per presentare le candidature. E dodici dopo che le elezioni si saranno svolte, il 6 ottobre. Sono attualmente in fase di stallo i negoziati per garantire una condivisione del potere: un accordo di massima potrebbe prevedere che la Bhutto ottenga il posto di Primo ministro in cambio della rinuncia di Musharraf al posto di comandante delle Forze Armate. Un altro pericoloso contendente del generale, l'ex premier Navaz Sharif, da lui cacciato con un golpe nel 1999, era rientrato in patria dal suo esilio volontario londinese il 10 settembre. Ma, non appena sbarcato a Lahore, alcuni emissari del governo lo hanno caricato nuovamente sul primo volo per l'Arabia Saudita, dove è stato istradato dall'esercito di Musharraf.

Luca Galassi

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