26/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il dissidente in esilio Kim Maung Win a PeaceReporter: la repressione violenta è pronta. Il mondo si unisca al nostro fianco
Coprifuoco assoluto. Dall'alba al tramonto. E' quanto disposto dai militari birmani nelle due maggiori città del Paese, Yangun e Mandalay, per provare a interrompere l'ondata di proteste gandhiane che potrebbe presto segnare la fine dei loro 45 anni di regime dittatoriale. I monaci sono giunti al nono giorno di preghiera e marcia silenziosa per i viali delle 25 maggiori cittadine birmane e i dittatori che compongono la Giunta al potere hanno capito due cose: che una repressione nel sangue, già attuata nel 1988 ai danni del movimento degli studenti con 3mila morti nelle strade, susciterebbe troppo sdegno nel pianeta; ma al contempo che se lasciano andare avanti questa protesta ordita dai monaci buddisti, l'autorità morale più seguita del Paese, il loro potere rischia di dover cedere ad elezioni democratiche che li allontanerebbero per sempre dai palazzi che contano.
 
strade di Yangun, ieriUn regime di Terrore, per Washington Persino gli Stati Uniti di George W. Bush si sono schierati contro la Giunta militare birmana, definendo "19 anni di terrore" il regime instaurato dai militari a Yangun (contando dalla repressione dell'88, ma ignorando che il golpe militare risale al 1962). "Gli Stati Uniti sono sconvolti da quanto sta succedendo in Myanmar, un paese dove non sono garantiti i minimi diritti di libertà di parola, di riunione e di culto, nella specie buddista", ha detto il presidente numero 43 all'Assemblea generale delle Nazioni Unite riunite nella sessione d'apertura dell'anno. Bush ha ieri promesso che "rafforzerà e inasprirà le misure di embargo totale" per l'export verso la Birmania e dal paese indocinese, soprattutto per quanto riguarda le forniture militari, impedendo l'ingresso negli Usa a chi ha legami col regime di Nipyidao. Le formiture di armi continueranno, però, indisturbate se alle sanzioni planetarie non si uniranno India, Cina e Russia, le potenze economiche e militari che permettono al regime di sopravvivere acquistando dai militari gas (India soprattutto) e petrolio grezzo. Ma anche grosse quantità di legname pregiato (tutto indirizzato all'emergente mercato della classe media cinese), fornendo alla Giunta di Nipyidao (la nuova capitale fantasma eretta dalla Giunta in mezzo alla jungla, lontano dalle proteste di Yangun) ogni armamento necessario, compreso un programma nucleare (Russia) che comincia ad impensierire anche i funzionari della Aiea, l'agenzia Onu per il nucleare.
 
Questo quadro d'insieme è stato fornito a PeaceReporter dal vice direttore della Democratic Voice of Burma. Un organo indipendente d'informazione, costituito esclusivamente da giornalisti esiliati birmani, accolti dal governo norvegese che ha fornito loro, ad Oslo, una redazione (ma la fondazione ha costantemente bisogno di aiuti finanziari: fate un giro sul loro sito per capire come inviare una donazione). Kim Maung Win, vicedirettore di Democratic Voice of Burma ha tracciato per PeaceReporter il quadro più attendibile dei possibili sbocchi di una crisi politica e democratica senza precedenti nella storia birmana.
 
Signor vicedirettore, è vero che tra i monaci si stanno infiltrando dei provocatori, travestiti da religioso buddista?
"Sì. E' una tattica comune per i militari della dittatura. Li mescolano ai manifestanti pacifici e li fanno provocare i poliziotti, così da giustificare un intervento violento. Sappiamo che hanno acquistato migliaia di sai arancio e che hanno rasato le teste a migliaia di poliziotti coperti ed ex detenuti che vorrebbero infiltrare: ma i monaci non si faranno gabbare. Sanno riconoscere una testa rasata troppo di recente e un saio comprato ai grandi magazzini; inoltre le movenze di un uomo che non è mai stato monaco prima sono inequivocabili. Un monaco sa riconoscere un suo simile tra milioni".
 
