Niente morti, decine di arresti. Bruciata una caserma, monasteri difesi con i bastoni
di gianluca Ursini
Undicesimo giorno di protesta. Questo è un resoconto, aggiornato sentendo il Governo nazionale di Coalizione
(vicino alla Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kii) in Washington,
l’associazione Burma Campaign Uk e il giornale online Democratic Voice of Burma(DvB) in Oslo. Ci sono notizie confortanti, come la mancanza di morti (finora accertati)
nella giornata odierna fino al coprifuoco, e notizie che gettano sconforto, come
i tre bambini morti ieri nel quartiere di Tamwe a Rangoon, perché i militari avrebbero
fatto fuoco verso la loro scuola mentre si trovavano a passare degli studenti
liceali che protestavano in corteo dal ponte di Pangodan, vicino la pagoda Sule.
Quattro furgoni militari avrebbero sparato ad altezza uomo, ferendo diversi genitori
in attesa fuori scuola, diversi bimbi, per poi bloccare a mitra spianati il corteo
di liceali e arrestarne più di un centinaio.
Autocensura E tre giornali e riviste di Rangun hanno deciso autonomamente di sospendere
le pubblicazioni, per non essere costretti a pubblicare editoriali di propaganda
che il ministero dell'informazione vicino ai militari voleva obbligare loro a
inserire nelle edizioni odierne. Si tratta di Kumudra, Seven Days, Pyi Myanmar ediversi altri secondo DvB. Chapeau ai colleghi birmani, che hanno comunicato la decisione alle autorità incaricate
della censura al ministero dell'informazione, motivando la decisione con le difficoltà
logistiche legate ai disordini di questi giorni.
Il popolo reagisce Ma in generale si moltiplicano le voci che parlano di interi battaglioni di
soldati che si rifiutano di sparare, o di casi di autodifese vittoriose dei cittadini,
come dei monasteri nei quartieri di Okalappa e Tamwe che questa notte sarebbero
stati difesi da nuove irruzioni da cittadini armati di semplici bastoni; stesse
scene ai monasteri di Phayagyi, Mya Taung, Masoyein, Dhammikarama a Mandalay.
I vicini del quartiere non hanno saputo difendere dall’assalto dei militari nella
notte tra il 27 e il 28 il monastero di Pauk Myaing da dove hanno portato via
sotto arresto 40 bonzi.
Okkalarpa brucia. Secondo il sito d’informazione dei dissidenti ‘Irrawaddy’ i civili hanno anche
cominciato a reagire alla brutalità. Un atteggiamento che potrebbe violare il
carattere gandhiano e pacifico delle proteste, ma le decine di feriti gravi della
carneficina di ieri, soprattutto ad Okalappa e Tamwe, devono avere lasciato molto
risentimento nella popolazione. Tanto che la caserma di Okalappa sta bruciando
da qualche ora; i residenti della zona le hanno appiccato fuoco, come ritorsione
per i morti di ieri. L’ultimo calcolo aggiornato delle vittime di DvB arriva a 29 morti nel massacro del 27 settembre
Niente morti accertati, solo civili in strada Secondo i dissidenti esiliati all’estero non ci sarebbero morti da calcolare,
per adesso, nella giornata di oggi, che avrebbe visto solo civili scendere in
strada. “Da notare – ci dice al telefono da Oslo Moe Aye, caporedattore di DvB
– come sia mutato l’atteggiamento dei militari: non sparano più addosso alla gente,
tirano dei colpi in aria come avvertimento, ma non mirano ad uccidere. Sono molti
però i pestati e hanno comunque fatto largo uso dei gas lacrimogeni”. Impossibile
ancora una stima degli arresti nella sola giornata di oggi, sarebbero diverse
centinaia tra Mandalay e Rangoon. Diverse voci hanno parlato di decine di morti,
ma non identificabili, perché i militari avrebbero deciso di portare via i cadaveri
per non lasciare tracce.
Diserzioni e insubordinazioni Proprio la seconda città del Paese ha visto ieri quella che potrebbe essere
la svolta della crisi, con la Divisione 33 che si è ribellata agli ordini di sparare
sui monaci e ha deposto le armi a terra vicino alla più grande pagoda cittadina.
Nuove notizie di diserzioni e insubordinazioni arrivano oggi: Irrawaddy riporta
come i Cadetti dell’Accademia di Difesa di Pyin U Lwin, situata 70 chilometri
a nord di Mandalay, si vogliano unire alla Divisione ribelle. Gli ufficiali avrebbero
loro confiscato le armi in previsione della loro insubordinazione, ma non sarebbero
riusciti a fermarli.