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Potrebbe essere definita a buon diritto la politica del bastone e della carota.
Da un lato espulsioni forzate, dall'altro finanziamenti e campagne televisive
nei Paesi di origine per scoraggiare l'immigrazione nella Fortezza Europa. Il
bastone sono frontiere blindate, pattugliamenti via mare e via terra, rimpatri
forzati. La carota sono 1,4 milioni di euro di campagna mediatica cominciata ieri
sulla televisione senegalese. Le immagini degli spot realizzati dal ministero
dell'Immigrazione e quello del Lavoro hanno un impatto emotivo molto forte, e
sono accompagnate da testimonianze di parenti delle vittime dei 'viaggi della
speranza' verso le Canarie. "Mio figlio è partito da otto mesi - dice una donna
senegalese che appare sul video con le lacrime agli occhi - e io non ne so più
nulla".
Una goccia nell'Oceano. Successivamente, compare l'immagine di un ragazzo di colore che giace su una
scogliera, probabilmente trascinato dal mare dopo essere annegato. "La fine della
storia la sapete già", conclude lo spot il cantante senegalese Youssou N'Dour,
testimonial dello spot. "Migliaia di famiglie distrutte. Non rischiate la vita
per niente. Voi siete il futuro dell'Africa". La campagna, che è stata definita
dai critici 'una goccia nell'Oceano', fa parte di una politica dell'immigrazione
difesa con forza dal Primo ministro spagnolo José Luis Zapatero. Il piano per
prevenire l'assalto alle coste spagnole comprende accordi con alcuni Paesi africani,
tra cui Mauritania, Mali, Guinea Conakry, Guinea Bissau, Capo Verde e, appunto,
Senegal.
Ottomila espulsioni. Il sostegno erogato a questi Paesi consta soprattutto di aiuti finanziari (in
quattro anni la Spagna ha triplicato il budget per la cooperazione, che adesso
ammonta a 700 milioni di euro), ma è costituito anche da sostegno legale, formazione
(con la costruzione di scuole professionali che forniscano professionalità nel
campo dell'edilizia, dell'agricoltura, della pesca, del turismo, del catering)
e quote di emigrazione legale. In cambio, i Paesi africani dovranno riammettere
gli illegali espulsi dalla Spagna, un problema, quest'ultimo, di non facile soluzione,
considerato il trattamento che ricevono gli immigrati che tornano a casa, spesso
sbattuti direttamente in prigione. Tra gennaio e agosto hanno raggiunto le coste
delle Canarie 9.400 immigrati. Una netta diminuzione rispetto ai 24.300 dello
stesso periodo del 2006. Il calo è dovuto alla politica di sorveglianza delle
frontiere nell'ambito del programma europeo Frontex, ma soprattutto alla scelta
di nuove rotte da parte dei migranti: Sardegna, isole greche e coste meridionali
della penisola iberica. Nel 2007, la Spagna ha espulso oltre 8 mila migranti africani.Luca Galassi