stampa
invia
I fatti. Il 6 settembre scorso, il ministero della Difesa di Damasco denuncia l’avvenuta
violazione del suo spazio aereo da parte di velivoli militari israeliani. La Siria
presenta un esposto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma la vicenda
resta al momento lettere morta nei corridoi del Palazzo di Vetro di New York.
Gli Stati Uniti, nelle prime ore della vicenda, affermano di non essere al corrente
di nessuna azione da parte dell’aviazione israeliana in Siria, ma ribadiscono
che ritenendo la Siria uno stato sponsor del terrorismo, non hanno nulla da eccepire
a un eventuale attacco preventivo d’Israele. Oggi il quotidiano Usa Washington
Post smentisce la versione ufficiale dell’amministrazione Bush, affermando che
la Casa Bianca era stata informata l’estate scorsa. Secondo le fonti del quotidiano
Usa, Israele ha allertato Bush sulla costruzione di un sito nucleare in Siria,
con l’aiuto della Corea del Nord. Sia Damasco che Pyongyang hanno definito questa
ipotesi ‘una storia assurda’. Non per Washington però, che secondo il Post ha
avvallato qualsiasi contromisura l’esercito di Tel Aviv ritenesse opportuna.
Tensione alle stelle. A quel punto, sempre secondo le indiscrezioni del Post, è scattato il raid.
Avvenuto la notte tra il 5 e il 6 settembre, per ridurre al minimo il rischio
di causare vittime. Obiettivo dell'attacco un sito nella Siria settentrionale,
vicino al confine con la Turchia. L’allerta nei vertici militari israeliani sarebbe
scattata, secondo le fonti del Post, dopo l’arrivo di una nave con un carico di
cemento, proveniente dalla Corea del Nord, nel porto siriano di Tartous. Per gli
israeliani trasportava invece materiale utile allo sviluppo del programma nucleare
iraniano. Christian Elia
Parole chiave: christian elia, siria, israele, alture del golan