21/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Israele dichiara la massima allerta al confine con la Siria
La Radio militare israeliana ha annunciato oggi che al confine settentrionale del paese, quello con la Siria, è stata dichiarata l’allerta massima. La misura, secondo quanto hanno fatto sapere fonti militari israeliane, è stata presa per prevenire un eventuale rappresaglia da parte dell’esercito siriano, dopo il raid dei caccia militari israeliani del 6 settembre scorso.
Raid che il governo di Tel Aviv non ha mai confermato, ma che non ha neanche smentito.
 
I fatti. Il 6 settembre scorso, il ministero della Difesa di Damasco denuncia l’avvenuta violazione del suo spazio aereo da parte di velivoli militari israeliani. La Siria presenta un esposto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma la vicenda resta al momento lettere morta nei corridoi del Palazzo di Vetro di New York. Gli Stati Uniti, nelle prime ore della vicenda, affermano di non essere al corrente di nessuna azione da parte dell’aviazione israeliana in Siria, ma ribadiscono che ritenendo la Siria uno stato sponsor del terrorismo, non hanno nulla da eccepire a un eventuale attacco preventivo d’Israele. Oggi il quotidiano Usa Washington Post smentisce la versione ufficiale dell’amministrazione Bush, affermando che la Casa Bianca era stata informata l’estate scorsa. Secondo le fonti del quotidiano Usa, Israele ha allertato Bush sulla costruzione di un sito nucleare in Siria, con l’aiuto della Corea del Nord. Sia Damasco che Pyongyang hanno definito questa ipotesi ‘una storia assurda’. Non per Washington però, che secondo il Post ha avvallato qualsiasi contromisura l’esercito di Tel Aviv ritenesse opportuna. 
 
Tensione alle stelle. A quel punto, sempre secondo le indiscrezioni del Post, è scattato il raid. Avvenuto la notte tra il 5 e il 6 settembre, per ridurre al minimo il rischio di causare vittime. Obiettivo dell'attacco un sito nella Siria settentrionale, vicino al confine con la Turchia. L’allerta nei vertici militari israeliani sarebbe scattata, secondo le fonti del Post, dopo l’arrivo di una nave con un carico di cemento, proveniente dalla Corea del Nord, nel porto siriano di Tartous. Per gli israeliani trasportava invece materiale utile allo sviluppo del programma nucleare iraniano.
Il governo israeliano, come detto, non commenta, ma due giorni fa il leader dell’opposizione Benjamin Netanyahu ha pubblicamente ammesso che l’operazione è avvenuta, scatenando un vespaio di polemiche in patria sulla presunta violazione di un segreto di Stato.
Non è dato sapere se il raid sia stato portato a buon fine, anche perché la Siria non ammette l’esistenza del sito e non potrebbe quindi certo denunciarne l’eventuale distruzione. Ma resta il clima da spy story, e la tensione al confine tra Siria e Israele continua a salire.
Com’era peraltro già accaduto nei mesi passati, quando sia Damasco che Tel Aviv ammassavano truppe sulle alture del Golan, occupate da Israele nel 1967. Il governo israeliano ha in più occasioni denunciato che il traffico di armi che, a loro dire, passerebbe dall’Iran alla Siria per raggiungere le milizie sciite libanesi di Hezbollah. La Siria, considerata la crescente pressione del governo israeliano, ha mobilitato i riservisti. Il clima in Medio Oriente pare volgere con vigore verso l’ennesima tempesta 

Christian Elia

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