26/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Al telefono con PeaceReporter l'organo dei dissidenti in esilio, la Democratic Voice of Burma. "I monaci non si faranno fermare"
di gianluca Ursini
 
Non si disperdono le marce di protesta di monaci, studenti e dissidenti birmani contro la dittatura militare, nonostante il massacro messo in atto senza rimorso dalle truppe speciali della Divisione 77 a suon di mitra, stamane, nella piazza del Municipio di Rangun. Le ultime notizie battute dalle agenzie parlano di forse 8 monaci uccisi, confrontando le dichiarazioni ufficiali della 'Alliance of all Burma buddhist monks' (che ha indetto la protesta, dichiarando lunedì di non volersi ritirare "fino alla cacciata del nemico del popolo birmano") e degli ospedali di Rangun. Di sicuro ci sono i circa 200 manifestanti, di cui 80 monaci, che sono stati picchiati, arrestati e portati nelle caserme di polizia da circa quattro furgoni della polizia dopo i primi scontri in mattinata davanti la pagoda di Shwedagon.
 
Ultimi aggiornamenti La versione online di alcuni quotidiani spagnoli ha riportato la notizia che il Governo militare ha confessato, attraverso la radio e televisione statale, l'uccisione di un civile e il ferimento grave di altri tre. Le vittime sarebbero rimaste colpite durante "la reazione dei nostri militari" secondo la dizione ufficiale. Rimane comunque l'ammissione ufficiale dell'uso della forza. Secondo il comunicato dei militari, i reparti antisommossa avrebbero sparato "per aria" per disperdere "una folla di circa mille persone", tra le quali erano presenti "anche i cosiddetti monaci", come li definisce la Giunta; il regime dittatoriale ha fatto dichiarare alla autorità religiosa del Paese, la comunità 'Sangha' dei monaci di "non andare contro la volontà delle autorità" lunedì scorso.
 
Rangun, 25 settembre 2007L'Onu si sveglia Intanto il mondo intero sta scoprendo il dramma del popolo birmano dopo 45 anni di dittatura e anche ai livelli più alti si cerca di passare all'azione contro la dittatura militare. Il Consiglio di Sicurezza Onu si deve riunire d'urgenza alle 15, ora di New York (le 21 italiane), secondo quanto annunciato dal ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner. La Francia in settembre presiede il Consiglio di Sicurezza.
Parla la Democratic Voice of Burma Moe Aye, caporedattore del sito 'Democratic voice of Burma' al telefono da Oslo, dove ha sede la redazione, ha spiegato a PeaceReporter qual'è la situazione in città dopo il massacro della pagoda Sule e qual'è la determinazione dei monaci con cui hanno un contatto costante: "Non li fermeranno mai".
 
Rangun, 25 settembre 2007Una carneficina"I corpi speciali antisommossa dell'esercito hanno sparato alla cieca contro la folla e poi si sono ritirati. Dalle 13 -ora birmana- non stanno più presidiando la piazza della pagoda Sule"; dice Aye, dalla redazione di'Democratic Voice of Burma'(DvB). La repressione più dura nella giornata si era avuta appunto nella piazza del Municipio di Rangun e della pagoda di Sule, dove la 'Divisione 77', un corpo addestrato negli ultimi mesi proprio per reprimere proteste di massa, ha sparato con i mitra contro migliaia di manifestanti inermi. Fonti interne all'Alleanza dei monaci hanno confermato a DvB da Rangun che i religiosi morti, dopo la carneficina di Sule, sono almeno cinque per quel singolo massacro, ma giungono notizie di altri morti in seguito ai pestaggi in altre parti della città. I testimoni, anche alcuni turisti presenti, hanno parlato di "decine di corpi abbandonati per terra". Alla domanda se qualcuno si stia prendendo cura dei feriti, Aye ha ribadito che "i soldati si sono ritirati, la gente comune sta provvedendo alla rinfusa a portare i feriti in ospedale".
 
Rangun, 25 settembre 2007Calma, per ora, nel resto del Paese "Non ci risultano, alle 14 ora norvegese, altri scontri nel resto della Birmania - ha detto Aye - e speriamo che i militari non attacchino, perchè a Mandalay (seconda città del Paese e della rivolta, ndr) la situazione sembra tranquilla, ma fino al pomeriggio c'erano molte migliaia di manifestanti per le strade". Manifestazìioni che non potrà vedere Aung San Suu Kii, la pasionaria della rivolta birmana, che da ieri mattina si trova nel carcere di Isien, poco fuori Rangun, dove i militari l'hanno tradotta dagli arrsti domiciliari per evitare ogni contatto con i dimostranti e perché la sua figura stava diventando un catalizzatore delle proteste.
 
 
 
Rangun, 25 settembre 2007La Divisione 77 "Non sappiamo per ora se il loro nome in codice è esattamente questo, così li hanno chiamati i nostri contatti, per quel che hanno sentito dai militari - ha spiegato Aye delle truppe speciali antisommossa che hanno aperto oggi il fuoco sui manifestanti inermi - Sappiamo per certo che sono quelle truppe che ricevono da mesi un addestramento specifico mirato a reprimere rivolte di questo tipo. Non sappiamo se sia il Battaglione 22, normalmente dispiegato nei territori Karen per combattere la guerriglia indipendentista. "Ma potete comunque dire che rimarrano fedeli ai loro generali?" abbiamo chiesto da PeaceReporter. "Questo sicuramente, sono preparati per questa eventualità, obbediranno sempre agli ordini della Giunta", ha risposto Aye.
 
Rangun, 25 settembre 2007Non li fermerete  "La protesta non si ferma; il popolo birmano è infuriato con i militari" spiega Aye, al telefono. "Non possiamo certo assicurare che la Giunta militare cadrà nei prossimi giorni - ha continuato - ma posso garantire che abbiamo con loro un contatto molto frequente, e ci hanno detto di essere determinati a portare la loro lotta fino in fondo, e al momento la loro lotta è per il popolo birmano, che non ne può più dei militari".
 

Gianluca Ursini

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