30/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



A Rangoon regna calma apparente imposta dai militari, ma nei monasteri assediati i monaci muoiono di fame

 Una città blindata, resa inaccessibile dalle migliaia di militari che ne presidiano i centri nevralgici ha accolto oggi Ibrahim Gambari, l'inviato dell'Onu, giunto in Myanamar nella mattinata. Ieri, a Naypyidaw (che dal 2005 la Giunta ha eletto nuova capitale amministrativa), l'uomo su cui si appuntano le speranze per una mediazione con i generali del Consiglio per la pace e la sicurezza, ha assistito a una cerimonia di benvenuto accuratamente preparata. Secondo i blogger dell'opposizione, i militari avrebbero infatti ordinato ai residenti di Naypyidaw, un luogo distante 400 chilometri da Rangoon, di 'procurare' almeno tre persone per ogni nucleo familiare, di modo che il diplomatico potesse trovare il clima che si conviene agli sfarzosi ricevimenti di una Giunta adusa a nascondere il suo reale, brutale volto.

la famigerata Divisione 66 a RangoonL'invitato speciale Gambari, 'istradato' dai militari anche durante la visita a Rangoon, ha però potuto incontrare il premio Nobel Aung San Suu Kyi, da 11 anni agli arresti domiciliari. L'incontro non si è svolto nella casa-prigione della paladina del National League for Democracy Party (Nld), ma in una struttura residenziale del governo. Le Nazioni Unite non hanno al momento diffuso alcuna notizia sul risultato dell'incontro con i militari (non è neppure chiaro se Gambari abbia potuto conferire con il leader della Giunta Than Shwe). La giornata odierna si è svolta senza manifestazioni di rilievo, con sparuti gruppi di persone in strada. La protesta si è temporaneamente attenuata anche in seguito alla pesante militarizzazione della capitale, nella quale sono confluiti 20 mila militari, dopo i rinforzi arrivati nella notte. I monaci, che avevano acceso la miccia della rivolta due settimane fa, sono adesso relegati all'interno dei monasteri, guardati a vista dalle forze di sicurezza che impediscono ai civili di entrare per portar loro generi alimentari e vietano agli stessi religiosi di recarsi all'esterno. Sarebbero oltre duemila i bonzi arrestati nei giorni scorsi, mentre i templi continuano a essere oggetto di irruzioni e arresti. Nella notte una persona sarebbe stata uccisa, durante un rastrellamento che ha portato all'arresto 60 monaci. Questo pomeriggio, a Singapore e Tokyo si sono svolte animate proteste davanti le ambasciate birmane.
 
Posto di blocco di polizia birmanaLa fame stringe i monasteri "La situazione dei monasteri e dei monaci sta facendosi di ora in ora più drammatica - ha riferito a PeaceReporter un redattore del Democratic Voice of Burma, organo di stampa dell'opposizione in esilio -. I monaci faticano a ricevere cibo. Tre monasteri sono stati svuotati e i religiosi condotti in strutture di detenzione temporanea. Un altro grande monastero, Pauksawdi, è stato 'visitato' dall'esercito proprio qualche ora fa nel quartiere di Mayangon. Come per gli altri, anche questo è stato chiuso, e adesso è sotto stretta sorveglianza da parte di cordoni di uomini in divisa". Conferma che i monaci arrestati sono oltre 2 mila? "Sì, abbiamo contattato oggi alcuni monasteri, dove ci hanno detto che i religiosi non ci sono più. Li hanno portati nelle prigioni di Momauk e Mansi, o nel carcere di Insein, la stessa dove anni fa è stata detenuta Aung San Suu Kyi".
 
Calma apparente Quanti sono i morti delle proteste dei giorni scorsi? "Il numero è variabile. Siamo riusciti a raggiungere alcuni addetti all'obitorio centrale, ma esattamente è impossibile fare una conta. Secondo fonti ufficiali la cifra è di 34 morti. Ma le nostre fonti, al servizio cimiteriale e all'obitorio, parlano di oltre 200 cadaveri portati là dall'esercito". Cosa sta succedendo nelle strade in queste ore? "A Rangoon la situazione è calma, ma molto tesa. E' una calma apparente, una calma imposta dall'esercito. Ci sono tantissimi soldati in città. E sono ovunque. Solo a Mandalay e Yayanchaung ci sono ancora grandi manifestazioni, guidate da monaci e studenti, e composte da tante persone". Quante? "Migliaia. Sicuramente migliaia".
 
supporter di A. S. Suu Kii a Rangoon oggiDomani sciopero generale Domani è attesa una nuova protesta a Rangoon. Le unioni studentesche, i movimenti sindacali, i monaci ancora in libertà e gli attivisti dissidenti hanno indetto uno sciopero generale, e un appello alla mobilitazione passa clandestinamente di bocca in bocca nei quartieri cittadini: "Scendete in piazza, gridate ai soldati la vostra rabbia". A Rangoon, la brace cova ancora sotto la cenere.

Luca Galassi

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