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"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola,
lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione", recita l'articolo 21 della Costituzione.
Don Andrea Santoro e Tiziano Cardoso oggi non hanno potuto farlo. L'uno, il 'prete
operaio' del quartiere fiorentino delle Piagge, da sempre in prima linea per difendere
i diritti degli ultimi; l'altro, attivista impegnato su molti fronti, dall'antirazzismo
all'ambientalismo, si sono presentati di fronte alla sede del Comune di Firenze
con due cartelli. Uomini-sandwich di una protesta che avrebbe voluto essere silenziosa
e pacifica. "Oggi digiuno per l'immediato ritiro dell'ordinanza sui lavavetri".
Una frase semplice, inoffensiva. "Venite, venite pure", pare gli abbiano detto
il sindaco Domenici e l'assessore Cioni, impegnati nel Salone dei Cinquecento
per la conferenza sull'immigrazione organizzata dal ministero dell'Interno e dall'Anci
(l'associazione dei comuni italiani, di cui il primo cittadino fiorentino è presidente).
Il digiuno era stato annunciato: da oggi al 17 ottobre, giornata mondiale contro
la povertà, Santoro, Cardoso e una cinquantina di volenterosi cominciano a scioperare,
uno ogni giorno, per protestare contro la contestata ordinanza comunale che proibisce
il 'mestiere girovago' del lavavetri. Visto che il comune non ha rilasciato alcuna
autorizzazione, il provvedimento riconosce come abusivo chiunque chieda soldi
in cambio del lavaggio. "Intralcio alla circolazione, nocumento all'igiene delle
strade e - udite udite - episodi di molestie e pericolo di conflitto sociale",
si legge tra le motivazioni riportate nell'ordinanza, emessa a fine agosto.
Deriva autoritaria. Il provvedimento ha provocato un putiferio nella società civile fiorentina,
specie in quel settore che da anni lavora attivamente per l'integrazione e la
convivenza. Settore a cui appartengono don Santoro e Cardoso, portavoce dell'Assemblea
autoconvocata dei movimenti, delle comunità dei migranti e di quelle forze politiche
cittadine che si oppongono alla deriva autoritaria e securitaria della giunta
comunale. I due 'uomini-sandwich' si presentano di fronte a Palazzo della Signoria.
Salgono le scale, parlano con l'assessore Cioni, che non manifesta opposizione
all'iniziativa. "Ma quando si stava per entrare - spiega Cardoso - arrivano i
questurini e ce lo impediscono, cominciando a inseguirci per tutto il palazzo.
Una cosa ridicola". "Incredibile, grottesco", per don Santoro. "Assurdo che, proprio
in occasione di un convegno sull'immigrazione, avvengano queste cose. E' un gravissimo
attentato alla libertà di espressione sancito dall'articolo 21 della nostra Costituzione.
Ciò significa che il popolo di Firenze non può manifestare il proprio dissenso
in maniera pacifica. Questi amministratori, che hanno paura di sporcare l'immagine
della propria città, che cercano di strumentalizzare il disagio trsformandolo
in criminalità, devono capire che esiste un'altra Firenze, che crede in forme
e modalità di convivenza e socialità diverse". I due sono scesi in piazza e vi
sono rimasti per tutta la mattinata. Domani, alle 10, si manifesta. Arriva Amato,
il ministro dell'Interno. "Gliene diremo quattro", promettono Santoro e Cardoso.
Cioni: "Andiamo avanti". Intanto, il gip di Firenze, Pietro Ferrante, ha archiviato le otto denunce contro
i lavavetri presentate alla Procura tra il 28 e il 31 agosto per "inesistenza
dell'antigiuridicità del fatto". Ovvero: l'ordinanza (che fa riferimento all'articolo
650 del codice penale sull'esercizio abusivo di un mestiere girovago) non si può
applicare ai lavavetri perché richiama una sanzione penale per un fatto che la
legge sanziona solo come illecito amministrativo. Inoltre, l'articolo 650 è applicabile
se l'inosservanza riguarda un ordine specifico, impartito ad un soggetto determinato
o determinabile. Mentre l'ordinanza riguarda invece una generalità di soggetti.
Con l'archiviazione, il gip ha disposto la restituzione di quanto sequestrato
ai lavavetri dalla polizia municipale. E' stata proprio la richiesta di archiviazione
delle denunce (depositata dal procuratore capo di Firenze, Ubaldo Nannucci, al
gip Ferrante due settimane fa) a suggerire a Domenici di varare una seconda ordinanza,
nella quale scompariva il riferimento all'esercizio del mestiere girovago di lavavetri,
sostituito dal generico divieto di "avvicinarsi agli automobilisti per offrire
attività di pulizia dei vetri". L'ordinanza rimane in vigore fino al 30 ottobre,
ma sembra che oggi il procuratore Nannucci abbia contattato l'ufficio del sindaco
per 'suggerirgli' un nuovo provvedimento. Sul quale, data la bufera di polemiche
che ha investito il provvedimento, tutti mantengono il più stretto riserbo. Rimane
la volontà, da parte dell'amministrazione, di andare avanti su questa strada.
A ribadirlo, lo stesso assessore Cioni, che al telefono con PeaceReporter, è stato
lapidario: "Abbiamo un solo obiettivo: non far ritornare i lavavetri per le strade.
Tutti i provvedimenti in questo senso saranno ben accetti, compresi i suggerimenti
del procuratore, se questi ci consentono di fare un'efficace azione di contrasto".
Luca Galassi