28/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Non c'è pace per i distretti del nord Uganda devastati dalle alluvioni
La popolazione del nord Uganda è sicuramente in credito con la sorte: dopo aver vissuto 20 anni di guerre e saccheggi da parte dell'esercito e dei ribelli del Lord's Resistance Army, protagonisti di un conflitto che ha fatto 100.000 vittime, per questa gente la pace e la speranza di un futuro migliore sono durate pochi mesi. Le piogge torrenziali che hanno infatti colpito nelle ultime settimane buona parte dell'Africa, facendo 300 morti e milioni di danni, hanno messo in ginocchio la zone settentrionali e orientali dell'Uganda. Costringendo la gente ad abbandonare le proprie case, per l'ennesima volta.

Soccorso agli sfollatiAlluvioni. Ventuno morti, più di 150.000 sfollati e 400.000 persone dipendenti dagli aiuti umanitari. L'Uganda è uno dei Paesi maggiormente colpiti dalle alluvioni che hanno devastato l'Africa centrale, colpendo Sudan, Etiopia, Kenya, Ruanda, Burkina faso, Togo, Mali, Niger e spingendosi fino all'Algeria. Le piogge torrenziali hanno provocato inondazioni che hanno allagato campi, distrutto strade e canali e spazzato via interi villaggi. Nella sola Algeria, i danni provocati da due giorni di piogge torrenziali ammontano a 21 milioni di euro.
L'eccezionale ondata di maltempo ha colto di sorpresa l'amministrazione ugandese, che per bocca del suo ministro per i Rifugiati e le Calamità Naturali ha ammesso le proprie responsabilità. Unica giustificazione, anche gli altri governi e le istituzioni internazionali non hanno fatto molto per affrontare il problema. E così, nei distretti settentrionali dell'Uganda, l'emergenza è tornata all'ordine del giorno, anche se per una volta non è connessa alla guerra. Le decine di migliaia di ex-profughi tornati nei loro villaggi negli ultimi mesi sono di nuovo senza un tetto, costretti a dipendere per gli aiuti da un esercito impreparato, i cui soldati costruiscono canoe di fortuna e per raggiungere gli alluvionati usano come remi i fucili.

Veduta aerea delle zone alluvionateAssistenza. All'emergenza piogge si è aggiunta quella sanitaria, con l'incidenza di malattie come il colera e la malaria cresciuta del 30 percento, e quella educativa visto che, secondo i dati dell'Unicef, centinaia di scuole sarebbero andate distrutte, lasciando senza istruzione almeno 100.000 bambini. Le autorità stanno tentando di organizzare alcune scuole di fortuna nelle aree non colpite dalle alluvioni, ma spostare gli alunni è impresa non facile, anche a causa del pessimo stato delle strade. Quasi tutte le vie di comunicazione nel nord dell'Uganda sono andate distrutte, rendendo ancora più difficile l'assistenza agli alluvionati. Finora la comunità internazionale latita, visto che i numerosi appelli fatti dal World Food Programme per la raccolta di donazioni sono caduti nel vuoto, e il governo ugandese non ha i soldi necessari per approntare un piano di emergenza credibile. Ancora una volta, il nord dell'Uganda dovrà lottare da solo contro il destino. 

Matteo Fagotto

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità