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Una città blindata, resa inaccessibile dalle migliaia di militari che ne presidiano i centri nevralgici ha accolto oggi Ibrahim Gambari, l'inviato dell'Onu, giunto in Myanamar nella mattinata. Ieri, a Naypyidaw (che dal 2005 la Giunta ha eletto nuova capitale amministrativa), l'uomo su cui si appuntano le speranze per una mediazione con i generali del Consiglio per la pace e la sicurezza, ha assistito a una cerimonia di benvenuto accuratamente preparata. Secondo i blogger dell'opposizione, i militari avrebbero infatti ordinato ai residenti di Naypyidaw, un luogo distante 400 chilometri da Rangoon, di 'procurare' almeno tre persone per ogni nucleo familiare, di modo che il diplomatico potesse trovare il clima che si conviene agli sfarzosi ricevimenti di una Giunta adusa a nascondere il suo reale, brutale volto.
L'invitato speciale Gambari, 'istradato' dai militari anche durante la visita a Rangoon, ha però
potuto incontrare il premio Nobel Aung San Suu Kyi, da 11 anni agli arresti domiciliari.
L'incontro non si è svolto nella casa-prigione della paladina del National League
for Democracy Party (Nld), ma in una struttura residenziale del governo. Le Nazioni
Unite non hanno al momento diffuso alcuna notizia sul risultato dell'incontro
con i militari (non è neppure chiaro se Gambari abbia potuto conferire con il
leader della Giunta Than Shwe). La giornata odierna si è svolta senza manifestazioni
di rilievo, con sparuti gruppi di persone in strada. La protesta si è temporaneamente
attenuata anche in seguito alla pesante militarizzazione della capitale, nella
quale sono confluiti 20 mila militari, dopo i rinforzi arrivati nella notte. I
monaci, che avevano acceso la miccia della rivolta due settimane fa, sono adesso
relegati all'interno dei monasteri, guardati a vista dalle forze di sicurezza
che impediscono ai civili di entrare per portar loro generi alimentari e vietano
agli stessi religiosi di recarsi all'esterno. Sarebbero oltre duemila i bonzi
arrestati nei giorni scorsi, mentre i templi continuano a essere oggetto di irruzioni
e arresti. Nella notte una persona sarebbe stata uccisa, durante un rastrellamento
che ha portato all'arresto 60 monaci. Questo pomeriggio, a Singapore e Tokyo si
sono svolte animate proteste davanti le ambasciate birmane.
La fame stringe i monasteri "La situazione dei monasteri e dei monaci sta facendosi di ora in ora più drammatica
- ha riferito a PeaceReporter un redattore del Democratic Voice of Burma, organo
di stampa dell'opposizione in esilio -. I monaci faticano a ricevere cibo. Tre
monasteri sono stati svuotati e i religiosi condotti in strutture di detenzione
temporanea. Un altro grande monastero, Pauksawdi, è stato 'visitato' dall'esercito
proprio qualche ora fa nel quartiere di Mayangon. Come per gli altri, anche questo
è stato chiuso, e adesso è sotto stretta sorveglianza da parte di cordoni di uomini
in divisa". Conferma che i monaci arrestati sono oltre 2 mila? "Sì, abbiamo contattato
oggi alcuni monasteri, dove ci hanno detto che i religiosi non ci sono più. Li
hanno portati nelle prigioni di Momauk e Mansi, o nel carcere di Insein, la stessa
dove anni fa è stata detenuta Aung San Suu Kyi".
Domani sciopero generale Domani è attesa una nuova protesta a Rangoon. Le unioni studentesche, i movimenti
sindacali, i monaci ancora in libertà e gli attivisti dissidenti hanno indetto
uno sciopero generale, e un appello alla mobilitazione passa clandestinamente
di bocca in bocca nei quartieri cittadini: "Scendete in piazza, gridate ai soldati
la vostra rabbia". A Rangoon, la brace cova ancora sotto la cenere.Luca Galassi
Parole chiave: Aung San Suu Kii, Ibrahim Gambari, Onu, Giunta militare, Rangoon, generale Than Shew, Mandalay, Naypyidaw, Pauksawdi, Mayangon, Yayanchaung, Ursini