21/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



In maggio Laos e Thailandia hanno siglato un accordo sui rifugiati Hmong. Che adesso vengono rispediti indietro dai poliziotti Thai
di gianluca Ursini
 
rifugiati in fugaImpotenti. Assistono impotenti alla prossima deportazione di circa 8mila rifugiati dell'etnia Hmong. Il governo thailandese ha intenzione di rispedirli oltreconfine, verso quel Laos da dove sono fuggiti perchč perseguitati, come successo a circa un migliaio di loro simili nell'ultimo decennio, secondo un calcolo della Ong 'Human Rights Watch Asia' Nč la Thailandia nč il Laos hanno aderito alla Convenzione Onu del 1957 sullo Status di Rifugiato, ma negli anni i Thailandesi hanno accolto le centinaia di appartenenti alla tribų Hmong che varcavano il confine per cercare riparo presso i loro simili diffusi sul territorio del nord thailandese in ugual misura.
 
 
donna hmongScaricati di fronte i funzionari Onu. In maggio i due Paesi contigui hanno siglato un Accordo per la questione dei rifugiati; il protocollo conseguente ha previsto la costituzione di una commissione che deve studiare i singoli casi. Ma l'unica cosa sulla quale si sono finora accordati č stato cercare di bloccare l'affluenza di rifugiati Hmong in Thailandia.
A inizio maggio una nota del ministero degli Interni di Bangkok ha bloccato il lavoro dei funzionari Onu dell'Alto commissariato per i Rifugiati nel campo profughi di Petchabun. I funzionari governativi hanno mostrato agli emissari dell'agenzia internazionale di Ginevra una circolare del loro ministero che chiedeva di "non procedere oltre nella registrazione degli asilanti e nella valutazione dello status di rifugiato". E queste parole sono poi seguiti i fatti, con i primi rimpatri forzati, 192 persone nelle due settimane seguenti: 31 rimandati indietro alla frontiera a metā giugno e 163 presi in consegna in un campo profughi vicino il confine il 9 luglio.
 
Il 6 agosto il premier militare thai Surayud Chulanont ha detto che "quello dei profughi Hmong č un problema superiore alle nostre possibilitā che dobbiamo affrontare prima che ci sfugga di mano", lasciando intendere che erano finiti i giorni  per questa pacifica tribų sul suolo Thai. Il 9 agosto il ministro degli esteri laotiano Yong Chanthalangsy ha rifiutato la mediazione Onu o l'imposizione di una commissione che mediasse per evitare il rimpatrio di altri profughi; "č un affare interno ai nostri due Paesi" ha detto, chiudendo la porta in faccia agli emissari delle Nazioni Unite.
 
hmong con nazionalitā thailandese alle ultime elezioniOttomila profughi A destare preoccupazione adesso č quindi la sorte che aspetta gli oltre 8mila profughi del campo di Petchabun, in cui le condizioni di vita si stanno facendo estremamente disagiate, sopratutto per i circa 2mila bambini Hmong; ma anche nella provincia di frontiera di Nong Khai le condizioni dei profughi Hmong sembrano pregiudicate senza che l'intervento delle Nazioni Unite possa mgliorare la loro condizione. In gennaio un tentativo di deportazione di massa dei 149 profughi del campo da parte dei militari thailandesi ha portato all'insurrezione dei maschi della tribų che hanno cacciato le autoritā Thai e internazionali dal campo, cercando di varare una sorta di autogestione. Adesso anche i 91 ragazzi e infanti del campo vivono senza acqua corrente, senza possibilitā di riscaldamento nč di bollire l'acqua per gli alimenti. La mediazione di Usa, Australia Canada e Olanda ha portato all'Onu la proposta di riposizionare questi 149 Hmong in questi Paesi occidentali, ma la Thailandia ha preso a cuore la questione, considerata ormai alla stregua di un problema di ordine pubblico. Senza che le Nazioni Unite siano in grado di muovere un dito. 

Gianluca Ursini

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