Le parole di Kouchner confermano la nuova retorica di Parigi verso l'Iran sul nucleare
Dalla gaffe rivelatrice di Jacques Chirac, che non vedeva un gran pericolo in
un Iran “con una o due bombe atomiche”, ai tamburi di guerra di Bernand Kouchner
che dice di “prepararsi al peggio”, cioè al conflitto. In poco più di sei mesi,
è cambiata così tanto la posizione della Francia sul nucleare iraniano?
La linea di Parigi. Da anni, ufficialmente, la politica di Parigi verso Teheran è allineata a quella
di Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania: con gli ayatollah si fa il muso duro,
si fa capire che un Iran dotato della bomba atomica non sarà tollerato, si pongono
condizioni attraverso il Consiglio di sicurezza dell'Onu ed eventualmente si passa
alle sanzioni, come già successo due volte. Ma intanto si continua a negoziare,
perché alternative migliori non ce ne sono. Poi, lo scorso fine gennaio, l'allora
presidente francese si lasciò scappare quel commento in cui teorizzò che, se anche
Teheran lanciasse una bomba, mettiamo su Israele, sarebbe rasa al suolo in pochi
attimi. Quindi, il principio della deterrenza funzionerebbe anche con gli ayatollah.
Chirac si affrettò a chiarire, spiegando di essersi espresso male, ma la sua uscita
fu interpretata come la prima ammissione ufficiale di una linea di pensiero che
si sta diffondendo nella comunità internazionale: cioè che se Teheran è davvero
disposta a tutto pur di dotarsi della bomba, c'è poco che si possa fare per scongiurare
questa eventualità.
Tono diverso. Da quando all'Eliseo c'è Nicolas Sarkozy, anche se la posizione francese sulla
questione è rimasta la stessa, i toni si sono fatti più decisi. E il nuovo presidente,
al contrario del suo predecessore, non perde occasione per sottolineare la sua
volontà di ricucire il rapporto con gli Stati Uniti, logoro da quando Parigi si
rifiutò di dare il suo appoggio all'invasione dell'Iraq all'Onu. In più, Sarkozy
crede che il conflitto tra Islam e Occidente sia una delle minacce più forti alla
stabilità mondiale: “La questione delle vignette danesi su Maometto è stato un
segnale di avvertimento”, ha detto nel suo primo discorso di politica estera.
In più, il socialista Kouchner – uno dei pochi politici francesi ad aver approvato
l'invasione Usa dell'Iraq – è conosciuto per la sua parlata diretta, a volte anche
troppo diretta. Come quando, qualche settimana fa, in Iraq disse che il primo
ministro Nouri al-Maliki andrebbe rimosso dall'incarico.
Il commento. “La posizione retorica della Francia è sicuramente cambiata”, spiega a
PeaceReporter Clement Therme, un analista dell'
Institut Francais des Relations Internationals. “Ma in pratica il cambiamento dovrà essere più progressivo, anche perché la
Francia ha notevoli interessi in Iran nel settore energetico e automobilistico”.
Oltre a prospettare un attacco a Teheran – l'alternativa tra “la bomba iraniana
o il bombardamento dell'Iran” era già stata posta da Sarkozy – Kouchner ha anche
esortato l'Europa a prendere una posizione più dura, considerando l'idea di imporre
sanzioni all'Iran come hanno fatto gli Usa, all'esterno di quelle decise dall'Onu.
“Così però ha diviso ancora di più l'Europa. Paesi importanti, come Italia, Germania
e Spagna, non sono d'accordo con le parole di Kouchner”, conclude Therme. Lo fa
notare anche la stampa francese, che in gran parte si chiede se l'allineamento
di Sarkozy a Bush non farà diventare il presidente francese il nuovo “cagnolino”
del suo omologo statunitense, come fu accusato di essere l'ex premier britannico
Tony Blair.
Riprende il negoziato. Le dichiarazioni del ministro degli Esteri sono arrivate alla vigilia di una
settimana importante nel braccio di ferro tra Iran e Onu. Lunedì, l'Agenzia internazionale
per l'energia atomica (Aiea) ha aperto la sua conferenza annuale a Vienna, dove
le ambizioni nucleari di Teheran sono il primo argomento all'ordine del giorno.
Venerdì 21 settembre, i cinque Paesi del Consiglio di sicurezza dell'Onu, più
la Germania, si incontreranno a Washington per discutere una nuova bozza di risoluzione
sulle sanzioni da imporre all'Iran nel caso andasse avanti con l'arricchimento
dell'uranio. Le due sanzioni approvate hanno portato a scarsi risultati, e l'Iran
ha continuato a sfidare la comunità internazionale. L'iniziativa è stata poi presa
direttamente dall'Aiea e dal suo direttore, Mohamed El Baradei, che ha raggiunto
un accordo con l'Iran per una progressiva apertura delle centrali iraniane agli
ispettori, in cambio di maggiore chiarezza sul programma nucleare portato avanti
di nascosto per decenni. Il fatto che El Baradei, in cambio, non abbia chiesto
all'Iran di sospendere le attività di arricchimento, ha irritato gli Usa. Anche
per questo, forse, Kouchner ha fatto la voce grossa. Per far capire all'Iran che
la corda si può tirare, ma non all'infinito.