07/10/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Il primo passo per il futuro ingresso della Turchia nell'UE
Il rapporto di Guenter Verheugen, commissario Ue all’allargamento, presentato ieri alla Commissione europea sullo stato delle riforme democratiche che vengono chieste alla Turchia per accettarla nell'Unione, è positivo. Il testo è pieno di distinguo e, alla fine, resta decisiva la decisione del vertice dei capi di Governo dell'Unione del 17 dicembre 2004, ma il primo fondamentale passo è stato fatto. Al governo di Ankara vengono riconosciuti i miglioramenti apportati al sistema giudiziario e penale e tutta una serie di riforme in senso laico e moderno dello stato. La Turchia ha fatto sapere che non accetterà altre umilianti condizioni e che si aspetta di vedere premiato il proprio impegno, anche se l'eventuale ingresso in Europa non avverrà prima del 2015. In questi giorni si è parlato del nuovo codice penale turco, della condizione femminile nel Paese e del sistema carcerario, ma troppo poco si è parlato della questione curda come dell'occupazione di Cipro. La minoranza curda da anni è in lotta con il governo centrale turco per veder riconosciuta la propria identità. Perchè la questione curda non passi in secondo piano, pubblichiamo un reportage dal Kurdistan turco.





Dersim (Kurdistan turco) - Nel Kurdistan turco, una regione che non c’è sulla cartina. Da Diyarbakir si sale verso il mar Nero, verso la Georgia e l’Armenia, verso la città di Dersim. Neanche Dersim c’è sulla cartina, c’è Tunceli, il nome turco. Dersim, in curdo, significa “porta d’argento”, Tunceli, in turco, “pugno di ferro”. Il racconto potrebbe finire qui. Dersim non c’è sulla cartina. Songul è una donna, giovane, sui trent’anni, i capelli neri, lo sguardo dritto, fiero.

E’ in mezzo a una schiera di uomini, tiene un microfono in mano, sta facendo un discorso, in turco, per la sua campagna elettorale. Vuole diventare sindaco di Dersim a capo del Sosyal Demokrat Halk Partisi. Non può parlare in curdo, la sua lingua, perché, per i turchi, è una lingua che non c’è. Il curdo non esiste. Leyla Zana, eletta deputato al Parlamento turco, per aver parlato in curdo, è stata condannata a quindici anni di prigione.  Ne ha scontati dieci, per una cosa che non c’è. Songul parla in turco alla sua gente, che parla e capisce il curdo.

Ma il curdo è una lingua che non c’è. Per convincerli di questo i turchi hanno dovuto usarlo, il pugno di ferro. Hanno dovuto uccidere tutti quelli che non si convincevano che il curdo non esiste, hanno dovuto incendiare e far evacuare tutti i villaggi intorno a Dersim, scusate Tunceli.  Due milioni di persone sono rimaste senza casa. Due milioni che non si volevano convincere.

La lingua curda è indoeuropea, appartiene al gruppo nord-occidentale delle lingue iraniche. Il turco è una lingua uralo-altaica. Si tratta di sistemi linguistici radicalmente diversi, ecco perché il curdo non esiste. A Dersim non esiste più nessun tipo di artigianato, non puoi trovare nessuna bottega dove ti risuolino un paio di scarpe, se le hai, ti taglino un pezzo di stoffa o ti battano una stanga di ferro. Le scarpe te le lucidano, tre o quattro lucidascarpe ai margini della grande piazza, nel centro della città.

Songul continua a parlare alla sua gente, in turco, così possono capire anche tutti i poliziotti ed i militari che circondano l’imponente statua del fondatore della Turchia moderna, Ataturk. Spiega perché la gente che si è radunata lì per festeggiare il Nawroz, il 21 di Marzo, non può farlo. Perché non possono rinnovare la festa per la rivoluzione popolare guidata dal fabbro Kawa nel 612 a.c. Perché non possono accendere i falò con cui Kawa aveva trasmesso la notizia della liberazione a tutto il paese. Perché non possono neanche scriverlo Nawroz o Newroz. Perchè in turco la doppia vu non esiste e quindi, Nawroz o Newroz dovrebbe essere scritto Neuroz, se no è una parola curda e come sappiamo, il curdo non esiste.

La gente si guarda, guarda verso il fiume, il Monzur, che scorre in basso, nell’ampio letto. E’ il fiume che ha dato ricchezza alla regione, ai pascoli, ai campi coltivati, quando ancora esistevano i contadini che coltivavano i campi, che pascolavano il bestiame. Attraversavano i ponti, passando dalla riva destra a quella sinistra. Oggi i ponti non ci sono più. Sono stati abbattuti e molti giacciono ancora lì, come senza vita, riversi a cavallo del fiume. Nessuno può più passare da una parte all’altra del fiume. Così nessuno può più portare aiuti ai guerriglieri che si annidano sui monti tutt’intorno a Dersim.

E se ci provano, ci pensano i fucili mitragliatori dei posti di blocco. Ma c’è l’acqua. L’acqua scorre da sempre nel fiume Monzur, è un fiume ricco d’acqua. Il Monzur attraversa una regione ancora incontaminata, puoi risalire la valle fino alla sorgente del fiume, vicino al paese di Ovacik. Risali e vedi le gole, la Lep Deresi o valle della morte. Dall’alto del dirupo sono state buttate nel fiume seimila persone, tremila sembra che giacciano ancora in fondo al fiume.

E puoi vedere le caserme, sorte a fianco dei pochi villaggi rimasti, o i posti di blocco con i militari con i mitra spianati dentro le loro garitte, i carri armati con i cannoni puntati perché tutti finalmente capiscano che il curdo non esiste. E Songul continua a parlare e la gente la ascolta. La gente cerca di capire perché anche l’acqua del fiume Monzur non esisterà più, perché le sette dighe che verranno costruite creeranno dei bacini artificiali che allagheranno tutti i terreni intorno e quei pochi villaggi a valle che ancora esistono verranno sommersi. E perché l’energia che si verrà a creare, tutta l’energia, verrà venduta a quei paesi che vorranno acquistarla dal governo turco.

Songul continua a parlare, fiera, in mezzo a una fila di uomini, curdi. Lentamente scende la sera. Si oscurano i monti tutti intorno a Dersim. Poi si accende un falò, poi un altro e un altro ancora. Adesso sono centinaia i falò accesi. Perché questi curdi non si vogliono rendere conto di non esistere! E Songul è diventata sindaco di Dersim.

Francesco Paolella

Administrator SlampDesk

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