21/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il bilancio delle missioni di pace nel continente è ancora deficitario
Abusi sessuali, contrabbando di metalli preziosi, traffico di armi... Il curriculum degli scandali che hanno colpito l'Onu in Africa cresce di anno in anno. L'ultimo in ordine di tempo ha investito la scorsa estate i peacekeepers pakistani della Monuc, la missione delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo, accusati di aver contrabbandato oro e munizioni a favore delle milizie che avrebbero dovuto disarmare. Nonostante la politica di “tolleranza zero”, più volte annunciata dal Palazzo di Vetro contro gli abusi dei peacekeepers, i progressi non si vedono.

Caschi blu della MonucMonuc. Emerso grazie alle indagini condotte da Human Rights Watch prima e dalla Bbc poi, lo scandalo del contrabbando di oro nella Repubblica Democratica del Congo ha rischiato di minare la credibilità dell'intera missione. Secondo quanto emerso dalle indagini, in un secondo tempo condotte anche da un pannello investigativo interno all'Onu, numerosi ufficiali pakistani della Monuc sarebbero stati coinvolti nel traffico di oro, che dalle miniere congolesi sarebbe finito illegalmente sui mercati del vicino Uganda grazie all'intervento di intermediari indiani. Secondo le testimonianze raccolte dagli investigatori, i peacekeepers avrebbero fornito ai mercanti d'oro scorte, automobili e numerose altre facilitazioni quali pasti e voli gratis. In cambio, i caschi blu avrebbero ricevuto ingenti quantitativi di denaro, reinvestiti nel contrabbando di armi a favore delle milizie operanti nella regione orientale dell'Ituri, responsabili di alcuni dei peggiori massacri compiuti durante i cinque anni di guerra in Congo. In molti casi, gli uomini delle Nazioni Unite avrebbero “rivenduto” ai miliziani le armi sequestrate nelle numerose operazioni condotte in questi anni per disarmare i gruppi ribelli ancora presenti nell'est del Congo.

Peacekeepers Onu in Costa d'AvorioScandali sessuali. Se lo scandalo congolese è il più recente, di sicuro quelli che più hanno minato l'immagine delle Nazioni Unite in Africa sono stati i numerosi casi di abusi sessuali, accertati nelle missioni Onu in Sierra Leone, Liberia, Burundi, Congo, Costa d'Avorio e Sudan. In tutti questi casi, il personale delle Nazioni Unite è stato accusato di aver avuto rapporti sessuali con gli stessi civili (in buona parte minori) che avrebbe dovuto proteggere. La palma dello scandalo va ancora una volta alla Monuc, accusata nel 2005 di sistematici abusi nei confronti di alcune ragazze, che sarebbero state costrette ad avere rapporti sessuali con alcuni caschi blu in cambio di cibo e altri beni di prima necessità. Dal 2004, l'Onu ha condotto indagini su più di trecento suoi dipendenti, ma le condanne sono state piuttosto miti: poco meno di venti sono stati licenziati, mentre la maggior parte è stata semplicemente rimpatriata o trasferita ad altro incarico.

Controlli. Nonostante le promesse fatte all'indomani dello scandalo sessuale in Congo, oggi solo il personale civile è sottoposto al controllo diretto delle Nazioni Unite. I contingenti militari continuano a rispondere al loro paese d’origine. Più volte i casi riguardanti i caschi blu sono stati insabbiati per la scarsa volontà degli stati di risolvere il problema, tanto che due anni fa fece scalpore (in positivo) la decisione del Marocco di processare sei peacekeepers coinvolti nello scandalo sessuale in Congo. Una riforma in questo senso non è tra le priorità del Palazzo di Vetro, la cui strategia sembra essere quella di navigare a vista. Fino al prossimo scandalo. 
 
red 
Parole chiave: africa, peacekeepers, onu, congo, monuc, scandali, sessuali
Categoria: Guerra, Armi
Luogo: africa