Duro braccio di ferro, fra il premier spagnolo Zapatero e il presidente del governo basco Ibarretxe che ha proposto un referendum
Un patto di stato, fra Madrid e Vitoria. Un accordo fra presidenti, per arrivare
a un referendum, altrimenti sarà duro scontro politico. Le cronache spagnole degli
ultimi giorni raccontano le scintille che stanno caratterizzando parole taglienti
sull'asse spagnolo-basco.
Una consultazione popolare, per metà ottobre del 2008. Il presidente del governo autonomo basco, Ibarretxe (PNV, Partido Nacionalista
Vasco) lo ha annunciato in un discorso nel dibattito sulla politica generale del
governo. Ibarretxe ha disegnato una strategia che vede due tappe fondamentali:
consultazione cittadina per il 2008 e un referendum per il 2010. Due parole –
consultazione e referendum – che hanno fatto saltare i nervi al premier spagnolo
Zapatero, occupato in una pre-campagna elettorale che sfocerà nelle legislative,
previste per marzo 2008.
Il percorso di Ibarretxe. Il lehendakari (presidente basco) ha studiato poche e precise tappe. La prima: consultare il
governo centrale di Madrid e offrire un patto basato su due punti: il primo è
il rifiuto della violenza, il secondo il rispetto assoluto della volontà popolare
basca nel decidere sul proprio futuro.
La seconda tappa è prevista per giugno dell'anno prossimo: se non sarà stato
raggiunto un accordo con Zapatero o con chi siederà alla presidenza del governo
spagnolo, Ibarretxe chiederà ai parlamentari baschi di convocare una prima consultazione
referendaria, che faccia esprimere i cittadini baschi sulla possibilità di arrivare
a un secondo referendum risolutivo. Il valore della prima consultazione avrà un
carattere eminentemente politico: le parti implicate nel conflitto - il governo,
ma anche ETA - sarebbero tenute a rispettare la decisione che uscirebbe dalle
urne. Se, invece, la proposta della prima consultazione dovesse essere bocciata,
il presidente basco scioglierebbe le camere, convocando nuove elezioni. Nel caso
in cui tutte le variabili dovessero andare per il verso desiderato dal presidente
basco, il dibattito politico e la trattativa con l'organizzazione armata dovrebbero
sfociare nel secondo referendum, fissato nel 2010.
ETA e Batasuna. Quello che chiede Ibarretxe all'organizzazione armata è di manifestare in maniera
chiara ed evidente la sua intenzione ad abbandonare la lotta armata nel lasso
di tempo che intercorre fra il primo referendum e quello definitivo. Se ci fosse
la volontà espressa di ETA, il governo spagnolo aprirebbe un negoziato immediatamente,
mentre tutti i partiti politici baschi aprirebbero una tavola di negoziato. “Senza
esclusioni”, ha dichiarato nel suo discorso Ibarretxe, lasciando intendere che
anche l'opzione della sinistra indipendentista – a tutt'oggi fuori legge – potrebbe
e dovrebbe essere rappresentata al tavolo. I temi di discussione sul tavolo politico
saranno due: diritto a decidere dei baschi e la questione della territorialità.
I risultati dei due negoziati, quello politico e quello militare, sarebbero il
tema su cui decidere nel secondo referendum.
Le difficoltà. Sono molte, esasperate dal clima di campagna elettorale che sul tema basco vede
lo scontro più duro fra i socialisti al potere e la destra post-franchista. Ibarretxe
ne è consapevole: “E' più facile coastruire la guerra che la pace” ha detto nel
suo discorso. Le reazioni da Madrid sono state di grande critica e veementi. Zapatero
ha già chiuso la porta in faccia al presidente basco, che ha ripetuto nelle scorse
ore che intende comunque essere perseverante e tenace, dal momento che la sua
proposta è stata avanzata in maniera 'onesta'. Il PNV, la formazione del lehendakari, si era distinta nel processo di pace affondato cinque mesi fa, per una attitudine
di completa afasia, rispetto ai contionui stimoli politici e alle proposte di
mediazione che provenivano da Batasuna.

Ma qui, il partito democristiano e imprenditoriale sfodera tutto il protagonismo
possibile, cancellando - senza dare particolari spiegazioni - una fase che l'ha
visto più capace di porre veti, piuttosto che spunte in avanti. I socialisti baschi,
confederati a quelli di Madrid, hanno attaccato duramente il progetto di Ibarretxe.
C'è di mezzo la costituzione spagnola, frutto della Transizione. Che all'articolo
8 scrive che le forze armate sono garanti dell'unità di Spagna. Anche solo dalla
lettura di quel comma è possibile immaginare che gli ostacoli sul cammino indicato
da Ibarretxe saranno montagne difficili da scalare.