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“La Terra è l’unica cosa che abbiamo e così la perderemo. Il
problema del clima è impellente, ma possiamo risolverlo con la
cooperazione mondiale”. E’ cosi che Al Gore, vice presidente Usa
dell’amministrazione Clinton, ha concluso il suo intervento al summit A
new global vision, organizzato dalla Regione Toscana a San Rossore
(Pisa), quest’ anno dedicato ai cambiamenti climatici.
Nel padiglione centrale, fra i tanti appositamente allestiti tra i pini
silvestri della tenuta San Rossore, Gore è entrato ieri mattina spalla
a spalla con Romano Prodi, altro ospite d’eccezione di quello che era
l’appuntamento di punta della due giorni pisana. Argomento della tavola
rotonda: “Clima. La vera minaccia alla pace globale”. Moderatore,
Antonio Di Bella, direttore del Tg3. A fare gli onori di casa, il
presidente della Regione Toscana, Claudio Martini.
“Il mondo sta andando verso la desertificazione, la degradazione del
suolo e l’innalzamento del livello del mare” ha cominciato a spiegare
l’ex vice presidente degli Stati Uniti, mostrando con disinvoltura e
padronanza diapositive e illustrazioni minuziosamente tradotte in
italiano. Con schemi semplici e chiari, ha dato un quadro di quello a
cui il nostro pianeta sta andando incontro. “E’ un pericolo graduale e
per questo corriamo il rischio di non accorgercene. – ha precisato –
Per impedire che il surriscaldamento del pianeta (provocato dal
graduale aumento delle emissioni di anidride carbonica, CO2, che fa
innalzare la temperatura media globale) ci porti alla catastrofe,
occorre un’immediata presa di coscienza e una strategia comune. E’
urgente capire che salvare la Terra è un’impellenza mondiale che deve
divenire il primo e più importante obbiettivo collettivo. I Paesi si
devono render conto che, al cospetto di questa urgenza, le differenze
che li dividono si annullano. – ha incalzato - Unirsi per questo
obbiettivo di salvezza e di pace è quindi l’unica strada”.
Poi, qualche riferimento a Bush e all’impossibilità di sposare una
politica del petrolio e degli idrocarburi con il progetto di evitare la
degenerazione climatica. “La combustione del carbone prima e del
petrolio adesso - ha spiegato Gore – provoca un’elevata emissione di
CO2 e sta contribuendo pesantemente a surriscaldare il pianeta. Quindi
l’opera dell’uomo sta giocando un ruolo cruciale in questo fenomeno
ormai comunemente schedato come effetto serra. Ma come può un governo
basato proprio su interessi petroliferi e minerari rinunciare a queste
risorse per investire sulle energie alternative?” Gore ha aggiunto:
“Gli Statunitensi hanno un occasione d’oro per fare qualcosa subito:
votare con coscienza a novembre.”
Ha quindi preso la parola Romano Prodi: “Mi riallaccio alla linea di
Gore per ribadire quanto sia importante convincere gli Usa ad aderire
al protocollo di Kyoto che ha segnato il primo vero tentativo di
risolvere in maniera collettiva questo grave problema mondiale.
L’Europa sta lavorando per portare intanto a bordo la Russia. Ma la
resistenza degli Stati Uniti ad ammettere ufficialmente l’urgenza è un
grave scoglio. L’Unione Europea non si stancherà mai di insistere su
come Kyoto abbia finalmente dato il senso del dramma collettivo. E’
però anche una vera opportunità per lavorare insieme e cominciare a
salvare la Terra dalla catastrofe. Dobbiamo rinnovarci totalmente nel
campo delle risorse energetiche, abbandonando petrolio e combustibili
fossili”. Di qui un appello ai cittadini Usa: “Fate in modo che quanto
prima sia possibile lavorare insieme”.
Infine la parola a Claudio Martini che si è chiesto: “I cambiamenti
climatici sono un rischio per la pace?”. La risposta si è delineata
chiara e incisiva: “Ogni battaglia per lo sviluppo sostenibile
dell’ambiente e per il clima è una battaglia per la pace. Pace non è
solo risoluzione dei conflitti bensì prevenzione. E, se non
interveniamo per arrestare la catastrofe naturale, quante guerre ci
saranno per l’acqua, quante per scampare alla desertificazione o per
sfuggire alla fame?”.