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Presidente e generale La notizia arriva un giorno dopo che la Corte costituzionale aveva rigettato
un ricorso dei partiti d'opposizione per ottenere che un pubblico dipendente non
potesse concorrere per il posto presidenziale. Dall'opposizione era stata duramente
criticata la legge che permetteva al generale golpista di mantenere oltre il termine
stabilito del novembre 2007 le cariche congiunte di generale, a capo dell'esercito,
e di massima autorità esecutiva del Paese. Il 18 settembre, prima della sentenza,
l'Avvocato di Stato Sharifuddin Pizada (in pratica un dipendente della presidenza
della repubblica) ha annunciato che il generale Musharraf non potrebbe diventare
presidente rimanendo a capo dei militari, ragione per la quale in caso di rielezione
Musharraf presenterà le sue dimissioni da capo dell'esercito prima del giuramento.
Secondo l'avvocatura di Stato all'attuale premier non può però essere impedita
la candidatura per il fatto che ancora indossa la divisa. Smettere la divisa militare
era anche il punto principale delle richieste dell'ex premier e presidente del partito Nazionale pachistano
Benazir Bhutto (prima donna a guidare un Paese islamico, negli anni '90) per trovare un accordo
con il generale in vista delle elezioni e di una 'de-AlQaidizzazione' del Paese;
oramai le province della Frontiera del Nord Ovest sono per intero fuori il controllo di Islambad e in mano ai Talebani. Musharraf è riuscito a schivare queste richieste e sbarazzarsi
in contemporanea dei suoi due maggiori avversari per la corsa alla poltrona presidenziale
Mi Bhutto anch'io Domenica 16 settembre la ex premier Benazir Bhutto aveva annunciato la data
del suo rientro nel Paese dopo otto anni di esilio volontario a Dubai: il 18 ottobre.
Ma adesso la data fissata dalla commissione elettorale del 27 settembre come termine
ultimo per presentare la candidatura, fa sì che la figlia del primo presidente
pachistano non possa concorrere a queste consultazioni presidenziali nelle quali
il Parlamento probabilmente finirà per far succedere Musharraf a se stesso. Un
altro pericoloso contendente del generale, l'ex premier Navaz Sharif da lui cacciato con un golpe nel 1999, era rientrato in patria dal suo esilio volontario londinese il 10 settembre.
Ma non appena sbarcato a Lahore, il suo immediato arresto e la visita in aeroporto di alcuni emissari del Governo
lo hanno convinto a lasciarsi caricare sul primo volo per l'Arabia Saudita, dove
è stato istradato dall'esercito di Musharraf.Gianluca Ursini