30/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



I bloggers: cadaveri cremati dall'esercito per cancellare ogni traccia

morti del primo giorno di repressioneLa definizione che si avvicina di più alla realtà, riguardo ai fatti birmani, è stata data ieri dall'ambasciatore britannico a Rangoon, Mark Canning: "Hanno messo il tappo alla bottiglia, ma la pressione è pronta a farlo saltare di nuovo". E' la rabbia dei birmani pronta a esplodere di nuovo, dopo che ieri decine di migliaia di soldati hanno reso impossibile qualsiasi mobilitazione di grandi dimensioni. Per evitare nuovi spargimenti di sangue, l'opposizione cambia strategia, ma le ragioni della protesta rimangono intatte: libertà, democrazia, diritti. Ciò che ai birmani è stato negato in questi decenni di dittatura. Piccole proteste, isolate ma efficaci, azioni dimostrative mordi e fuggi. Laddove ne termina una, se ne accende rapida un'altra: sarà questo, nel passaparola clandestino che in queste ore rimbalza di casa in casa, il nuovo tentativo dei birmani per convincere i militari ad abbassare la guardia, a non sparare sui civili. Ma intanto, nel giorno dello sciopero generale, dalla capitale giungono notizie che - se confermate - aprirebbero scenari orribili sulle operazioni di occultamento dei cadaveri compiute dalle forze speciali del generale Than Shwe, durante e dopo i giorni delle grandi manifestazioni.

gli scontri di giovedì 27Dove sono finiti i morti? Alcuni bloggers sarebbero riusciti a contattare i residenti a Rangoon. Da una trascrizione telefonica pubblicata su uno dei rari siti ancora in grado di fornire aggiornamenti quotidiani sulla situazione sembrerebbe che numerosi cadaveri di manifestanti siano stati bruciati nel crematorio di Yaeway. I parenti avrebbero appreso la notizia dallo stesso personale del crematorio, che ha ricevuto ordine dai militari a far scomparire ogni traccia dei cadaveri. I dissidenti in esilio non confermano né escludono tale notizia. "E' un fatto di cui non mi è giunta una testimonianza diretta - ha riferito a PeaceReporter da Bangkok un membro del National Coalition Government Union of Burma (Ncgub) - ma potrebbe non essere escluso per un semplice motivo: secondo la nostra esperienza, nel 1988, durante la feroce repressione morirono centinaia, forse migliaia di persone, ma i loro cadaveri non furono mai trovati. Perchè? I militari li bruciarono. Per eliminare ogni traccia di un simile genocidio. Secondo alcuni soldati, numerosi oppositori feriti furono cremati mentre erano ancora in vita. Un'altro modo per fare scomparire i morti di questi giorni, a mio giudizio, potrebbe essere stato quello di caricarli sulle navi della Marina, portarli al largo e buttarli in mare".

Mappa di RangoonUna lunga prigionia. Un'altra fonte contattata da PeaceReporter in Thailandia, K. M., che si autodefinisce un 'attivista individuale' e non desidera che il suo nome compaia per intero per ragioni di sicurezza, ha riferito di aver sentito la notizia delle cremazioni alla radio, ma di non averne avuto conferma da testimoni oculari. K. M. sa invece cosa accadrà alle persone arrestate nei giorni scorsi. "Le prigioni birmane sono luoghi senza speranza, noti per la rudezza e la brutalità delle guardie carcerarie. I detenuti si potrebbero vedere inflitti pene molto dure e scontare un lungo periodo di detenzione, e forse non essere nemmeno sottoposti a un regolare processo. Secondo le mie fonti, sono morte oltre un centinaio di persone. Trentacinque nel Rangoon General Hospital, secondo il registro dell'obitorio. Una trentina sono poi i cadaveri trovati per le strade. Dei feriti, o delle eventuali vittime portate altrove, non si ha notizia. I parenti chiedono costantemente informazioni alle autorità sanitarie. Ma, costantemente, i militari fanno calare un velo di silenzio sulla loro sorte".

Luca Galassi

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