22/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



I monaci buddisti, riuniti in 'Alleanza Birmana' sfidano il regime e continueranno a marciare. Fino alla cacciata dei militari
di gianluca Ursini
I monaci buddisti di Myanmar hanno radunato oggi oltre 100mila persone in una marcia di protesta contro il regime militare. E' la maggiore manifestazione nel Paese dai moti degli studenti del 1988. I monaci avevano già fatto scalpore venerdì 21, quando al quinto giorno di marcia pacifica di protesta contro gli aumenti dei beni che hanno piegato il popolo birmano, avevano annunciato di "non voler smettere di marciare fino a quando il regime dittatoriale non crollerà". 
 
la protesta a yangun
La marcia dei 100mila, lunedì 24. Sono partiti dalla pagoda Shwedagon, la più sacra di Myanmar, e hanno marciato attraverso Yangun passando anche per il campus universitario. Venti mila monaci erno alla testa del corteo che si è gonfiato fino ad arrivare a 100mila unità, secondo gli ultimi resoconti. La manifestazione è tuttora in corso al momento di impaginare questo articolo. Per ora non ci sono reazioni violente dei militari, ma tutti i giornalisti internazionali accorsi per l'occasione hanno timore della reazione dei militari, che stanno scontando un crollo di popolarità senza precendeti nella storia del Paese indocinese.
 
 
sabato sotto il monsoneLa Marcia dei 1.500, venerdì 21 L'annuncio viene dall'Alleanza di tutti i Monaci Buddisti (Alliance of all Burmese Buddhist Monk) che dopo 4 giorni consecutivi di protesta pacifica e di sciopero della questua nei confronti delle donazioni dei militari era riuscita ad organizzare la marcia più imponente dal 1988 (fino a quella odierna) con 1.500 religiosi inzuppati sotto le piogge monsoniche nei loro sai arancio. Da quasi 20 anni le proteste studentesche che portarono la Giunta militare ad organizzare le prime libere elezioninel Paese non avevano trovato manifestazioni capaci di attirare così tanto consenso tra la popolazione. 
 
grande rispetto della popolazione per i monaciSpazzare via la Giunta Adesso la silenziosa protesta religiosa guadagna la simpatia dei birmani, sia per l'autorità morale indiscussa in un Paese al 99 per cento composti di fervidi buddisti sia perchè gli aumenti di ferragosto (raddoppio del prezzo della benzina, dei trasporti, del gas da riscaldamento e a cascata della carne di pollo) fanno evaporare gli stipendi a metà mese. Funzionari Onu in visita nel Paese hanno espresso "viva preoccupazione" per la crisi dopo aver sentito i rappresentanti dell'Alleanza chiamare i militari "nemici del popolo" e promettere ddi non interrompere la marcia "fin quando il potere militare non verrà spazzato via dalla terra di Birmania".
 
fuori la pagoda ShwedagonUn quarto d'ora di preghiera. I monaci avevano chiesto a tutti i birmani di pregare per 15 minuti di fila fuori dalle loro case, in tutta la nazione, alle 20 di domenica sera. E l'iniziativa ha avuto successo, anche se il regime probisce di diffondere un resoconto accurato dell'adesione popolare alla protesta pacifica. Una protesta 'gandhiana' che sta scuotendo il regime dalle fondamenta, soprattutto perchè 'The Lady' , la Signora come la chiama il popolo birmano, sabato si è unita alle proteste dei cittadini. Aung Saan Suu Kii, la pasionaria della lotta per la libertà, ha lasciato la villa sul lago dove vive segregata agli arresti domiciliari da quattro anni e si è unita ai maniestanti in silenzio.
Evento rivoluzionario, i poliziotti che dovrebbero tenerla d'occhio, si sono fatti da aprte per fare passare la premio Nobel della Pace e faro delle proteste anti-regime.
 
la manifestazione di lunedi 24Sotto la pioggia Intanto sotto un monsone battente oltre 1.500 sai arancioni attraversavano l'ex capitale Yangun tra ali di folla plaudente fino alla pagoda Shwedagon il cui accesso è stato proibito a tempo indeterminato, mentre centinaia di fedeli in tutto il paese manifestavano in loro nome da martedì per chiedere al Governo scuse formali, per l'arresto e le botte rimediate  alcuni religiosi ad una manifestazione pacifica il 5 settembre nella città di Pakokku. Adesso tutti i corrispondenti stranieri accorsi nella repubblica socialista si aspettano una reazione violenta dei militari. L'inviato speciale Onu Ibrahim Gambari ha chiesto in una sessione del Consiglio di Sicurezza in New York venerdì che la comunità internazionale "prenda misure immediate" contro la repressione della Giunta e per una soluzione diplomatica dello stallo.Gli ambasciatori Usa e britannico alle Nazioni Unite si sono detti "esterrefatti dalle mosse del regime birmano per reprimere una protesta pacifica".

Gianluca Ursini

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