Dodicesimo giorno di protesta. Arrivato a Rangoon l’inviato speciale delle Nazioni Unite, il nigeriano Ibrahim
Gambari, e il regime vuole mostrare una faccia meno cattiva al mondo. “Hanno ricevuto
ordine di non sparare addosso alle persone, tirano dei colpi in aria di avvertimento
ma cercano di non uccidere nessuno. Sappiamo comunque che i manifestanti vengono
picchiati, brutalmente. E se dico brutalmente, ha idea di cosa voglia dire molto
brutali per la polizia birmana, vero?”. Al telefono dalla Norvegia, ‘
Democratic Voice of Burma’ (DvB), voce dei dissidenti birmani in esilio, conferma a
PeaceReporter di una giornata molto meno violenta rispetto ai tre giorni passati di repressione
nell’ex capitale birmana Rangoon. Una giornata iniziata con il controllo quasi
totale da parte della Giunta: i monaci rinchiusi nei loro monasteri, guardati
a vista dalla Divisione 11 dell’esercito che ha bloccato l’accesso ai principali
conventi buddisti; Internet ormai inaccessibile in tutto il Paese, impossibile
anche per i
blogger birmani inviare immagini e messaggi su quel che sta succedendo. I telefoni cellulari
disabilitati, quasi nessuna linea telefonica fissa attiva. Pochi i manifestanti
a inizio mattinata, nel pomeriggio birmano poco alla volta migliaia di civili
si sono radunati tra il ponte Pansodan, il mercato Thaighy e la pagoda Sule in
centro a Rangoon, fino a raggiungere le 10 mila unità. “I soldati stanno ingaggiando
con loro piccole scaramucce, toccata e fuga, i manifestanti si assemblano per
poi disperdersi alle cariche dell’esercito e scappare in una strada vicina e ricominciare
daccapo”, dicono i giornalisti birmani in esilio da Oslo. Come nelle giornate
passate, i plotoni più brutali nel reprimere le proteste pacifiche si stanno dimostrando
quelli della Divisione 66 agli ordini del generale Aung Thaung, uno dei membri
della Giunta.
Morti: 200 Arrestati: oltre 3mila Il bilancio dei giorni passati si fa però pesantissimo. “Secondo quanto ci hanno
raccontato dal servizio centralizzato di pompe funebri – confermano da DvB a
PeaceReporter – nei giorni scorsi sono stati consegnati almeno 200 cadaveri da seppellire.
Un dato difficile da confermare, ma è il più attendibile a disposizione al momento
per fare una stima delle vittime”. Pesante anche il numero degli arrestati: oltre
3mila. “Di sicuro mancano all’appello circa 2mila monaci, e in più dobbiamo contare
tutti gli attivisti o semplici iscritti alla
National League for Democracy (partito di Aung San Suu Kii, la pasionaria della resistenza al regime da 19
anni) prelevati ogni notte dalla proprie case, centinaia. Il numero degli arrestati
varia tra i 3mila e i 4mila” assicurano dalla Norvegia. Svariati altri monasteri
sono stati devastati nei giorni passati, ogni notte; il più importante di questi
è il monastero di Maggin a Rangoon. Tutti i monasteri al centro delle rivolte
sono comunque stati isolati e risultano irraggiungibiloi per i manifestanti, né
ai bonzi è permesso uscirne. Da due giorni oramai a Rangoon per strada si vedono
solo civili protestare, in gran parte giovani studenti.