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Dopo la revoca della licenza alla Blackwater, la società Usa di contractors responsabile,
domenica scorsa, dell'omicidio di dieci civili durante uno scontro a fuoco a Baghdad,
esplode negli Stati Uniti la polemica sull'impiego di guardie di sicurezza private
nel conflitto iracheno. Al centro del dibattito si situa lo status giuridico degli
oltre 25 mila 'mercenari' impegnati come guardie armate in Iraq. A quale ordinamento
giuridico sono assoggettati? Una domanda alla quale è difficile rispondere, dato
che, fino a quando il Paese è rimasto sotto l'amministrazione americana, il governo
Usa ha sempre sottratto i suoi dipendenti, contractors inclusi, dalla legge irachena.
Lo scorso anno, il Congresso ha dato mandato al Dipartimento della Difesa per
l'elaborazione di un provvedimento che rendesse i contractors perseguibili al
pari dei soldati statunitensi, sottoponendo ogni eventuale reato al giudizio di
una corte marziale. Il Pentagono si è finora rifiutato di applicare il codice
militare alla security privata di aziende come la Blackwater, la Dyn Corp o la
Triple Canopy, le tre principali società cui la Difesa Usa ha appaltato il 'lavoro
sporco'.
A sangue freddo. I contractors godono di una virtuale immunità, sia rispetto all'ordinamento
giuridico iracheno che a quello statunitense. Nel dicembre scorso, presumibilmente
in seguito a una lite, una guardia della Blackwater ha ucciso una guardia del
corpo del vicepresidente Adel Abdul Mahdi. Dopo l'episodio è stato espulso dall'Iraq,
senza dover affrontare nessun tribunale e nessuna accusa a carico. Ieri, il Primo
ministro iracheno al Maliki, riferendosi ai fatti di domenica, ha parlato di 'omicidio
a sangue freddo', affermando che si tratta del settimo episodio in cui sono rimasti
coinvolti uomini della Blackwater. Maliki ha minacciato di cacciare la società
dal Paese, una mossa che l'amministrazione Bush cercherà di evitare ad ogni costo.
La questione sta determinando l'acuirsi delle tensioni tra i due governi. Ogni
sforzo teso a bloccare azioni legali contro la Blackwater da parte del Pentagono
paleserebbe (in maniera assai più flagrante di quanto non avvenga) la reale natura
del governo-fantoccio di al Maliki e la sua sudditanza agli Stati Uniti.
Nessuno escluso. Mentre la Blackwater continua a sostenere che i suoi uomini hanno "risposto
in modo legale e appropriato ad un attacco da parte di miliziani armati", a Washington
infuria la querelle su quali provvedimenti adottare per disciplinare le attività
delle aziende di contractors. Alla chetichella, il senatore democratico John Kerry
(Massachusetts) e quello repubblicano Lindsey Graham (South Carolina), sono riusciti
a introdurre nel pacchetto di bilancio presentato dal Pentagono un emendamento
per ricondurre tutti i contractors al codice militare. Tuttavia, dall'emendamento
erano esclusi i 'mercenari' assoldati dal Dipartimento di Stato, come gli uomini
della Blackwater. Graham ha annunciato ieri che farà pressione al Senato affinché
la misura venga estesa al più presto a tutti i contractors. Intanto, il Consiglio
supremo dei giudici di Baghdad ha invitato i familiari delle vittime dell'incidente
di domenica scorsa a rivolgersi ai tribunali iracheni per denunciare i responsabili
dell'accaduto.
Luca Galassi