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La definizione che si avvicina di più alla realtà, riguardo ai fatti birmani,
è stata data ieri dall'ambasciatore britannico a Rangoon, Mark Canning: "Hanno
messo il tappo alla bottiglia, ma la pressione è pronta a farlo saltare di nuovo".
E' la rabbia dei birmani pronta a esplodere di nuovo, dopo che ieri decine di
migliaia di soldati hanno reso impossibile qualsiasi mobilitazione di grandi dimensioni.
Per evitare nuovi spargimenti di sangue, l'opposizione cambia strategia, ma le
ragioni della protesta rimangono intatte: libertà, democrazia, diritti. Ciò che
ai birmani è stato negato in questi decenni di dittatura. Piccole proteste, isolate
ma efficaci, azioni dimostrative mordi e fuggi. Laddove ne termina una, se ne
accende rapida un'altra: sarà questo, nel passaparola clandestino che in queste
ore rimbalza di casa in casa, il nuovo tentativo dei birmani per convincere i
militari ad abbassare la guardia, a non sparare sui civili. Ma intanto, nel giorno
dello sciopero generale, dalla capitale giungono notizie che - se confermate -
aprirebbero scenari orribili sulle operazioni di occultamento dei cadaveri compiute
dalle forze speciali del generale Than Shwe, durante e dopo i giorni delle grandi
manifestazioni.
Dove sono finiti i morti? Alcuni bloggers sarebbero riusciti a contattare i residenti a Rangoon. Da una
trascrizione telefonica pubblicata su uno dei rari siti ancora in grado di fornire
aggiornamenti quotidiani sulla situazione sembrerebbe
che numerosi cadaveri di manifestanti siano stati bruciati nel crematorio di Yaeway.
I parenti avrebbero appreso la notizia dallo stesso personale del crematorio, che
ha ricevuto ordine dai militari a far scomparire ogni traccia dei cadaveri. I
dissidenti in esilio non confermano né escludono tale notizia. "E' un fatto di
cui non mi è giunta una testimonianza diretta - ha riferito a PeaceReporter da
Bangkok un membro del National Coalition Government Union of Burma (Ncgub) - ma
potrebbe non essere escluso per un semplice motivo: secondo la nostra esperienza,
nel 1988, durante la feroce repressione morirono centinaia, forse migliaia di
persone, ma i loro cadaveri non furono mai trovati. Perchè? I militari li bruciarono.
Per eliminare ogni traccia di un simile genocidio. Secondo alcuni soldati, numerosi
oppositori feriti furono cremati mentre erano ancora in vita. Un'altro modo per
fare scomparire i morti di questi giorni, a mio giudizio, potrebbe essere stato
quello di caricarli sulle navi della Marina, portarli al largo e buttarli in mare".
Una lunga prigionia. Un'altra fonte contattata da PeaceReporter in Thailandia, K. M., che si autodefinisce
un 'attivista individuale' e non desidera che il suo nome compaia per intero per
ragioni di sicurezza, ha riferito di aver sentito la notizia delle cremazioni
alla radio, ma di non averne avuto conferma da testimoni oculari. K. M. sa invece
cosa accadrà alle persone arrestate nei giorni scorsi. "Le prigioni birmane sono
luoghi senza speranza, noti per la rudezza e la brutalità delle guardie carcerarie.
I detenuti si potrebbero vedere inflitti pene molto dure e scontare un lungo periodo
di detenzione, e forse non essere nemmeno sottoposti a un regolare processo. Secondo
le mie fonti, sono morte oltre un centinaio di persone. Trentacinque nel Rangoon
General Hospital, secondo il registro dell'obitorio. Una trentina sono poi i cadaveri
trovati per le strade. Dei feriti, o delle eventuali vittime portate altrove,
non si ha notizia. I parenti chiedono costantemente informazioni alle autorità
sanitarie. Ma, costantemente, i militari fanno calare un velo di silenzio sulla
loro sorte".
Luca Galassi