26/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Elezioni presidenziali, fallisce il tentativo di Berri. La seduta è rinviata al 23 ottobre prossimo
Scritto per noi da
Erminia Calabrese 
 
L’attesa dei libanesi é stata tradita. Ancora una volta. Quel messaggio di sicurezza, tradotto nell’accordo nella nomina del nuovo presidente, che avrebbe cosi tranquillizato gli animi non é arrivato. Gli occhi di un paese intero, puntati su un televisore che offriva una diretta dell’atteso giorno, hanno smesso di sperare. La riunione, prevista ieri e che avrebbe dovuto trovare un accordo sul nome del prossimo presidente, é stata rinviata al 23 ottobre prossimo ha fatto sapere Farid Makari, vice Presidente della Camera. A nulla é servito l’incontro di ieri tra Nabih Berri, presidente del Parlamento e leader sciita d'opposizione e Nasrallah Sfeir,il patriarca maronita. Ogni poposta di dialogo e di accordo è morta.

Soldato libanese davanti al parlamentoLe misure di sicurezza adottate ieri a Beirut per permettere ai deputati della maggioranza di raggiungere il parlamento sono state imponenti. I deputati del 14 marzo, l’attuale blocco al governo, sono stati scortati dal lussuoso hotel Phenicia al Serail, palazzo parlamentare nel cuore della Solidere del defunto Hariri, trasformando il centro citta in una zona militare, vietata al traffico. All’interno dell’aula grandi poster degli otto parlamentari della maggioranza uccisi dal febbraio 2005 (l ‘ultimo Antoine Ghanem, assassinato lo scorso mercoledi), hanno occupato simbolicamente i posti vuoti. Il quorum dei due terzi richiesto per la prima votazione é venuto meno a causa del boicottaggio dell’opposizione. I 14 deputati di Hezbollah, i 20 membri del blocco di Berri e i 22 deputati del generale Michel Aoun non si sono presentati in aula.

Immagini dei deputati uccisi in parlamento Lo scenario che ne risulta é dei piu complicati. Una maggioranza di 68 deputati che minaccia di eleggere il nuovo capo dello Stato con una maggioranza semplice ( 65 su 127 deputati) unilateralmente. Un’opposizione che é determinata a boicottare ancora nel caso non si arrivi ad un accordo sulla nomina del prossimo capo di stato, e che afferma, inoltre, che non riconoscerà un presidente eletto senza la sua approvazione. A completare il quadro, come se tutto questo non bastasse, si aggiunge una divergenza sull’interpretazione dell’articolo 49 della costituzione libanese che dice “il presidente della Repubblica é eletto, al primo turno, con la maggiornaza dei due terzi del quorum. Al turno successivo la maggioranza assoluta basta”. L’opposizione rifacendosi alle precedenti legislature interpreta questa regola come il quorum dei due terzi, mentre la maggioranza insiste nel voler eleggere il nuovo capo di stato a maggioranza semplice, da lei posseduta.

Saad HaririIl quotidiano libanese Al- Akhbar fa sapere che alcuni membri della maggioranza hanno anche accarezzato l’idea di eleggere l’ex deputato Nassib Lahoud, membro della maggioranza, durante una seduta parlamentare presieduta dal vice presidente della Camera Farid Makari, un greco ortodosso, membro del 14 marzo. Secondo l’accordo di Taef che ha posto fine alla guerra civile (1975 – 1990) la presidenza del parlamento spetta a uno sciita. Nabih Berri ha fatto sapere che non presiederà nessun assemblea se il quorum dei due terzi non é raggiunto. Dunque una probabile seduta presieduta da Makari potrebbe essere percepita dalla comunità sciita come una minaccia alla sua posizione nel sistema politico libanese. Se questo dovesse avvenire l’opposizione si dice pronta ad eleggere un suo presidente, ha fatto sapere un’esponente dell’opposizione all’agenzia di stampa libanese Nna. Mentre dall’altro lato un esponente della maggioranza si dice convinto che queste elezioni non ci saranno mai.

Quel che si aspetta ora, nel piu roseo degli scenari, é il moltiplicarsi di incontri diplomatici e di tentativi di intesa. Se cio non avverrà il Libano si ritroverà con due presidenti: uno legittimato internazionalmente, soprattutto da Usa e da Arabia Saudita, ma non dalla maggioranza suo popolo e l’altro appoggiato dall’opposizione ma senza legittimazione internazionale. E allora forse all’orizzonte lo spettro della guerra civile. Harb ahliyya (guerra civile) é l’espressione piu ripetuta negli ultimi giorni, a Beirut.
Parole chiave: berri, elezioni
Categoria: Guerra
Luogo: Libano