20/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Le parole di Kouchner confermano la nuova retorica di Parigi verso l'Iran sul nucleare
Dalla gaffe rivelatrice di Jacques Chirac, che non vedeva un gran pericolo in un Iran “con una o due bombe atomiche”, ai tamburi di guerra di Bernand Kouchner che dice di “prepararsi al peggio”, cioè al conflitto. In poco più di sei mesi, è cambiata così tanto la posizione della Francia sul nucleare iraniano?

Bernard KouchnerLa linea di Parigi. Da anni, ufficialmente, la politica di Parigi verso Teheran è allineata a quella di Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania: con gli ayatollah si fa il muso duro, si fa capire che un Iran dotato della bomba atomica non sarà tollerato, si pongono condizioni attraverso il Consiglio di sicurezza dell'Onu ed eventualmente si passa alle sanzioni, come già successo due volte. Ma intanto si continua a negoziare, perché alternative migliori non ce ne sono. Poi, lo scorso fine gennaio, l'allora presidente francese si lasciò scappare quel commento in cui teorizzò che, se anche Teheran lanciasse una bomba, mettiamo su Israele, sarebbe rasa al suolo in pochi attimi. Quindi, il principio della deterrenza funzionerebbe anche con gli ayatollah. Chirac si affrettò a chiarire, spiegando di essersi espresso male, ma la sua uscita fu interpretata come la prima ammissione ufficiale di una linea di pensiero che si sta diffondendo nella comunità internazionale: cioè che se Teheran è davvero disposta a tutto pur di dotarsi della bomba, c'è poco che si possa fare per scongiurare questa eventualità.

Tono diverso. Da quando all'Eliseo c'è Nicolas Sarkozy, anche se la posizione francese sulla questione è rimasta la stessa, i toni si sono fatti più decisi. E il nuovo presidente, al contrario del suo predecessore, non perde occasione per sottolineare la sua volontà di ricucire il rapporto con gli Stati Uniti, logoro da quando Parigi si rifiutò di dare il suo appoggio all'invasione dell'Iraq all'Onu. In più, Sarkozy crede che il conflitto tra Islam e Occidente sia una delle minacce più forti alla stabilità mondiale: “La questione delle vignette danesi su Maometto è stato un segnale di avvertimento”, ha detto nel suo primo discorso di politica estera. In più, il socialista Kouchner – uno dei pochi politici francesi ad aver approvato l'invasione Usa dell'Iraq – è conosciuto per la sua parlata diretta, a volte anche troppo diretta. Come quando, qualche settimana fa, in Iraq disse che il primo ministro Nouri al-Maliki andrebbe rimosso dall'incarico.

Mahmoud AhmadinejadIl commento. “La posizione retorica della Francia è sicuramente cambiata”, spiega a PeaceReporter Clement Therme, un analista dell'Institut Francais des Relations Internationals. “Ma in pratica il cambiamento dovrà essere più progressivo, anche perché la Francia ha notevoli interessi in Iran nel settore energetico e automobilistico”. Oltre a prospettare un attacco a Teheran – l'alternativa tra “la bomba iraniana o il bombardamento dell'Iran” era già stata posta da Sarkozy – Kouchner ha anche esortato l'Europa a prendere una posizione più dura, considerando l'idea di imporre sanzioni all'Iran come hanno fatto gli Usa, all'esterno di quelle decise dall'Onu. “Così però ha diviso ancora di più l'Europa. Paesi importanti, come Italia, Germania e Spagna, non sono d'accordo con le parole di Kouchner”, conclude Therme. Lo fa notare anche la stampa francese, che in gran parte si chiede se l'allineamento di Sarkozy a Bush non farà diventare il presidente francese il nuovo “cagnolino” del suo omologo statunitense, come fu accusato di essere l'ex premier britannico Tony Blair.

Riprende il negoziato. Le dichiarazioni del ministro degli Esteri sono arrivate alla vigilia di una settimana importante nel braccio di ferro tra Iran e Onu. Lunedì, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) ha aperto la sua conferenza annuale a Vienna, dove le ambizioni nucleari di Teheran sono il primo argomento all'ordine del giorno. Venerdì 21 settembre, i cinque Paesi del Consiglio di sicurezza dell'Onu, più la Germania, si incontreranno a Washington per discutere una nuova bozza di risoluzione sulle sanzioni da imporre all'Iran nel caso andasse avanti con l'arricchimento dell'uranio. Le due sanzioni approvate hanno portato a scarsi risultati, e l'Iran ha continuato a sfidare la comunità internazionale. L'iniziativa è stata poi presa direttamente dall'Aiea e dal suo direttore, Mohamed El Baradei, che ha raggiunto un accordo con l'Iran per una progressiva apertura delle centrali iraniane agli ispettori, in cambio di maggiore chiarezza sul programma nucleare portato avanti di nascosto per decenni. Il fatto che El Baradei, in cambio, non abbia chiesto all'Iran di sospendere le attività di arricchimento, ha irritato gli Usa. Anche per questo, forse, Kouchner ha fatto la voce grossa. Per far capire all'Iran che la corda si può tirare, ma non all'infinito.

Alessandro Ursic

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