stampa
invia

Diverse città in marcia “Ma le proteste non si sono fermate nel resto del Paese – ha detto la nostra
fonte – la più grande è in svolgimento a Maungdaw; sulla costa di Arakan vicino
il confine bengalese. Al momento ci sono tra i 3 e i 4mila monaci che guidano
le proteste in quella città, dove ancora si vedono pochi militari e i monasteri
non sono stati bloccati”. Altre grandi manifestazioni riguardano Pakokku, (dove
il 5 settembre era scattata la prima scintilla della proteste, ndr) e a Kwaukpadaung,
centro importane nella regione di Mandalay” rivela la nostra fonte che ha un aggiornamento
costante da diverse città. Magwe ( a sud) e altri centri hanno visto dispiegati
migliaia di soldati, difficile scendere in strada – spiegano da Democratic Voice of Burma, organo dei dissidenti in esilio, fornendo però notizie di nuove agitazioni:
“Sappiamo di una manifestazione molto imponente che l'esercito non sta riuscendo
a reprimere a Bogu, nel sud del Paese vicino la Thailandia”.
Schiavi in casa propria Già, i monasteri. Da giorni ormai in Birmania è uno spettacolo normale vedere
i religiosi messi sotto ‘assedio’ dai militari nei loro stessi monasteri. La Alleanza di tutti i monaci buddisti birmani (All Burmese buddhist monks Alliance)
ha proclamato lo sciopero della fame in tutti i monasteri di Mandalay, "fin quando
i militari non si scuseranno". Tutti i maggiori conventi della seconda città del
Paese sono sotto assedio, soprattutto quello di Myadaung, da dove era partita
l’idea di dichiarare lo sciopero della fame. "Tutti i monasteri di Rangoon sono
invece sotto assedio – spiegano i dissidenti – in tutto un centinaio, anche se
alcuni sono piccoli: diciamo che i più importanti sono una quarantina".
Monaci ai lavori forzati "Adesso i nostri contatti a Rangoon rifeirscono – sostengono gli esiliati – che
i monaci arrestati sono stati divisi tra diverse carceri, e che per loro si preparano
i campi di lavoro forzato. Il più famiegrato negli anni della dittatura è quello
di Kabaw; sta nel Nord vicino il confine Indiano. Kabaw ha una fama terribile:
il peggiore lager per condizioni di assenza di acqua potabile, di cibo e privazione
di sonno. Ma è possibile che giri questo nome proprio in virtù della pessima fama
di quel posto. E’comunque molto probabile, visto che parecchi lo confermano, che
gli arrestati dei giorni passati stiano per essere destinati ai lavori forzati".Gianluca Ursini
Parole chiave: Sittwe, Mandalay, Maungdaw, Maung Aye, Gambari, Onu, Bogu, Kabaw, Aung San Suu Kii, Than Shwe, Kwaukpadaung, monastero di Myadaung, cadaveri cremati, sciopero della fame, sciopero generale, Insein, Kyaikkasan, Ursini