Il dissidente in esilio Kim Maung Win a PeaceReporter: la repressione violenta è pronta. Il mondo si unisca al nostro fianco
Coprifuoco assoluto. Dall'alba al tramonto. E' quanto disposto dai militari birmani nelle due maggiori
città del Paese, Yangun e Mandalay, per provare a interrompere l'ondata di proteste
gandhiane che potrebbe presto segnare la fine dei loro 45 anni di regime dittatoriale.
I monaci sono giunti al nono giorno di preghiera e marcia silenziosa per i viali
delle 25 maggiori cittadine birmane e i dittatori che compongono la Giunta al
potere hanno capito due cose: che una repressione nel sangue, già attuata nel
1988 ai danni del movimento degli studenti con 3mila morti nelle strade, susciterebbe
troppo sdegno nel pianeta; ma al contempo che se lasciano andare avanti questa
protesta ordita dai monaci buddisti, l'autorità morale più seguita del Paese,
il loro potere rischia di dover cedere ad elezioni democratiche che li allontanerebbero
per sempre dai palazzi che contano.
Un regime di Terrore, per Washington Persino gli Stati Uniti di George W. Bush si sono schierati contro la Giunta
militare birmana, definendo "19 anni di terrore" il regime instaurato dai militari
a Yangun (contando dalla repressione dell'88, ma ignorando che il golpe militare
risale al 1962). "Gli Stati Uniti sono sconvolti da quanto sta succedendo in Myanmar,
un paese dove non sono garantiti i minimi diritti di libertà di parola, di riunione
e di culto, nella specie buddista", ha detto il presidente numero 43 all'Assemblea
generale delle Nazioni Unite riunite nella sessione d'apertura dell'anno. Bush
ha ieri promesso che "rafforzerà e inasprirà le misure di embargo totale" per
l'export verso la Birmania e dal paese indocinese, soprattutto per quanto riguarda
le forniture militari, impedendo l'ingresso negli Usa a chi ha legami col regime
di Nipyidao. Le formiture di armi continueranno, però, indisturbate se alle sanzioni
planetarie non si uniranno India, Cina e Russia, le potenze economiche e militari
che permettono al regime di sopravvivere acquistando dai militari gas (India soprattutto)
e petrolio grezzo. Ma anche grosse quantità di legname pregiato (tutto indirizzato
all'emergente mercato della classe media cinese), fornendo alla Giunta di Nipyidao
(la nuova capitale fantasma eretta dalla Giunta in mezzo alla jungla, lontano
dalle proteste di Yangun) ogni armamento necessario, compreso un programma nucleare
(Russia) che comincia ad impensierire anche i funzionari della Aiea, l'agenzia
Onu per il nucleare.
Questo quadro d'insieme è stato fornito a PeaceReporter dal vice direttore della Democratic Voice of Burma. Un organo indipendente d'informazione, costituito esclusivamente da giornalisti
esiliati birmani, accolti dal governo norvegese che ha fornito loro, ad Oslo,
una redazione (ma la fondazione ha costantemente bisogno di aiuti finanziari:
fate un giro sul loro sito per capire come inviare una donazione). Kim Maung Win,
vicedirettore di Democratic Voice of Burma ha tracciato per PeaceReporter il quadro più attendibile dei possibili sbocchi di una crisi politica e democratica
senza precedenti nella storia birmana.
Signor vicedirettore, è vero che tra i monaci si stanno infiltrando dei provocatori,
travestiti da religioso buddista?
"Sì. E' una tattica comune per i militari della dittatura. Li mescolano ai manifestanti
pacifici e li fanno provocare i poliziotti, così da giustificare un intervento
violento. Sappiamo che hanno acquistato migliaia di sai arancio e che hanno rasato
le teste a migliaia di poliziotti coperti ed ex detenuti che vorrebbero infiltrare:
ma i monaci non si faranno gabbare. Sanno riconoscere una testa rasata troppo
di recente e un saio comprato ai grandi magazzini; inoltre le movenze di un uomo
che non è mai stato monaco prima sono inequivocabili. Un monaco sa riconoscere
un suo simile tra milioni".

