01/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il partito del presidente Correa trionfa nelle elezioni per la Costituente
Ancora niente di ufficiale, ma gli exit polls parlano chiaro: il partito del presidente della repubblica Rafael Correa, Alianza Pais, ha trionfato nelle elezioni per l'assemblea costituente, e il sogno di una Magna Carta che rivoluzioni il paese sta per diventare realtà.

Rafael CorreaLa soddisfazione. “Le proiezioni sono chiare. La vittoria dei cittadini è indubbia. Mi si consenta, con il permesso degli ecuadoriani, di felicitarmi con i candidati dell'Ap per la straordinaria campagna svolta”. Queste le parole che Correa ha espresso di getto dal Palacio de Carondelet, sede dell'Esecutivo. “Oggi, si concretizzano formalmente le speranze del cambiamento urgente di cui la patria ha bisogno. Il popolo ecuadoriano ha vinto la madre di tutte le battaglie. E lo ha fatto in maniera schiacciante”, ha aggiunto. Toni trionfali, dunque, dettati anche dal conteggio rapido eseguito dall'organizzazione non governativa Participacion Ciudadana, basato sulle intenzioni di voto. E non solo. Sin dal principio, gli exit polls davano 15 dei 24 seggi all'Ap e un amplio dominio nelle 22 province del paese.

Hugo Chavez, Rafael Correa ed Evo MoralesTutto in regola. Una vittoria indiscutibile per il presidente amico di Chavez e Morales, malvisto dagli Stati Uniti e ammirato dagli emarginati e da tutte le minoranze indigene del continente, e uno dei più gravi colpi inferti ai partiti politici tradizionali, che vacillano increduli. “La partitocrazia”, che per Correa è la causa di tutti i mali, non potrà fare altro che sedersi e guardare il paese che si trasforma. Sempre che i risultati finali non tradiscano i primi conteggi. Per saperlo, occorre aspettare ancora molti giorni, anche se il Tribunal supremo electoral promette di pubblicare in tempo reale i risultati degli scrutini.
Fra gli oppositori, a confermarsi quale seconda forza, è il partito Sociedad Patriotica dell'ex presidente Lucio Gutierrez, il quale invita a non credere alle proiezioni e a non cantar vittoria troppo presto. E c'è qualcuno che ventila possibili frodi, tesi esclusa categoricamente da un altro ex, Alejandro Toledo, che guida la missione degli osservatori del Centro Carter: “Il processo è stato abbastanza regolare – ha assicurato Toledo alla Bbc Mundo – Non credo che si verificheranno variazioni. Non ho nessuna informazione riguardo a frodi da nessuna delle parti coinvolte”.

manifestanti ecuadorianiBuoni propositi. Intanto, i candidati dell'Ap, freschi di vittoria, hanno già annunciato che la prima misura che adotteranno sarà quella di sospendere o chiudere il Parlamento. “Adesso, il Congresso possiede l'1 percento di credibilità, quindi ha perso ogni legittimità. La gente ha chiesto, a gran voce, che il Congresso se ne vada a casa”, ha spiegato una delle candidate, Monica Chunji. Questo anche per evitare quanto accadde nel 1998, al tempo della passata costituente che ha dato vita all'attuale Carta costituzionale, quando il Congresso ostacolò il lavoro dei costituenti. Dichiarazione che sta provocando non poche polemiche. Il presidente del Congresso, infatti, ha precisato che una democrazia non può funzionare senza il parlamento.

I tempi. La Costituente dovrà essere operativa entro la fine di ottobre e i lavori si terranno a Montecristi, piccola cittadina del centro-ovest, famosa per aver dato i natali a un generale eroe della rivoluzione liberale della fine dell'Ottocento: Eloy Alfaro. A lui sono legati i cambiamenti più profondi della società di allora: infrastrutture, educazione e separazione fra Chiesa e Stato. Il lavoro durerà 180 giorni, prorogabili, e la carta finale dovrà essere sottoposta a referendum. Una figura a cui Correa si rifà spesso, tanto da definire quanto sta avvenendo adesso in Ecuador una rivoluzione 'alfarista'.

Stella Spinelli

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