Petrolio e gas naturale al largo delle Falkland/Malvinas nelle mire della Gran Bretagna. Buenos Aires reclama.
Sono passati 25 anni e poco meno di 1000 morti dalla fine della guerra delle
Falkland/Malvinas (combattuta fra Gran Bretagna e Argentina) ma fra i due paesi
continua imperterrita la polemica sui confini marittimi e sull'ampliamento del
controllo della zona a ridosso dell'arcipelago.
La polemica è solo all'inizio. Dure le reazioni da Buenos Aires.
Questa volta non si tratta di combattere per la sovranità nazionale su un lembo
di terra ma della richiesta da parte britannica di ampliare il proprio dominio
marittimo, portando il controllo da 200 a 350 miglia di distanza dalle coste dell'arcipelago.
Ora la parola dovrebbe passare alla Convencion sul Derechos del Mar de las Naciones
Unidas, che dovrà decidere in merito alla questione.
Questione che comunque dovrà essere affrontata entro il 2009, quando tutte le
nazioni dovranno presentare all'Onu gli studi effettuati per ampliare le loro
piattaforme continentali.
Nel frattempo alcune nazioni, Norvegia, Nuova Zelanda, Australia, Francia, Brasile
e Russia, hanno già presentato le proprie proposte alle Nazioni Unite.
Una richiesta che, come era immaginabile, ha scatenato le ire dell'opinione pubblica
argentina.
Da Buenos Aires un secco rifiuto. Quando si tratta di dover affrontare il tema delle isole Malvinas gli argentini
drizzano le orecchie. Anche questa volta, dopo essere venuti a conoscenza della
possibile richiesta britannica, da Buenos Aires non hanno fatto attendere la risposta.
Jorge Taiana, ministro de Relaciones Exteriores, ha fatto sapere che l'argomento
dovrebbe essere analizzato nella sua completezza. Ad esempio, sottolinea Taiana,
quando esiste un disputa territoriale fra due nazioni “una richiesta simile non
può essere presa in considerazione e non potrà che essere rifiutata”.
Inoltre, ha ricordato il ministro, se la Gran Bretagna davvero presenta una simile
domanda, l'Argentina presenterà una protesta formale davanti agli organi internazionali
competenti.
In più il governo argentino ha già fatto sapere che entro breve tempo presenterà
un nuovo progetto alla Comision de Limites de la Plataforma Continental dell'Onu,
che contiene la richiesta di ampliamento della sua sovranità marittima da 2,7
milioni di chilometri quadrati a 3,7. Insomma lo scontro si farà sempre più duro.
Cosa c'è sotto il mare? Cosa c'è sotto l'acqua dell'oceano di così tanto importante da far chiedere ai
britannici un più ampio controllo della piattaforma? La risposta è piuttosto semplice:
petrolio e gas naturale, materie che in tempo di crisi energetica farebbero davvero
comodo ad un Paese come la Gran Bretagna.
Lo sguardo britannico, però, non si ferma ai lontani orizzonti delle Falkland/Malvinas.
Le richieste di Londra, infatti, potranno includere anche la piattaforma continentale
che comprende l'isola di Asuncion, a circa 1000 miglia dalle coste africane, e
Rockall, anch'essa come le Falkland/Malvinas situata in una zona di disputa territoriale
con Danimarca, Islanda e Irlanda. Insomma, in molti e non solo in Argentina, ritengono
che la Gran Bretagna abbia dimostrato in questo caso tutta la sua volontà di “ampliare
l'impero” e annettere buona parte dell'Atlantico meridionale.
“Ancora una volta Londra pretende di ottenere diritti che non le spettano” ha
detto Taiana durante un'intervista. Ma dall'ambasciata britannica nella capitale
argentina lasciano intendere che la discussione si è appena aperta e che ci vorrà
del tempo per portarla avanti.