01/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Duro braccio di ferro, fra il premier spagnolo Zapatero e il presidente del governo basco Ibarretxe che ha proposto un referendum
  
Un patto di stato, fra Madrid e Vitoria. Un accordo fra presidenti, per arrivare a un referendum, altrimenti sarà duro scontro politico. Le cronache spagnole degli ultimi giorni raccontano le scintille che stanno caratterizzando parole taglienti sull'asse spagnolo-basco.
Una consultazione popolare, per metà ottobre del 2008. Il presidente del governo autonomo basco, Ibarretxe (PNV, Partido Nacionalista Vasco) lo ha annunciato in un discorso nel dibattito sulla politica generale del governo. Ibarretxe ha disegnato una strategia che vede due tappe fondamentali: consultazione cittadina per il 2008 e un referendum per il 2010. Due parole – consultazione e referendum – che hanno fatto saltare i nervi al premier spagnolo Zapatero, occupato in una pre-campagna elettorale che sfocerà nelle legislative, previste per marzo 2008.
Il percorso di Ibarretxe. Il lehendakari (presidente basco) ha studiato poche e precise tappe. La prima: consultare il governo centrale di Madrid e offrire un patto basato su due punti: il primo è il rifiuto della violenza, il secondo il rispetto assoluto della volontà popolare basca nel decidere sul proprio futuro.
La seconda tappa è prevista per giugno dell'anno prossimo: se non sarà stato raggiunto un accordo con Zapatero o con chi siederà alla presidenza del governo spagnolo, Ibarretxe chiederà ai parlamentari baschi di convocare una prima consultazione referendaria, che faccia esprimere i cittadini baschi sulla possibilità di arrivare a un secondo referendum risolutivo. Il valore della prima consultazione avrà un carattere eminentemente politico: le parti implicate nel conflitto - il governo, ma anche ETA - sarebbero tenute a rispettare la decisione che uscirebbe dalle urne. Se, invece, la proposta della prima consultazione dovesse essere bocciata, il presidente basco scioglierebbe le camere, convocando nuove elezioni. Nel caso in cui tutte le variabili dovessero andare per il verso desiderato dal presidente basco, il dibattito politico e la trattativa con l'organizzazione armata dovrebbero sfociare nel secondo referendum, fissato nel 2010.
ETA e Batasuna. Quello che chiede Ibarretxe all'organizzazione armata è di manifestare in maniera chiara ed evidente la sua intenzione ad abbandonare la lotta armata nel lasso di tempo che intercorre fra il primo referendum e quello definitivo. Se ci fosse la volontà espressa di ETA, il governo spagnolo aprirebbe un negoziato immediatamente, mentre tutti i partiti politici baschi aprirebbero una tavola di negoziato. “Senza esclusioni”, ha dichiarato nel suo discorso Ibarretxe, lasciando intendere che anche l'opzione della sinistra indipendentista – a tutt'oggi fuori legge – potrebbe e dovrebbe essere rappresentata al tavolo. I temi di discussione sul tavolo politico saranno due: diritto a decidere dei baschi e la questione della territorialità. I risultati dei due negoziati, quello politico e quello militare, sarebbero il tema su cui decidere nel secondo referendum.
Le difficoltà. Sono molte, esasperate dal clima di campagna elettorale che sul tema basco vede lo scontro più duro fra i socialisti al potere e la destra post-franchista. Ibarretxe ne è consapevole: “E' più facile coastruire la guerra che la pace” ha detto nel suo discorso. Le reazioni da Madrid sono state di grande critica e veementi. Zapatero ha già chiuso la porta in faccia al presidente basco, che ha ripetuto nelle scorse ore che intende comunque essere perseverante e tenace, dal momento che la sua proposta è stata avanzata in maniera 'onesta'. Il PNV, la formazione del lehendakari, si era distinta nel processo di pace affondato cinque mesi fa, per una attitudine di completa afasia, rispetto ai contionui stimoli politici e alle proposte di mediazione che provenivano da Batasuna.
Ma qui, il partito democristiano e imprenditoriale sfodera tutto il protagonismo possibile, cancellando - senza dare particolari spiegazioni - una fase che l'ha visto più capace di porre veti, piuttosto che spunte in avanti. I socialisti baschi, confederati a quelli di Madrid, hanno attaccato duramente il progetto di Ibarretxe. C'è di mezzo la costituzione spagnola, frutto della Transizione. Che all'articolo 8 scrive che le forze armate sono garanti dell'unità di Spagna. Anche solo dalla lettura di quel comma è possibile immaginare che gli ostacoli sul cammino indicato da Ibarretxe saranno montagne difficili da scalare.

Angelo Miotto

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