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Defezioni. “Confermo che non
parteciperemo ai colloqui di Tripoli, vista la mancanza delle
precondizioni basilari, prima fra tutti la presenza dei caschi blu
dell'Onu nella regione”, ha fatto sapere a Peacereporter
Yahia Elbashir, portavoce dell'ala maggioritaria dei ribelli del
Sudan Liberation Movement/Army, facente riferimento al leader
Abdel Wahid al Nur. “Inoltre, non siamo stati consultati né
nello stabilire l'agenda dei colloqui né nella scelta dei
mediatori. Ci è stato tutto imposto”. L'assenza dell'ala
maggioritaria del Slm/a impedisce che a Tripoli possa essere
raggiunto un accordo definitivo, l'obiettivo dichiarato, forse in
maniera troppo ottimistica, di buona parte dei negoziatori. Ma anche
i gruppi ribelli che vi parteciperanno hanno le loro riserve. “Non
crediamo che la Libia, sia per il suo passato che per le strette
relazioni che ha con il governo sudanese, possa essere un mediatore
credibile”, ha riferito a Peacereporter Jaffer Monro,
portavoce di un'altra ala del Slm/a il cui leader è
Abdel Shafi Bassey, uno dei fondatori del gruppo. “Il regime di
Tripoli è vicino all'elite araba che governa a Khartoum, e la
Libia è stata coinvolta in tutte le guerre civili scoppiate in
Sudan e in Ciad”.
Trattative. Nonostante ciò,
le principali fazioni del Slm/a si sono incontrare in questi
giorni in Ciad proprio per definire una linea comune in vista dei
colloqui. A parte la fazione di al Nur, le altre dovrebbero essere
della partita. Stesso discorso per il Justice and Equality
Movement, uno dei principali gruppi armati della regione, che ha
però fatto sapere per bocca del suo leader, Ibrahim Khalil, di
non essere disposto a cessare le ostilità in vista degli
incontri. Khalil ha infatti dichiarato nei giorni scorsi che la
tregua è un punto di arrivo, e non di partenza, delle
trattative, respingendo così la proposta fatta qualche
settimana fa dal presidente sudanese Hassan Omar al-Bashir. La
diplomazia internazionale ha un mese di tempo per ricucire gli
strappi maggiori, dando così una reale prospettiva ai
colloqui. Altrimenti, Tripoli rischia di diventare l'ennesima tappa
di un processo di pace mai decollato e che ha anzi favorito il
frazionamento dei ribelli, rendendo così estremamente
difficile raggiungere un accordo che soddisfi tutti. Più o
meno uniti fino alla primavera del 2006, ora il Slm/a ed il
Jem si trovano divisi rispettivamente in sei e quattro
fazioni, senza contare la nascita di altri gruppi armati, “costole”
indipendenti rispetto ai primi due. Matteo Fagotto