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Il saio non fa il monaco La ong Burma Campaign con sede a Londra ha avvisato del rischio d'infiltrazione da parte degli agenti
segreti della giunta, per dare ai circa 40mila militari riuniti attorno i protestanti
la scusa per attaccare. Secondo questa organizzazione di dissidenti circa 3mila
ex carcerati sarebbero stati liberati dai militari, a patto di indossare dei finti
sai arancioni da monaco, raparsi a zero e mescolarsi alle proteste per attaccare
quanto prima un militare, e dare così la scusa per iniziare la repressione a suon
di manganello.
Il 22esimo Battaglione pronto all'attacco. La 'Lega per la difesa del Popolo Karen' ha avvisato i siti dei dissidenti
emigrati a Londra o in Thailandia che il temibile 22esimo battaglione, quello
scatenato nel 1988 contro gli studenti e accusato di averne uccisi 3mila (fonte:
Democratic Voice of Burma, agenzia di giornalisti esiliati) nei tafferugli che ne seguirono nei campus.
Il 22esimo battaglione è composto di truppe scelte, che normalmente dovrebbero
combattere contro i guerriglieri indipendentisti Karen nella regione orientale al confine con la Thailandia; alcuni sostenitori dei
guerriglieri Karen hanno riferito di aver visto i militari abbandonare le caserme
della città di Khaya e dirigersi verso la ex capitale. Secondo quanto riferito
dall'agenzia di stampa Reuters anche la leader della lotta pacifica per la democrazia in Birmania, Aung San
Suu Kii, figlia del padre della patria Aung San, il cui ritratto viene proposto
in silenzio da tutti i manifestanti in questi giorni, sarebbe stata spostata dai
militari dalla sua abitazione, dove è agli arresti domiciliari da 12 degli ultimi
18 anni, verso una prigione cittadina.
La 'lady' tradotta in carcere. Circa 1.500 monaci lunedì erano riusciti a convincere i poliziotti che cordonano
la villa della 'Lady' (così viene chiamata dai birmani) a farli passare ed erano
andati a porgerle omaggio, circondando la sua casa in ginocchio. La Nobel per
la Pace 1991 si era affacciata in lacrime dalla sua villa, poi i poliziotti sono
stati costretti dai superiori ad imporre ai monaci di allontanarsi. Ma intanto,
con questo minimo insubordinamento dei militi ai propri superiori, si era prodotta
una storica rottura tra elite militare e popolo, che adesso sta per arrivare alla
frattura definitiva. Ma lo stato maggiore e i suoi generali, chiusi nella loro
gabbia dorata di Naypitau, in piena giungla tropicale, la nuova capitale allontanata
dai tumulti di Yangun, hanno capito che devono agire, e si preparano nelle prossime
ore a dare l'ordine di "Carica!" ai propri uomini.Gianluca Ursini
Parole chiave: Monaci, Burma Democratic Voice, Burma Campaign UK, Aung San, Aung San Suu Kii, Yangun, proteste buddisti, Ursini