i civili si sono uniti a centinaia di migliaia ai monaciCi può chiarire la presenza di questo 22esimo Battaglione che dovrebbe fare la guerra agli indipendentisti Karen e sarebbe ora a Yangun, espressamente per reprimere le marce pacifiche degli oppositori?
"Non sappiamo ancora se si tratti della Divisione 22, che opera nelle province Karen contro la guerriglia indipendentista. Alcune nostre fonti nascoste a Yangun ci hanno parlato di una Divisione 77 (quindi 10mila uomini) che da mesi hanno ricevuto addestramento esclusivamente per reprimere nel sangue una manifestazione degli oppositori al regime. Gente arruolata in altre occasioni. Soldati pronti a tutto, addestrati per questa espressa eventualità. Quel che sappiamo per certo è che sono già dispiegati per le strade di Yangun, e che sono svariate migliaia".
 
Ci conferma che la protesta coinvolge le 25 principali cittadine birmane?
"Per quel che risulta ai nostri corrispondenti a Yangun e Mandalay, che contattano via telefono altri dissidenti in queste 25 città. Ma noi garantiamo -ma non soltanto - questi 25 luoghi. In realtà, c'è da aspettarsi che la protesta tocchi tutto il Paese"
 
intorno la pagoda di Shwedagon, principale centro della protesta a YangunChe riscontri invece avete avuto sul successo della protesta indetta dai monaci per domenica 23: un quarto d'ora di preghiera fuori dalla porta  di casa chiesto a tutti i birmani?
"Non abbiamo potuto controllare in tutti gli angoli del Paese, ma se considerate le oltre 300mila persone per strada in questi giorni, potete essere sicuri che tutti questi domenica alle 20 erano fuori la porta di casa, a pregare per la libertà del nostro popolo".
 
Perché proprio i monaci?
"Sono a livello morale un'autorità indiscussa, il cui unico pensiero dovrebbe essere il benessere e la felicità dei fedeli. Se loro dicono che il regime sta alterando il benessere materiale e interiore dei birmani, la gente li segue".
 
botte e manette: polizia in azione il 5 settembre scorsoSiete pronti a una repressione violenta?
"Sono i militari che si stanno preparando per questo. Hanno già dispiegato le truppe: la Divisione 77 e la polizia antisommossa. E arriverà. L'unica speranza che abbiamo di evitarla, è che la comunità internazionale, come un unico Paese, dica chiaro alla giunta militare che va incontro a sanzioni estreme se insiste nel cercare la repressione violenta. Ma per riuscirci ci vuole soprattutto la partecipazione alla condanna di Yangun da parte di due paesi, Russia e Cina: sono loro i maggiori sponsor del regime dittatoriale. Senza di loro finora non si è riuscito a produrre nessuna condanna internazionale.
 
Hanno bloccato le risoluzioni di condanna al Consiglio di Sicurezza Onu, vero?
"Non solo in sede Onu, ma anche in altri forum internazionali. Sono loro che danno sostegno materiale e militare al regime, e senza di loro non si può arrivare ad una soluzione politica, diplomatica, della crisi in corso"
 
Si sapeva che Pechino è il primo partner commerciale dei birmani. Mosca che interessi ha in Birmania? Esporta o importa?
"I russi hanno pochissimi scambi commerciali con la Giunta. Ma dovete considerare che sono i loro maggiori sponsor militari. Quasi tutte le armi che troverete negli arsenali della Giunta sono russe. E soprattutto, i russi stanno sviluppando il programma nucleare birmano, sia esso civile o militare. Non dimentichiamo che è a Mosca che vengono addestrati i tecnici militari che stanno definendo il progetto nucleare birmano. Nessuna sanzione potrà colpire il regime se Cina e Russia non passano dalla parte degli accusatori". 

Gianluca Ursini

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