25/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La Giunta militare birmana sta per usare le maniere forti contro i monaci buddisti in protesta, questione di ore
di gianluca Ursini
 
La Giunta militare birmana si appresta ad usare il pugno di ferro contro i monaci buddisti in protesta, questione di ore. Dall'inizio della giornata odierna l'esercito invia reparti speciali antisommossa nei dintorni della pagoda centrale di Sule, nella ex capitale Yangun dove ai religiosi buddisti, che hanno promesso di protestare finché "non cadrà il regime militare, nemico del popolo birmano", si sono aggiunti gli studenti protagonisti della precedente protesta pacifica contro la dittatura nel 1988. Vicino alla pagoda si trova infatti il municipio di Yangun e il campus teatro di quelle che erano state fino ad oggi le maggiori proteste nella storia birmana.
Questo fino a lunedì 24, quando 25 città dell'attuale Myanmar si sono unite alla protesta, con circa 300mila persone in tutto il Paese a protestare per strada contro il regime militare.
 
marcia verso la pagoda di ShwedagonIl saio non fa il monaco La ong Burma Campaign con sede a Londra ha avvisato del rischio d'infiltrazione da parte degli agenti segreti della giunta, per dare ai circa 40mila militari riuniti attorno i protestanti la scusa per attaccare. Secondo questa organizzazione di dissidenti circa 3mila ex carcerati sarebbero stati liberati dai militari, a patto di indossare dei finti sai arancioni da monaco, raparsi a zero e mescolarsi alle proteste per attaccare quanto prima un militare, e dare così la scusa per iniziare la repressione a suon di manganello.
Oltre alla polizia antisommossa, dei testimoni oculari hanno riferito alla tv satellitare Bbc di aver visto 8 camion pieni di poliziotti di distretti diversi da Yangun e 11 camion pieni di militari. L'unica volta che i militari avevano osato arrestare e picchiare due monaci, il 5 settembre a Pakokku, nel monastero locale i religiosi avevano trattenuto 20 agenti per oltre 12 ore, incitati da un migliaio di fedeli che proteggevano il convento dispiegati intorno le mura.
 
 
intorno la pagoda ShwedagonIl 22esimo Battaglione pronto all'attacco. La 'Lega per la difesa del Popolo Karen' ha avvisato i siti dei dissidenti emigrati a Londra o in Thailandia che il temibile 22esimo battaglione, quello scatenato nel 1988 contro gli studenti e accusato di averne uccisi 3mila (fonte: Democratic Voice of Burma, agenzia di giornalisti esiliati) nei tafferugli che ne seguirono nei campus. Il 22esimo battaglione è composto di truppe scelte, che normalmente dovrebbero combattere contro i guerriglieri indipendentisti Karen nella regione orientale al confine con la Thailandia; alcuni sostenitori dei guerriglieri Karen hanno riferito di aver visto i militari abbandonare le caserme della città di Khaya e dirigersi verso la ex capitale. Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Reuters anche la leader della lotta pacifica per la democrazia in Birmania, Aung San Suu Kii, figlia del padre della patria Aung San, il cui ritratto viene proposto in silenzio da tutti i manifestanti in questi giorni, sarebbe stata spostata dai militari dalla sua abitazione, dove è agli arresti domiciliari da 12 degli ultimi 18 anni, verso una prigione cittadina.
 
intorno la pagoda di ShwedagonLa 'lady' tradotta in carcere. Circa 1.500 monaci lunedì erano riusciti a convincere i poliziotti che cordonano la villa della 'Lady' (così viene chiamata dai birmani) a farli passare ed erano andati a porgerle omaggio, circondando la sua casa in ginocchio. La Nobel per la Pace 1991 si era affacciata in lacrime dalla sua villa, poi i poliziotti sono stati costretti dai superiori ad imporre ai monaci di allontanarsi. Ma intanto, con questo minimo insubordinamento dei militi ai propri superiori, si era prodotta una storica rottura tra elite militare e popolo, che adesso sta per arrivare alla frattura definitiva. Ma lo stato maggiore e i suoi generali, chiusi nella loro gabbia dorata di Naypitau, in piena giungla tropicale, la nuova capitale allontanata dai tumulti di Yangun, hanno capito che devono agire, e si preparano nelle prossime ore a dare l'ordine di "Carica!" ai propri uomini.
 

Gianluca Ursini

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