20/09/2007
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Assassinato a Sin el Fil, quartiere cristiano a est di Beirut, il deputatato falangista Antoine Ghanem
Scritto per noi da
Erminia Calabrese
Assassinato a Sin el Fil, quartiere cristiano a est di Beirut, il deputatato
falangista Antoine Ghanem, 64 anni. Una carica di 20 Kg di esplosivo è stata azionata
a distanza: 5 morti e 75 i feriti.
19 Settembre. In Libano sembra che ogni grande avvenimento debba per forza tingersi di sangue,
ogni grande crisi politica debba per forza generare insicurezza e morte.E ogni
speranza accesa debba per forza spegnersi con la stessa rapidità con cui é nata.
Dopo la proposta di Berri, la riunione del parlamento fissata per il 25 settembre,
che avrebbe segnato forse l ‘inizio di un dialogo per poter finalmente eleggere
un nuovo presidentente, un nuovo assassinio politico spiazza il possibile compromesso.
Sono le 17.20 (ora locale) quando una potente esplosione ha luogo nel quartiere
cristiano Sin el fil, a est di Beirut. La vittima é Antoine Ghanem, 64 anni, deputato
del partito dei Kataeb (il partito falangista libanese) di Amin Gemayel. Secondo
fonti di sicurezza locali il deputato, appena tornato dall’Europa , si trovava
a Sin el fil per una visita privata ad un suo amico avvocato, quando un’auto,
una mercedes 270 imbottita con piu’ di 20 chili di esplosivo é stata azionata
a distanza, uccidendo il deputato. Accanto a lui hanno trovato la morte il suo
autista, Antoine Ghoreyeb, e una delle sue guardie del corpo, Tony Dau. Antoine
Ghanem aveva scelto di ritornare in Libano, dopo un periodo passato all’estero
per motivi di sicurezza, per partecipare alla riunione del parlamento libanese
prevista per il 25 settembre, nel tentativo di trovare un accordo sul nuovo presidente.
Si trovava a Beirut da soli due giorni. Dopo la morte di Pierre Gemayel, il ministro
dell’industria ucciso a colpi di arma da fuoco nel novembre 2006, Ghanem era l’ultimo
deputato del partito Kataeb a risiedere al parlamento. “ Perché Antoine Ghanem?
Perché era un uomo pacato, un deputato che non amava la tensione politica. Antoine
Ghanem era un partigiano che non aveva mai combattuto nella milizia falangista
durante la guerra civile. Il gioco dei numeri, maggioranza e opposizione non serve
a niente. La distanza che separa i libanesi ora é grande e questo assassinio é
un pesante colpo per le presidenziali”, si legge nell’editoriale del quotidiano
libanese As Safir. Era stato proprio Ghanem nel passato a far da intermediario
tra l’ex presidente e leader dei partito Kataeb, Amin Gemayel, e il partito Hezbollah.
Le accuse a Damasco. I deputati della maggioranza,coalizione del 14 Marzo, non hanno tardato a puntare
il dito contro il governo di Damasco, accusato ancora una volta da Jumblatt, Geagea,
Gemayel di voler portare instabilità nel paese e di voler a tutti i costi evitare
nuove elezioni presidenziali per mantenere al potere l’attuale presidente Emile
Lahoud, definito loro alleato. Accuse che l’opposizione definisce “di routine,
accuse rapide e senza prove”. E il generale Aoun ( alleato di Hezbollah in corsa
per le presidenziali) ha chiesto al governo di “lavorare per identificare e punire
i responsabili, invece di continuare ad accusare la Siria senza prove. Bisogna
lavorare sull’unità dei libanesi, é questa la grande risposta alla Siria”, ha
ribadito il generale.
Hezbollah dal canto suo ha fortemente condannato l’assassinio e si é unito al
lutto cittadino previsto per oggi, assieme al presidente della Camera Nabih Berri,
che si dice ancora piu’ fortemente stimolato a lavorare per un dialogo tra le
due parti, dichiara l’agenzia di stampa libanese Nna. L’agenzia ufficiale di stampa
siriana Sana fa sapere che il governo di Damasco “condanna l’attentato, che va
contro gli sforzi di Berri e della Siria per arrivare ad un accordo, un’unità
e una stabilità del fratello Libano”. Intanto il partito dei Kataeb ha già annunciato
di essere contro la proposta di Berri, che giorni fa si era detto pronto a ritirare
la rivendicazione dell’opposizione concernente la formazione di un governo di
unità nazionale se la maggioranza avesse accettato le elezioni presidenziali sulla
base del quorum dei 2/3 dei deputati.
Il dejà vu. La situazione politica in un paese dove 18 confessioni convivono é arrivata
ad un punto pericoloso. A molti libanesi questa fase sembra un dejà vu.Alla fine
degli anni 80 il paese dei cedri visse una crisi molto simile, che spinse il presidente
uscente Amin Gemayel a sciogliere il parlamento. Il risultato furono due governi:
uno civile e musulmano a Beirut ovest, appoggiato dalla Siria, e uno militare
e cristiano a Beirut est, con a capo Michel Aoun. In un paese di cui gli stessi
abitanti dicono di essere soggetti alla maledizione del pianeta Saturno, responsabile
delle guerre e tragedie che da sempre imperversano sul Libano,il nuovo scenario
non tarderà a delinerarsi.