29/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L’inviato speciale Onu è atterrato, il regime non spara. Finora 200 morti e 3mila arresti, di cui 2mila monaci.
di gianluca Ursini
 
militari della Divisione 66 per le strade di RangoonDodicesimo giorno di protesta.  Arrivato a Rangoon l’inviato speciale delle Nazioni Unite, il nigeriano Ibrahim Gambari, e il regime vuole mostrare una faccia meno cattiva al mondo. “Hanno ricevuto ordine di non sparare addosso alle persone, tirano dei colpi in aria di avvertimento ma cercano di non uccidere nessuno. Sappiamo comunque che i manifestanti vengono picchiati, brutalmente. E se dico brutalmente, ha idea di cosa voglia dire molto brutali per la polizia birmana, vero?”. Al telefono dalla Norvegia, ‘Democratic Voice of Burma’ (DvB), voce dei dissidenti birmani in esilio, conferma a PeaceReporter di una giornata molto meno violenta rispetto ai tre giorni passati di repressione nell’ex capitale birmana Rangoon. Una giornata iniziata con il controllo quasi totale da parte della Giunta: i monaci rinchiusi nei loro monasteri, guardati a vista dalla Divisione 11 dell’esercito che ha bloccato l’accesso ai principali conventi buddisti; Internet ormai inaccessibile in tutto il Paese, impossibile anche per i blogger birmani inviare immagini e messaggi su quel che sta succedendo. I telefoni cellulari disabilitati, quasi nessuna linea telefonica fissa attiva. Pochi i manifestanti a inizio mattinata, nel pomeriggio birmano poco alla volta migliaia di civili si sono radunati tra il ponte Pansodan, il mercato Thaighy e la pagoda Sule in centro a Rangoon, fino a raggiungere le 10 mila unità. “I soldati stanno ingaggiando con loro piccole scaramucce, toccata e fuga, i manifestanti si assemblano per poi disperdersi alle cariche dell’esercito e scappare in una strada vicina e ricominciare daccapo”, dicono i giornalisti birmani in esilio da Oslo. Come nelle giornate passate, i plotoni più brutali nel reprimere le proteste pacifiche si stanno dimostrando quelli della Divisione 66 agli ordini del generale Aung Thaung, uno dei membri della Giunta.
 
manifestanti scappano a Rangoon ieriMorti: 200 Arrestati: oltre 3mila Il bilancio dei giorni passati si fa però pesantissimo. “Secondo quanto ci hanno raccontato dal servizio centralizzato di pompe funebri – confermano da DvB a PeaceReporter – nei giorni scorsi sono stati consegnati almeno 200 cadaveri da seppellire. Un dato difficile da confermare, ma è il più attendibile a disposizione al momento per fare una stima delle vittime”. Pesante anche il numero degli arrestati: oltre 3mila. “Di sicuro mancano all’appello circa 2mila monaci, e in più dobbiamo contare tutti gli attivisti o semplici iscritti alla National League for Democracy (partito di Aung San Suu Kii, la pasionaria della resistenza al regime da 19 anni) prelevati ogni notte dalla proprie case, centinaia. Il numero degli arrestati varia tra i 3mila e i 4mila” assicurano dalla Norvegia. Svariati altri monasteri sono stati devastati nei giorni passati, ogni notte; il più importante di questi è il monastero di Maggin a Rangoon. Tutti i monasteri al centro delle rivolte sono comunque stati isolati e risultano irraggiungibiloi per i manifestanti, né ai bonzi è permesso uscirne. Da due giorni oramai a Rangoon per strada si vedono solo civili protestare, in gran parte giovani studenti.

Gianluca Ursini

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