27/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Riunione d'emergenza al Consiglio di Sicurezza Onu. Ma nessuna sanzione per l'opposizione di Russia, Cina e Indonesia
di gianluca Ursini
 
Affari urgenti Nessuna sanzione. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, riunito d'urgenza su richiesta della presidenza di turno francese, non riesce a trovare un accordo. Cina, Russia e Indonesia si oppongono  alla proposta europea e statunitense di emanare sanzioni commerciali pesanti per la dittatura militare birmana che mercoledì 26 settembre ha ucciso almeno quattro pacifici manifestanti; per l'Alleanza birmana dei monaci buddisti le vittime sarebbero di più, con almeno cinque religiosi morti sotto i colpi dei mitra.
 
militari pronti all'attacco a RangunAlleati fedeli L'approvazione di sanzioni Onu era comunque un evento poco probabile, senza l'assenso dei due maggiori alleati del regime, Cina e Russia, che già lo scorso dicembre bloccarono col loro potere di veto una Risoluzione di condanna della Giunta per obbligarli a "dialogare con minoranze e opposizioni" ed evitare un blocco  totale dell'import e dell'export. La Cina è il maggiore partner commerciale dei birmani, con gli scambi che nel 2006 hanno toccato un miliardo 460 milioni di dollari. I russi sono invece i maggiori sponsor militari della Giunta, specie per gli armamenti pesanti. La Birmania è ricca in petrolio (per raffinare il quale non ha comunque impianti adatti, tanto da dover importare la benzina) e in gas naturale, che viene quasi unicamente esportato verso Pechino e Nuova Dehli, un altro alleato diplomatico e commerciale di prima importanza.
 
monaci buddisti scappano ad una carica della polizia birmanaNon ingerenza, reciproca "Come vicini del Myanmar, speriamo che la situazione si stabilizzi per il bene del loro sviluppo economico - ha detto martedì 25 alle Nazioni Unite Jiang Yu, la portavoce del ministro degli Esteri cinese -ma la Cina adotta con insistenza la pratica della non interferenza negli affari interni di altri Paesi". Un atteggiamento che Pechino gradirebbe anche il resto del mondo avesse verso i suoi standard di rispetto dei diritti umani, e della libera espressione del dissenso. E' quindi altamente improbabile che i leader comunisti chiedano ai loro alleati socialisti di stare a sentire le proteste pacifiche che si ritrovano per strada, un suggerimento che qualcuno potrebbe poi rigirare loro. Secondo il politologo Zhang Xizhen dell'università di Pechino è "da escludere che la Cina faccia approvare una mozione di condanna della Giunta birmana, ma non può nemmeno tollerare, (dopo le figuracce rimediate per l'appoggio al suo primo fornitore petrolifero, il Sudan, sul Darfur, ndr) che il loro migliore alleato in Asia reprima l'opposizione a suon di kalashnikov. E' più probabile che i diplomatici attivino i canali informali per tentare di riportare i militari alla ragione, aprendo un tavolo di trattative". In vista delle Olimpiadi del 2008, l'immagine cinese va ripulita. Ma da Pechino hanno anche motivi pratici di preoccupazione: la Birmania è tra i 4 maggiori produttori illegali di oppio al mondo, e il fiume di eroina che i militari birmani contrabbandano nello Yunnan (cina meridionale) attraverso la frontiera nord potrebbe straripare.
 
il ministro degli esteri sudcoreano Song Min Sun con il collega russo Serghei LavrovCon i kalashnikov in braccio Il discorso è molto simile per quanto riguarda Mosca, che sui metodi usati per tacciare il dissenso interno può vantare un record discutibile, omicidi politici sospetti inclusi. I russi non esportano quasi nulla verso Myanmar, a differenza dei vicini cinesi. "Se girate per le strade a Rangun, quasi ogni manufatto che vedrete è di produzione cinese; la Birmania ha un patrimonio industriale quasi nullo" spiegano dalla sede di Hong Kong della ong Asian Human Rights Commission. Infatti l'export cinese verso Myanmar è aumentato del 50 percento nei primi 7 mesi del 2007, oltre i 600 milioni di euri. Mosca invece fornisce Mig e kalashnikov, elicotteri e mine. Un affare per la sua industria bellica; e sempre più lo sarà con l'avvio del programma nucleare militare, per il quale tecnici dell'esercito asiatico vengono formati in questo momento a Mosca. Ma al Consiglio di sicurezza si parla solo di "minaccia nucleare" nordcoreana o iraniana. Degli amici birmani, i cinesi e i russi non hanno mai gradito che si chiacchierasse troppo.
 
il ministro degli esteri cinese Jiang SiechiQualche remota speranza? Gli interessi del Dragone in Myanmar hanno anche progetti di lungo termine; un ricerca del gruppo 'EarthRights international' di pochi giorni or sono ha mostrato come 26 multinazionali cinesi sono coinvolte in 62 opere pubbliche di portata strategica in Birmania. La più importante è forse la costruzione di un gasdotto-oleodotto lungo 2.440 chilometri, dalla costa birmana di Arakan fino allo Yunnan. Lungo questa rete verrà inviato il greggio che le petroliere cinesi scaricheranno dall'Africa e dal medio Oriente. E senza petrolio il gigante asiatico non può sopravvivere. Pechino non ha interesse ad avere un regime così instabile vicino, e in giugno ha già segretamente ospitato dei colloqui informali Usa-Myanmar, mentre Tang Juaxuan, decano dei diplomatici Han, ha visitato a inizio settembre il ministro degi esteri birmano Hu Nyan Win. Secondo l'agenzia ufficiale 'Xinhua' il 'consigliere cinese' agli affari esteri avrebbe dichiarato che la "Cina si augura di cuore che Myanmar ritrovi la stabilità interna e si avvii un processo democratico adatto alla propria realtà". Come la democrazia che vige in Cina, ovviamente. Purchè il business sia lasciato in pace 

Gianluca Ursini

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