Elezioni presidenziali, fallisce il tentativo di Berri. La seduta è rinviata al 23 ottobre prossimo
Scritto per noi da
Erminia Calabrese
L’attesa
dei libanesi é stata tradita. Ancora una volta. Quel messaggio
di sicurezza, tradotto nell’accordo nella nomina del nuovo
presidente, che avrebbe cosi tranquillizato gli animi non é
arrivato. Gli occhi di un paese intero, puntati su un televisore che
offriva una diretta dell’atteso giorno, hanno smesso di sperare. La
riunione, prevista ieri e che avrebbe dovuto trovare un accordo sul
nome del prossimo presidente, é stata rinviata al 23 ottobre
prossimo ha fatto sapere Farid Makari, vice Presidente della Camera.
A nulla é servito l’incontro di ieri tra Nabih Berri,
presidente del Parlamento e leader sciita d'opposizione e
Nasrallah Sfeir,il patriarca maronita. Ogni poposta di dialogo e di
accordo è morta.

Le
misure di sicurezza adottate ieri a Beirut per permettere ai
deputati della maggioranza di raggiungere il parlamento sono state
imponenti. I deputati del 14 marzo, l’attuale blocco al governo,
sono stati scortati dal lussuoso hotel Phenicia al Serail, palazzo
parlamentare nel cuore della Solidere del defunto Hariri,
trasformando il centro citta in una zona militare, vietata al
traffico. All’interno dell’aula grandi poster degli otto
parlamentari della maggioranza uccisi dal febbraio 2005 (l ‘ultimo
Antoine Ghanem, assassinato lo scorso mercoledi), hanno occupato
simbolicamente i posti vuoti. Il quorum dei due terzi richiesto per
la prima votazione é venuto meno a causa del boicottaggio
dell’opposizione. I 14 deputati di Hezbollah, i 20 membri del
blocco di Berri e i 22 deputati del generale Michel Aoun non si sono
presentati in aula.

Lo
scenario che ne risulta é dei piu complicati. Una maggioranza
di 68 deputati che minaccia di eleggere il nuovo capo dello Stato con
una maggioranza semplice ( 65 su 127 deputati) unilateralmente.
Un’opposizione che é determinata a boicottare ancora nel
caso non si arrivi ad un accordo sulla nomina del prossimo capo di
stato, e che afferma, inoltre, che non riconoscerà un
presidente eletto senza la sua approvazione. A completare il quadro,
come se tutto questo non bastasse, si aggiunge una divergenza
sull’interpretazione dell’articolo 49 della costituzione libanese
che dice “il presidente della Repubblica é eletto, al primo
turno, con la maggiornaza dei due terzi del quorum. Al turno
successivo la maggioranza assoluta basta”. L’opposizione
rifacendosi alle precedenti legislature interpreta questa regola come
il quorum dei due terzi, mentre la maggioranza insiste nel voler
eleggere il nuovo capo di stato a maggioranza semplice, da lei
posseduta.

Il
quotidiano libanese Al- Akhbar fa sapere che alcuni membri della
maggioranza hanno anche accarezzato l’idea di eleggere l’ex
deputato Nassib Lahoud, membro della maggioranza, durante una seduta
parlamentare presieduta dal vice presidente della Camera Farid
Makari, un greco ortodosso, membro del 14 marzo. Secondo l’accordo
di Taef che ha posto fine alla guerra civile (1975 – 1990) la
presidenza del parlamento spetta a uno sciita. Nabih Berri ha fatto
sapere che non presiederà nessun assemblea se il quorum dei
due terzi non é raggiunto. Dunque una probabile seduta
presieduta da Makari potrebbe essere percepita dalla comunità
sciita come una minaccia alla sua posizione nel sistema politico
libanese. Se questo dovesse avvenire l’opposizione si dice pronta
ad eleggere un suo presidente, ha fatto sapere un’esponente
dell’opposizione all’agenzia di stampa libanese Nna. Mentre
dall’altro lato un esponente della maggioranza si dice convinto che
queste elezioni non ci saranno mai.
Quel
che si aspetta ora, nel piu roseo degli scenari, é il
moltiplicarsi di incontri diplomatici e di tentativi di intesa. Se
cio non avverrà il Libano si ritroverà con due
presidenti: uno legittimato internazionalmente, soprattutto da Usa e
da Arabia Saudita, ma non dalla maggioranza suo popolo e l’altro
appoggiato dall’opposizione ma senza legittimazione internazionale.
E allora forse all’orizzonte lo spettro della guerra civile. Harb
ahliyya (guerra civile) é l’espressione piu ripetuta negli
ultimi giorni, a Beirut.