Ci può chiarire la presenza di questo 22esimo Battaglione che dovrebbe fare la
guerra agli indipendentisti Karen e sarebbe ora a Yangun, espressamente per reprimere
le marce pacifiche degli oppositori?
"Non sappiamo ancora se si tratti della Divisione 22, che opera nelle province
Karen contro la guerriglia indipendentista. Alcune nostre fonti nascoste a Yangun
ci hanno parlato di una Divisione 77 (quindi 10mila uomini) che da mesi hanno
ricevuto addestramento esclusivamente per reprimere nel sangue una manifestazione
degli oppositori al regime. Gente arruolata in altre occasioni. Soldati pronti
a tutto, addestrati per questa espressa eventualità. Quel che sappiamo per certo
è che sono già dispiegati per le strade di Yangun, e che sono svariate migliaia".
Ci conferma che la protesta coinvolge le 25 principali cittadine birmane?
"Per quel che risulta ai nostri corrispondenti a Yangun e Mandalay, che contattano
via telefono altri dissidenti in queste 25 città. Ma noi garantiamo -ma non soltanto
- questi 25 luoghi. In realtà, c'è da aspettarsi che la protesta tocchi tutto
il Paese"

Che riscontri invece avete avuto sul successo della protesta indetta dai monaci
per domenica 23: un quarto d'ora di preghiera fuori dalla porta di casa chiesto
a tutti i birmani?
"Non abbiamo potuto controllare in tutti gli angoli del Paese, ma se considerate
le oltre 300mila persone per strada in questi giorni, potete essere sicuri che
tutti questi domenica alle 20 erano fuori la porta di casa, a pregare per la libertà
del nostro popolo".
Perché proprio i monaci?
"Sono a livello morale un'autorità indiscussa, il cui unico pensiero dovrebbe
essere il benessere e la felicità dei fedeli. Se loro dicono che il regime sta
alterando il benessere materiale e interiore dei birmani, la gente li segue".

Siete pronti a una repressione violenta?
"Sono i militari che si stanno preparando per questo. Hanno già dispiegato le
truppe: la Divisione 77 e la polizia antisommossa. E arriverà. L'unica speranza
che abbiamo di evitarla, è che la comunità internazionale, come un unico Paese,
dica chiaro alla giunta militare che va incontro a sanzioni estreme se insiste
nel cercare la repressione violenta. Ma per riuscirci ci vuole soprattutto la
partecipazione alla condanna di Yangun da parte di due paesi, Russia e Cina: sono
loro i maggiori sponsor del regime dittatoriale. Senza di loro finora non si è
riuscito a produrre nessuna condanna internazionale.
Hanno bloccato le risoluzioni di condanna al Consiglio di Sicurezza Onu, vero?
"Non solo in sede Onu, ma anche in altri forum internazionali. Sono loro che
danno sostegno materiale e militare al regime, e senza di loro non si può arrivare
ad una soluzione politica, diplomatica, della crisi in corso"
Si sapeva che Pechino è il primo partner commerciale dei birmani. Mosca che interessi
ha in Birmania? Esporta o importa?
"I russi hanno pochissimi scambi commerciali con la Giunta. Ma dovete considerare
che sono i loro maggiori sponsor militari. Quasi tutte le armi che troverete negli
arsenali della Giunta sono russe. E soprattutto, i russi stanno sviluppando il
programma nucleare birmano, sia esso civile o militare. Non dimentichiamo che
è a Mosca che vengono addestrati i tecnici militari che stanno definendo il progetto
nucleare birmano. Nessuna sanzione potrà colpire il regime se Cina e Russia non
passano dalla parte degli accusatori".