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Rangoon si prepara a nuove proteste, dopo l'apparente calma di questa mattina.
Nutriti gruppi di manifestanti - si parla di alcune migliaia - stanno cercando
in queste ore di radunarsi nelle aree strategiche del centro cittadino, nei pressi
dei più grandi templi buddhisti. Secondo testimoni, si sarebbero uditi alcuni
spari e la polizia avrebbe effettuato cariche. La principale manifestazione è
prevista attorno al Traders' Hotel, oggetto ieri di un raid da parte dei militari
birmani, che hanno scatenato una vera e propria caccia ai giornalisti. La manifestazione
sarà guidata dai leader politici che hanno vinto le elezioni nel 1990, invalidate
poi dalla giunta militare. Camionette e filo spinato proteggono tutti gli obiettivi
'sensibili'. La pagoda di Sule e quella di Shwedagon, centri religiosi dai quali
si è irradiata la protesta dei giorni scorsi, guidata da decine di migliaia di
monaci buddhisti, sono state sigillate da filo spinato, e schiere di agenti antisommossa.
Negozi chiusi, autobus fermi. Secondo quanto riferisce la radio 'Voce Democratica della Birmania', che trasmette
da Oslo, durante la notte l'esercito ha compiuto irruzioni in alcuni monasteri,
arrestando decine di bonzi. Sempre secondo l'emittente, una scuola nelle vicinanze
del carcere di Insein è stata trasformata in un centro di detenzione per 300 monaci.
"L'esercito ha intimato ai monaci di spogliarsi - riferisce la radio - ma loro
hanno rifiutato". Nel quartiere di Okkalapa sud la tensione è ancora alle stelle,
dopo che ieri gli abitanti avevano lanciato sassi contro i militari che avevano
fatto irruzione nel monastero locale. Intanto, nel centro della capitale, la maggior
parte dei negozi sono rimasti chiusi e numerose attività commerciali si sono fermate.
Quasti tutte le linee di autobus hanno interrotto le loro corse. Molti impiegati
e operai hanno ricevuto istruzioni dalle autorità militari di non recarsi al lavoro.
Il Giappone chiede chiarimenti. Permane l'incertezza sul numero delle vittime degli scontri di ieri, durante
i quali è rimasto ucciso un fotografo giapponese. La giunta ha parlato di nove
morti, ma molti testimoni confermano che il bilancio degli incidenti sarebbe di
diverse decine di vittime. L'ambasciatore australiano a Rangoon, Bob Davis, nell'intervista
rilasciata alla radio australiana Abc, ha detto che "testimoni affermano di aver
visto un numero assai più alto di cadaveri sui luoghi delle manifestazioni di
giovedì. Il numero di persone uccise - ha continuato l'ambasciatore - è di diverse
decine superiore a quello fornito dalle autorità".
Internet oscurata. Speculazioni circa una mobilitazione di truppe birmane che dal centro del Paese
stanno marciando verso Rangoon sono apparse stamani sul sito degli oppositori
in esilio 'Mizzima news'. "Non è chiaro - spiega il sito - se i militari stiano
raggiungendo la capitale come rinforzi nella repressione o se intendano confrontarsi
con i soldati che hanno sparato ai monaci". Una possibilità, quest'ultima, che
gli analisti politici tendono decisamente a scartare. Un "danno a un cavo sottomarino"
sarebbe stato invece all'origine dell'interruzione del principale collegamento
a internet del Myanmar. Tutti gli internet cafè sono stati chiusi e tace anche
il principale provider di internet. Il responsabile dell'impresa di Stato per
le telecomunicazioni, Myanmar Post and Telecoms, ha riferito che internet non
funziona più perché un cavo sottomarino "è stato danneggiato".Luca Galassi