25/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Argentina, dal 23 al 29 settembre si svolgono i campionati del mondo di calcio per squadre omosessuali
 
Per non discriminare, per ricordare a tutti che non esistono differenze. Anche per questi motivi si svolgono a Buenos Aires dal 23 al 29 settembre i campionati del mondo di calcio per omosessuali.
E' la prima volta che una manifestazione di questo tipo fa tappa in sudamerica, regione del mondo dove l'omofobia e il machismo sono da sempre considerati normalità.

Il logo del Campionato del mondoI fatti. E la scelta di giocare a Buenos Aires, città considerata internazionalmente gay friendly dopo la legalizzazione delle unioni civili tra gay, ma allo stesso tempo tempio del machismo, la dice lunga sull'opportunità di questo evento, in questa zona del mondo.
“Non solo calcio ma anche atletica. Le olimpiadi gay esistono da circa quindici anni” racconta il responsabile nazionale per lo Sport di Arcigay, Fabrizio Marrazzo. “La funzione principale dei campionati di calcio, ma anche di tutti gli altri tornei, è quella di combattere l'omofobia nello sport tramite la visibilità degli atleti in quegli sport, come il calcio, che spesso sono caratterizzati da un forte tasso di omofobia. Esiste anche un rapporto di un organismo legato alla Commissione europea che dice che i livelli di omofobia in Europa sono elevati e per questo motivo molti atleti e molte atlete sono costrette a nascondersi”.
Squadre provenienti da trenta paesi s'incontreranno per celebrare uno sport, il calcio, e per far vedere al mondo intero che la discriminazione non porta da nessuna parte.
“Il problema non riguarda solo le persone lesbiche o gay. Anche per i transessuali esistono problemi,”di spogliatoio” considerando che non possono avere accesso né agli spogliatoi maschili né a quelli femminili” dice Marrazzo.
Ma esiste il rischio che giocando un campionato di calcio solo per omosessuali si tenta a autoghettizzarsi? “A dire il vero – racconta Marrazzo – i campionati sono aperti a tutti. Nel modulo d'iscrizione non ci sono 'obblighi'. L'importante è essere iscritti a federazioni. Ma non ritengo che sia un ulteriore elemento di discriminazione”.
La manifestazione fornisce la possibilità a gay di paesi dove l'omosessualità è considerata reato (sono ancora più di 80 al mondo) di mettersi in luce senza avere paura o problemi. Come nel caso della comunità omosessuale iraniana, discriminata ai massimi livelli in casa propria e completamente a suo agio fra aree di rigore e bandierine. “E' vero. In Iran l'omosessualità è un reato che viene punito con la morte. I giocatori che partecipano al campionato, invece, vivono tutti all'estero ma partecipano come cittadini iraniani”.

 

Alessandro Grandi

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