28/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La popolazione birmana pronta a nuove manifestazioni, mentre la tensione sta salendo alle stelle
La manifestazione di ieriRangoon si prepara a nuove proteste, dopo l'apparente calma di questa mattina. Nutriti gruppi di manifestanti - si parla di alcune migliaia - stanno cercando in queste ore di radunarsi nelle aree strategiche del centro cittadino, nei pressi dei più grandi templi buddhisti. Secondo testimoni, si sarebbero uditi alcuni spari e la polizia avrebbe effettuato cariche. La principale manifestazione è prevista attorno al Traders' Hotel, oggetto ieri di un raid da parte dei militari birmani, che hanno scatenato una vera e propria caccia ai giornalisti. La manifestazione sarà guidata dai leader politici che hanno vinto le elezioni nel 1990, invalidate poi dalla giunta militare. Camionette e filo spinato proteggono tutti gli obiettivi 'sensibili'. La pagoda di Sule e quella di Shwedagon, centri religiosi dai quali si è irradiata la protesta dei giorni scorsi, guidata da decine di migliaia di monaci buddhisti, sono state sigillate da filo spinato, e schiere di agenti antisommossa.
 
La gente fugge dai fumogeniNegozi chiusi, autobus fermi. Secondo quanto riferisce la radio 'Voce Democratica della Birmania', che trasmette da Oslo, durante la notte l'esercito ha compiuto irruzioni in alcuni monasteri, arrestando decine di bonzi. Sempre secondo l'emittente, una scuola nelle vicinanze del carcere di Insein è stata trasformata in un centro di detenzione per 300 monaci. "L'esercito ha intimato ai monaci di spogliarsi - riferisce la radio - ma loro hanno rifiutato". Nel quartiere di Okkalapa sud la tensione è ancora alle stelle, dopo che ieri gli abitanti avevano lanciato sassi contro i militari che avevano fatto irruzione nel monastero locale. Intanto, nel centro della capitale, la maggior parte dei negozi sono rimasti chiusi e numerose attività commerciali si sono fermate. Quasti tutte le linee di autobus hanno interrotto le loro corse. Molti impiegati e operai hanno ricevuto istruzioni dalle autorità militari di non recarsi al lavoro.
 
Militari in attesa di intervenireIl Giappone chiede chiarimenti. Permane l'incertezza sul numero delle vittime degli scontri di ieri, durante i quali è rimasto ucciso un fotografo giapponese. La giunta ha parlato di nove morti, ma molti testimoni confermano che il bilancio degli incidenti sarebbe di diverse decine di vittime. L'ambasciatore australiano a Rangoon, Bob Davis, nell'intervista rilasciata alla radio australiana Abc, ha detto che "testimoni affermano di aver visto un numero assai più alto di cadaveri sui luoghi delle manifestazioni di giovedì. Il numero di persone uccise - ha continuato l'ambasciatore - è di diverse decine superiore a quello fornito dalle autorità".
Il governo giapponese ha deciso intanto di chiedere chiarimenti alle autorità birmane sull'uccisione del fotoreporter Kenji Nagai, del quale compaiono oggi fotografie sui quotidiani di tutto il mondo. Gli ultimi attimi della sua vita sono stati immortalati da un fotografo della Reuters. Al momento, Tokyo ha escluso un'eventuale sospensione degli aiuti al Paese. L'agenzia 'Kyodo', per la quale Nagai lavorava, riporta testimonianze a suffragio della tesi secondo la quale il fotografo è stato sicuramente colpito da proiettili sparati da soldati antisommossa contro i manifestanti.
 
Monaco sfida il cordone di militariInternet oscurata. Speculazioni circa una mobilitazione di truppe birmane che dal centro del Paese stanno marciando verso Rangoon sono apparse stamani sul sito degli oppositori in esilio 'Mizzima news'. "Non è chiaro - spiega il sito - se i militari stiano raggiungendo la capitale come rinforzi nella repressione o se intendano confrontarsi con i soldati che hanno sparato ai monaci". Una possibilità, quest'ultima, che gli analisti politici tendono decisamente a scartare. Un "danno a un cavo sottomarino" sarebbe stato invece all'origine dell'interruzione del principale collegamento a internet del Myanmar. Tutti gli internet cafè sono stati chiusi e tace anche il principale provider di internet. Il responsabile dell'impresa di Stato per le telecomunicazioni,  Myanmar Post and Telecoms, ha riferito che internet non funziona più perché un cavo sottomarino "è stato danneggiato".

Luca Galassi

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