Accanto a tanti film, contro l'amministrazione americana si scagliano adesso anche i videogames

Sulle riviste specializzate, oltre che su gran parte della stampa italiana ed
internazionale, negli ultimi tempi sono apparse notizie dal mondo dei videogames
riguardanti perlopiù questioni di censura per eccessi di sesso e violenza, oppure
sull'esistenza di giochi con intenti propagandistico-militari, da quelli “ufficiali”
- come l'americano America's Army - ai numerosi titoli prodotti da fondamentalisti
islamici o da volonterosi giovani musulmani. Se si dibatte sui contenuti più espliciti
di alcuni controversi titoli, manca però del tutto un'analisi dei soggetti e delle
sceneggiature proposte, attraverso i videogiochi a milioni, di persone: in questo
senso, fino a oggi, l'impegno sociale e politico è stato affiancato ai videogiochi
solo quando questi hanno mostrato un approccio didattico. D'altronde, i primi
responsabili di questa situazione sembrano essere gli stessi produttori, con la
loro scarsa propensione ad affrontare storie che vadano al di là di certi consolidati
clichè narrativi, come dimostra la tendenza ad usare marines nel ruolo di protagonisti
in vicende a sfondo bellico, dai deserti mediorientali fino al secondo conflitto
mondiale, con la sua netta distinzione fra “buoni” e “cattivi”.
Il sito nero. Rispetto a questo scenario, però, vanno oggi in controtendenza alcuni titoli
in procinto di affacciarsi sul mercato: il primo di questi, davvero imminente,
è un videogioco d'azione e fantascienza intitolato “Black Site”, la cui trama
offre una serie di spunti critici sul terrorismo e sulla gestione della guerra
in Iraq da parte dell'amministrazione Bush, mischiando alieni a pozzi di petrolio
in fiamme. Il game-designer di Black Site, Harvey Smith, in passato ha già avuto
modo di suggerire ai videogiocatori interpretazioni molto sfaccettate della realtà
in cui vivono, con lo sviluppo di famosi giochi di ruolo a sfondo “cyberpunk”,
da Deus Ex 2 (dove le motivazioni dei terroristi del futuro assomigliano terribilmente
a quelle odierne) fino a System Shock: in un'intervista apparsa sulla nota rivista
di settore,
The Games Machine, Smith ha dichiarato che uno degli intenti della sua nuova creatura è appunto
quello di affrontare, senza ridicolizzarli, argomenti come la guerra in Iraq e
i centri di detenzione segreta, “analizzando i moderni conflitti e le loro implicazioni
etiche”. C'è chi prevede tentativi di censura e conseguenti appelli al quinto
emendamento (la casa produttrice è l'americana Midway), mentre altri pensano ad
una sostanziale noncuranza da parte di Washington, dato che il cinema e la televisione
hanno ormai immunizzato la Casa Bianca da polemiche di questo genere.
Ciò che è sbagliato in America. Il secondo titolo a sfidare apertamente l'amministrazione Bush, in particolar
modo sulla gestione della politica internazionale, è il quarto capitolo della
nota e controversa serie di Grand Theft Auto (Gta), che vedrà come inedito protagonista
un immigrato dall'est Europa. La vera novità è però un'iniziativa preliminare
al gioco stesso, voluta per renderne l'atmosfera più vicina possibile a quella
dell'America contemporanea. Chiamando un numero telefonico statunitense, è infatti
possibile lasciare un messaggio di commento sul tema “Ciò che è sbagliato in America”:
successivamente, alcune dichiarazioni saranno inserite in una delle radio che
il giocatore potrà ascoltare mentre gioca a Gta IV, come se fossero frasi pronunciate
in un vero talk show. In particolare, sul sito ufficiale wkttradio.com (We Know
The Truth Radio), si invitano i giocatori ad esprimere opinioni in merito alla
cosiddetta “war on terror” post-11 settembre , con risultati analoghi a quelli
dei recenti sondaggi sull'argomento, che dimostrano ulteriori cali di popolarità
per la politica mediorentale di Bush.
Mario Baccigalupi*