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“La civiltà occidentale? Sarebbe una buona idea”. E’ con i concetti di Gandhi
che Vandana Shiva, filosofa e scienziata indiana, direttore esecutivo della Research
Foundation for Technology, Science and Ecology, e presidente dell’International
Commission on the Future of Food and Agricolture, ha argomentato nel suo discorso
nella suggestiva cornice della Tenuta di San Rossore durante la quarta edizione
del summit mondiale A new global vision, organizzato dalla Regione Toscana. Tema
centrale: le mutazioni climatiche.
Avvolta nel suo sari rosso, ha parlato con forza e ironia, per comunicare un
concetto: "Ecocidio è suicidio". “Questo pianeta ha ricchezza a sufficienza per
i bisogni di tutti, ma non ne ha a sufficienza per l’avidità di pochi – ha spiegato
citando ancora il Mahatma. Quindi è l’Occidente, il cosiddetto mondo evoluto,
a dover cambiare completamente. Quella occidentale non è una civiltà, perché ha
sempre usato molto di più di quello che le serviva. E chi si comporta così ruba
le risorse, la vita, il futuro al mondo. Invece la terra appartiene a tutte le
popolazioni e a tutte le specie viventi. E ciascuna ha diritto alla sua quota.”.
“Tanti affermano che il surriscaldamento del globo è causato anche dalla eccessiva
crescita demografica. Da qui si deduce che per loro la soluzione sarebbe eliminare
la parte del mondo da cui bisogna invece imparare. Le argomentazioni sulla sovrappopolazione
come causa del disastro ambientale portano diritti al genocidio. Come quando la
Banca Mondiale, all’inizio della diffusione dell’Aids, disse che sarebbe servito
ad attuare il controllo demografico. Ma non sono i bambini del Terzo Mondo a danneggiare
l’ambiente. I paesi in via di sviluppo non hanno quasi voce in capitolo nella
produzione di anidride carbonica. Non sono le loro economie a provocare le emissioni
di Co2 in atmosfera - ha detto – Dell’inquinamento sono responsabili gli ‘schiavi
energetici’, quelli che sono considerati i più progrediti. Ma io voglio ribaltare
il concetto di progresso: meno combustibili fossili usi, più progredito sei”.
Quindi passa ad attaccare coloro che criticano la Chiesa solo adesso e solo a
causa del testardo no del Papa al preservativo. “Adesso tutti che si accaniscono
dietro a un piccolo pezzetto di gomma. Allargate la mente. Pensate a quando risale
il vero e proprio genocidio della Chiesa. Bastò un’unica bolla papale per dare
il via alla colonizzazione selvaggia, al genocidio di milioni di persone e all’ecocidio
più spietato. Conquistare le terre divenne un dovere dei popoli così chiamati
civilizzati, che avviarono distruzioni e stermini di chi non progrediva
secondo la loro logica, semplicemente perché non sfruttavano la terra e la trattavano
come una madre. Intere società radicate nella natura sono state viste come arretrate
e da eliminare”.
“Una mentalità che è dura a morire – ha proseguito Shiva – e che si riaffaccia
puntualmente quando ad esempio mi chiedono perché indosso il sari. Ma come si
fa a non capire che questi sei metri di stoffa sono la mia liberazione, sono una
casa e mai verrà il giorno in cui sarà di troppo”. Concetti forti e spiegati chiaramente,
con voce squillante e alta, che sono venuti dopo il discorso tenuto dalla filosofa
e scienziata indiana il giorno prima, durante la tavola rotonda su “Clima e cibo”.
"Anche se in India si fanno continuamente dibattiti sullo sviluppo, la nostra
agricoltura è cresciuta dell’8% solo grazie ai Monsoni. Non è la Banca Mondiale
che dobbiamo ringraziare, bensì i Monsoni e la pioggia – aveva detto - In India
ci viene ricordato ogni giorno che dipendiamo dalla natura, ogni giorno. Settecentocinquanta
milioni di persone non possono essere impiegate in un altro settore che non sia
l'agricoltura. Il pianeta è il datore di lavoro più affidabile, è su di lui che
dobbiamo contare”. E da qui il riferimento agli slogan sbagliati durante le ultime
elezioni: "Il motto del partito al potere era Shining India, l’India che brilla:
più autostrade, nuove tecnologie, ogm. Ma come si può essere più lontani da quello
che è veramente il Paese?"
“L'agricoltura, ripeto, l'agricolura è l'emergenza. Dal '97 a oggi – incalza
– sono 25mila gli agricoltori ad essersi suicidati perché il settore è estremamente
vulnerabile e inefficiente. Non era mai accaduto prima. Ed è da quel momento che
abbiamo deciso di monitorare il triste fenomeno, finora totalmente sconosciuto.
Per la nostra religione, che crede nella reincarnazione, non è così grave togliersi
la vita, ma lo diventa se ci si uccide perché non si guadagna e si è perseguitati
dai creditori. Quindi abbiamo pensato di capire prima di tutto le cause della
crescente povertà dei lavoratori del settore. E ne abbiamo rilevate tre: i costi
di produzione maggiori per sementi e prodotti chimici, sempre più cari; la vulnerabilità
maggiore dei raccolti; l’imprevedibilità del clima. Come non impegnarci direttamente
per provare a cambiare la situazione? Non ci stancheremo mai di dire che bisogna
sbrigarci a intervenire sulle emissioni di anidride carbonica. I cambiamenti climatici
vanno fermati".
“Eppure la maggioranza di noi sembra non accorgersene. I governi, la politica,
la società sono spesso fuorviati dalle previsioni del settore industriale – chiarisce
– La Monsanto e le altre multinazionali impostano la produzione basandosi su come
il clima funzionava in passato. Non hanno un contatto diretto, quotidiano con
la natura. Non la comprendono. Sono quindi i meno adatti a occuparsi del nostro
futuro. Noi invece conosciamo bene i limiti della nostra terra, e costruiamo la
nostra sicurezza su questi limiti, senza bisogno di metterci nelle mani delle
multinazionali. La piccola scala è la più adatta ad affrontare e assorbire l’imprevedibilità
ed è anche l’unico modo per avere prodotti buoni e un'alimentazione sana”.