Argentina, dal 23 al 29 settembre si svolgono i campionati del mondo di calcio per squadre omosessuali
Per non discriminare, per ricordare a tutti che non esistono differenze. Anche
per questi motivi si svolgono a Buenos Aires dal 23 al 29 settembre i campionati
del mondo di calcio per omosessuali.
E' la prima volta che una manifestazione di questo tipo fa tappa in sudamerica,
regione del mondo dove l'omofobia e il machismo sono da sempre considerati normalità.
I fatti. E la scelta di giocare a Buenos Aires, città considerata internazionalmente
gay friendly dopo la legalizzazione delle unioni civili tra gay, ma allo stesso
tempo tempio del machismo, la dice lunga sull'opportunità di questo evento, in questa zona del mondo.
“Non solo calcio ma anche atletica. Le olimpiadi gay esistono da circa quindici
anni” racconta il responsabile nazionale per lo Sport di Arcigay, Fabrizio Marrazzo.
“La funzione principale dei campionati di calcio, ma anche di tutti gli altri
tornei, è quella di combattere l'omofobia nello sport tramite la visibilità degli
atleti in quegli sport, come il calcio, che spesso sono caratterizzati da un forte
tasso di omofobia. Esiste anche un rapporto di un organismo legato alla Commissione
europea che dice che i livelli di omofobia in Europa sono elevati e per questo
motivo molti atleti e molte atlete sono costrette a nascondersi”.
Squadre provenienti da trenta paesi s'incontreranno per celebrare uno sport,
il calcio, e per far vedere al mondo intero che la discriminazione non porta da
nessuna parte.
“Il problema non riguarda solo le persone lesbiche o gay. Anche per i transessuali
esistono problemi,”di spogliatoio” considerando che non possono avere accesso
né agli spogliatoi maschili né a quelli femminili” dice Marrazzo.
Ma esiste il rischio che giocando un campionato di calcio solo per omosessuali
si tenta a autoghettizzarsi? “A dire il vero – racconta Marrazzo – i campionati
sono aperti a tutti. Nel modulo d'iscrizione non ci sono 'obblighi'. L'importante
è essere iscritti a federazioni. Ma non ritengo che sia un ulteriore elemento
di discriminazione”.
La manifestazione fornisce la possibilità a gay di paesi dove l'omosessualità
è considerata reato (sono ancora più di 80 al mondo) di mettersi in luce senza
avere paura o problemi. Come nel caso della comunità omosessuale iraniana, discriminata
ai massimi livelli in casa propria e completamente a suo agio fra aree di rigore
e bandierine. “E' vero. In Iran l'omosessualità è un reato che viene punito con
la morte. I giocatori che partecipano al campionato, invece, vivono tutti all'estero
ma partecipano come cittadini iraniani”.