27/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Strade presidiate, negozi chiusi e pagode off-limits. Incertezza sul numero delle vittime
di gianluca Ursini
 
Situazione di calma apparente nella capitale birmana Rangoon, dopo giorni di proteste e repressioni da parte della polizia. La città è presidiata da poliziotti e soldati, mentre le attività commerciali sono ferme e i cinque principali templi buddisti sono stati sigillati per impedire che diventino nuovamente i centri di irradiazione della protesta. Grava ancora una pesante incertezza sul numero di morti. Secondo le autorità militari sarebbero nove, ma l'ambasciatore australiano a Rangoon, Bob Davis, ha parlato di diverse decine di vittime. "Dei testimoni hanno affermato di aver visto un numero assai più alto di corpi sui luoghi delle manifestazioni di giovedì nel centro di Rangoon", ha riferito il diplomatico alla radio australiana Abc.
 
Ieri, intanto, si stavano per concludere, prima del coprifuoco, le marce pacifiche di protesta di monaci e civili a Rangoon, ex capitale della Birmania, quando la polizia ha iniziato a sparare all’impazzata sulla folla che si era radunata attorno il Municipio. “La polizia sta sparando sulla folla che scappa, succede tutto attorno la pagoda di Sule, attorno il municipio, al ponte di Pazundaung, in tutto il centro città” ha detto a PeaceReporter Moe Aye, caporedattore del sito ‘Democratic Voice of Burma’ che raduna molti giornalisti birmani dissidenti costretti all’esilio.
 
alla pagoda Sule stamaneLa polizia carica "Stanno caricando per liberare l’accesso al centro dai grandi viali, si muovono dalla pagoda Sule verso l’esterno – ha chiarito Moe al telefono da Oslo, Norvegia – e oramai tutto il centro è teatro di una sparatoria”. Secondo i contatti dei dissidenti sul campo, si contano già 10 morti, tra i quali 4 monaci, ma si aspetta conferma sul numero delle vittime. Sono state confermate intanto le morti di due foto reporter stranieri che assistevano alle manifestazioni e sono stati colpiti dai soldati antisommossa. L’ambasciata giapponese è stata avvisata dal ministero degli Esteri della Giunta militare che un suo cittadino era rimasto ucciso in mattinata negli scontri intorno alla pagoda Sule. L’agenzia di stampa tedesca Dpa ha confermato che l’uomo di aspetto occidentale trovato morto nei dintorni della piazza del Municipio dovrebbe essere un suo fotoreporter. "Contiamo tra  i 10 e i 20 manifestanti arrestati, aspettiamo conferme dai nostri colleghi in città" ha aggiunto il dissidente in esilio a PeaceReporter.
 
il viale verso il municipio dove la polizia ha sparatoAltri 30mila a Mandalay, a Sittwe, in altre 20 città Intanto, secondo quanto riferito a PeaceReporter da un esiliato birmano per conto della ‘Burma Campaign Uk’ di Londra, le proteste continuano anche nel resto del Paese; se varie fonti citano dai 50 ai 70 mila manifestanti in strada a Rangun, secondo Burma Campaign Uk e Democratic Voice of Burma ci sarebbero almeno 30 mila persone a manifestare per le strade di Mandalay e altrettante a Sittwe le altre grandi città del Paese. In tutto, in oltre 20 città birmane monaci e cittadini hanno marciato pacificamente per protestare. Non si hanno notizie di cariche o repressione violenta nel corso delle altre manifestazioni. E i militari cominciano a perdere il polso della situazione. Dopo i poliziotti che hanno fatto passare i monaci fino alla casa della leader dell’opposizione San Suu Kii, lunedì scorso, altri agenti si sono rifiutati di obbedire agli ordini dei superiori la scorsa notte. Si tratta di un plotone di soldati dell’esercito che erano stati inviati durante il coprifuoco al monastero di Ngwekyanryan per arrestare i monaci. Il colonnello che guidava il drappello, secondo quanto riferito da un sito di seguaci della Nld, il partito di Suu Kii, ha dovuto picchiare i suoi uomini per costringerli a entrare nel monastero. Secondo Democratic Voice of Burma, nelle irruzioni al monastero di Ngwekyanryan e a quello di Moe Kaung  sarebbero morti tre monaci, per le ferite da bastonate. Almeno 50 a Moe Kaung e 150 a Ngwekyanryan sarebbero stati prelevati, 200 in tutto ancora oggi nelle carceri di Rangun.
 

Gianluca Ursini

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