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Sul ponte sventola bandiera nera. Non si ferma in Pakistan la protesta contro
il nulla-osta della Corte Suprema alla candidatura del generale Musharraf. Un'altra
'giornata di lutto', dopo quella di sabato a Islamabad e quella di domenica a
Multan, nel Punjab, ieri ha visto sfilare per le vie di Karachi, Lahore e numerose
altre città pakistane migliaia di avvocati. E' stato il terzo giorno consecutivo
di mobilitazione per contestare la decisione del massimo organo giuridico pakistano,
che venerdì ha rigettato il ricorso contro la candidatura di Musharraf presentato
dall'opposizione. La reazione a tale decisione, che di fatto consegnerà nuovamente
la guida del Paese al presidente in divisa che dal '99 governa il Pakistan con
pugno di ferro, è dilagata in forme anche veementi in tutto il Paese.
Metodi fascisti. Sabato, un migliaio di persone si era radunato di fronte alla Commissione elettorale
gridando slogan anti-Musharraf, mentre 10 mila poliziotti anti-sommossa circondavano
l'edificio. Quando i manifestanti, perlopiù avvocati e giornalisti, hanno tentato
di entrare, sono stati caricati dalla polizia. Risultato degli scontri, oltre
60 feriti. Domenica a protestare erano stati oltre 400 giornalisti, che hanno
definito quella di sabato come uno dei giorni più bui della storia del Paese.
Il presidente del circolo della stampa di Islamabad, Mushtaq Minhas, ha accusato
il governo di 'intolleranza nei confronti dei media indipendenti'. Ieri, la stessa
Corte Suprema che aveva dato l'ok alla candidatura di Musharraf, ha sospeso i
vertici della polizia e il sindaco di Islamabad per aver utilizzato metodi violenti
contro i manifestanti. Una decisione che tuttavia non risarcisce gli oppositori
del presidente-generale, fido alleato degli Stati Uniti in quanto visto come deterrente
secolarista all'Islam militante, che controlla un quarto del Paese, soprattutto
le aree tribali della Northwest Frontier Province e del Waziristan.
Via i principali oppositori. "Osserviamo un giorno di lutto per protestare contro le pratiche fasciste del
regime di Musharraf per sopprimere tutte le voci che dissentono dalle sue politiche
- dichiarava ieri il leader della protesta, presidente dell'associazione avvocati,
Munir Malik - e contro il suo sforzo illegale e anticostituzionale di farsi rieleggere".
Purtroppo per i suoi oppositori, Musharraf verrà rieletto. Sono infatti fuori
gioco i due più accreditati contendenti. L'ex premier Benazir Bhutto aveva sì
annunciato di voler rientrare nel Paese dopo otto anni di esilio volontario. Ma
ha deciso che lo farà il 18 ottobre, venti giorni dopo la scadenza fissata dalla
commissione elettorale per presentare le candidature. E dodici dopo che le elezioni
si saranno svolte, il 6 ottobre. Sono attualmente in fase di stallo i negoziati
per garantire una condivisione del potere: un accordo di massima potrebbe prevedere
che la Bhutto ottenga il posto di Primo ministro in cambio della rinuncia di Musharraf
al posto di comandante delle Forze Armate. Un altro pericoloso contendente del
generale, l'ex premier Navaz Sharif, da lui cacciato con un golpe nel 1999, era
rientrato in patria dal suo esilio volontario londinese il 10 settembre. Ma, non
appena sbarcato a Lahore, alcuni emissari del governo lo hanno caricato nuovamente
sul primo volo per l'Arabia Saudita, dove è stato istradato dall'esercito di Musharraf.Luca Galassi