21/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Firenze, si mobilita la società civile in una protesta che durerà un mese

Lavavetri"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione", recita l'articolo 21 della Costituzione. Don Andrea Santoro e Tiziano Cardoso oggi non hanno potuto farlo. L'uno, il 'prete operaio' del quartiere fiorentino delle Piagge, da sempre in prima linea per difendere i diritti degli ultimi; l'altro, attivista impegnato su molti fronti, dall'antirazzismo all'ambientalismo, si sono presentati di fronte alla sede del Comune di Firenze con due cartelli. Uomini-sandwich di una protesta che avrebbe voluto essere silenziosa e pacifica. "Oggi digiuno per l'immediato ritiro dell'ordinanza sui lavavetri". Una frase semplice, inoffensiva. "Venite, venite pure", pare gli abbiano detto il sindaco Domenici e l'assessore Cioni, impegnati nel Salone dei Cinquecento per la conferenza sull'immigrazione organizzata dal ministero dell'Interno e dall'Anci (l'associazione dei comuni italiani, di cui il primo cittadino fiorentino è presidente). Il digiuno era stato annunciato: da oggi al 17 ottobre, giornata mondiale contro la povertà, Santoro, Cardoso e una cinquantina di volenterosi cominciano a scioperare, uno ogni giorno, per protestare contro la contestata ordinanza comunale che proibisce il 'mestiere girovago' del lavavetri. Visto che il comune non ha rilasciato alcuna autorizzazione, il provvedimento riconosce come abusivo chiunque chieda soldi in cambio del lavaggio. "Intralcio alla circolazione, nocumento all'igiene delle strade e - udite udite - episodi di molestie e pericolo di conflitto sociale", si legge tra le motivazioni riportate nell'ordinanza, emessa a fine agosto.

Don Alessandro SantoroDeriva autoritaria. Il provvedimento ha provocato un putiferio nella società civile fiorentina, specie in quel settore che da anni lavora attivamente per l'integrazione e la convivenza. Settore a cui appartengono don Santoro e Cardoso, portavoce dell'Assemblea autoconvocata dei movimenti, delle comunità dei migranti e di quelle forze politiche cittadine che si oppongono alla deriva autoritaria e securitaria della giunta comunale. I due 'uomini-sandwich' si presentano di fronte a Palazzo della Signoria. Salgono le scale, parlano con l'assessore Cioni, che non manifesta opposizione all'iniziativa. "Ma quando si stava per entrare - spiega Cardoso - arrivano i questurini e ce lo impediscono, cominciando a inseguirci per tutto il palazzo. Una cosa ridicola". "Incredibile, grottesco", per don Santoro. "Assurdo che, proprio in occasione di un convegno sull'immigrazione, avvengano queste cose. E' un gravissimo attentato alla libertà di espressione sancito dall'articolo 21 della nostra Costituzione. Ciò significa che il popolo di Firenze non può manifestare il proprio dissenso in maniera pacifica. Questi amministratori, che hanno paura di sporcare l'immagine della propria città, che cercano di strumentalizzare il disagio trsformandolo in criminalità, devono capire che esiste un'altra Firenze, che crede in forme e modalità di convivenza e socialità diverse". I due sono scesi in piazza e vi sono rimasti per tutta la mattinata. Domani, alle 10, si manifesta. Arriva Amato, il ministro dell'Interno. "Gliene diremo quattro", promettono Santoro e Cardoso.

L'assessore CioniCioni: "Andiamo avanti". Intanto, il gip di Firenze, Pietro Ferrante, ha archiviato le otto denunce contro i lavavetri presentate alla Procura tra il 28 e il 31 agosto per "inesistenza dell'antigiuridicità del fatto". Ovvero: l'ordinanza (che fa riferimento all'articolo 650 del codice penale sull'esercizio abusivo di un mestiere girovago) non si può applicare ai lavavetri perché richiama una sanzione penale per un fatto che la legge sanziona solo come illecito amministrativo. Inoltre, l'articolo 650 è applicabile se l'inosservanza riguarda un ordine specifico, impartito ad un soggetto determinato o determinabile. Mentre l'ordinanza riguarda invece una generalità di soggetti. Con l'archiviazione, il gip ha disposto la restituzione di quanto sequestrato ai lavavetri dalla polizia municipale. E' stata proprio la richiesta di archiviazione delle denunce (depositata dal procuratore capo di Firenze, Ubaldo Nannucci, al gip Ferrante due settimane fa) a suggerire a Domenici di varare una seconda ordinanza, nella quale scompariva il riferimento all'esercizio del mestiere girovago di lavavetri, sostituito dal generico divieto di "avvicinarsi agli automobilisti per offrire attività di pulizia dei vetri". L'ordinanza rimane in vigore fino al 30 ottobre, ma sembra che oggi il procuratore Nannucci abbia contattato l'ufficio del sindaco per 'suggerirgli' un nuovo provvedimento. Sul quale, data la bufera di polemiche che ha investito il provvedimento, tutti mantengono il più stretto riserbo. Rimane la volontà, da parte dell'amministrazione, di andare avanti su questa strada. A ribadirlo, lo stesso assessore Cioni, che al telefono con PeaceReporter, è stato lapidario: "Abbiamo un solo obiettivo: non far ritornare i lavavetri per le strade. Tutti i provvedimenti in questo senso saranno ben accetti, compresi i suggerimenti del procuratore, se questi ci consentono di fare un'efficace azione di contrasto".

Luca Galassi

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