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La Marcia dei 1.500, venerdì 21 L'annuncio viene dall'Alleanza di tutti i Monaci Buddisti (Alliance of all Burmese Buddhist Monk) che dopo 4 giorni consecutivi di protesta pacifica e di sciopero della questua nei confronti delle donazioni dei militari era riuscita
ad organizzare la marcia più imponente dal 1988 (fino a quella odierna) con 1.500
religiosi inzuppati sotto le piogge monsoniche nei loro sai arancio. Da quasi
20 anni le proteste studentesche che portarono la Giunta militare ad organizzare
le prime libere elezioninel Paese non avevano trovato manifestazioni capaci di
attirare così tanto consenso tra la popolazione.
Spazzare via la Giunta Adesso la silenziosa protesta religiosa guadagna la simpatia dei birmani, sia
per l'autorità morale indiscussa in un Paese al 99 per cento composti di fervidi
buddisti sia perchè gli aumenti di ferragosto (raddoppio del prezzo della benzina, dei trasporti, del gas da riscaldamento
e a cascata della carne di pollo) fanno evaporare gli stipendi a metà mese. Funzionari
Onu in visita nel Paese hanno espresso "viva preoccupazione" per la crisi dopo
aver sentito i rappresentanti dell'Alleanza chiamare i militari "nemici del popolo"
e promettere ddi non interrompere la marcia "fin quando il potere militare non
verrà spazzato via dalla terra di Birmania".
Un quarto d'ora di preghiera. I monaci avevano chiesto a tutti i birmani di pregare per 15 minuti di fila
fuori dalle loro case, in tutta la nazione, alle 20 di domenica sera. E l'iniziativa
ha avuto successo, anche se il regime probisce di diffondere un resoconto accurato
dell'adesione popolare alla protesta pacifica. Una protesta 'gandhiana' che sta
scuotendo il regime dalle fondamenta, soprattutto perchè 'The Lady' , la Signora come
la chiama il popolo birmano, sabato si è unita alle proteste dei cittadini. Aung
Saan Suu Kii, la pasionaria della lotta per la libertà, ha lasciato la villa sul
lago dove vive segregata agli arresti domiciliari da quattro anni e si è unita
ai maniestanti in silenzio.
Sotto la pioggia Intanto sotto un monsone battente oltre 1.500 sai arancioni attraversavano l'ex
capitale Yangun tra ali di folla plaudente fino alla pagoda Shwedagon il cui accesso
è stato proibito a tempo indeterminato, mentre centinaia di fedeli in tutto il
paese manifestavano in loro nome da martedì per chiedere al Governo scuse formali,
per l'arresto e le botte rimediate alcuni religiosi ad una manifestazione pacifica
il 5 settembre nella città di Pakokku. Adesso tutti i corrispondenti stranieri accorsi nella repubblica socialista
si aspettano una reazione violenta dei militari. L'inviato speciale Onu Ibrahim Gambari ha chiesto in una sessione del Consiglio di Sicurezza in New York venerdì che
la comunità internazionale "prenda misure immediate" contro la repressione della
Giunta e per una soluzione diplomatica dello stallo.Gli ambasciatori Usa e britannico
alle Nazioni Unite si sono detti "esterrefatti dalle mosse del regime birmano
per reprimere una protesta pacifica".Gianluca Ursini
Parole chiave: Shwedagon, Alliance of all Buddhist monk of Burma, saio arancione, monaci buddisti, questua, Ursini