stampa
invia
“La situazione in Palestina è difficile. Israele ha invaso e rioccupato la Cisgiordania
e decine di persone muoiono. È necessario che il mondo, che il popolo italiano,
ci aiutino a mettere fine all’arroganza di Sharon”. Zahira Kamal è una donna ed
è il ministro per la condizione femminile dell’Autorità nazionale palestinese
(Anp).
Zahira è stata uno dei leader dell’intifada. Il suo sguardo è limpido e determinato.
Gli occhi, neri e gentili, i lineamenti del viso leggeri, parla con vigore, pesando
con attenzione le parole: “Le nostre donne soffrono come gli uomini e quindi combattono
come gli uomini. Sto imparando molte cose viaggiando per l’Italia. I miei incontri
con amministratori locali, sindacalisti, politici, intellettuali sono un modo
per capire la complessità del mondo. Però io credo che il progresso, che i progetti
di cooperazione, riescano se sono tutti i partner ad imparare”. La società palestinese
sta affrontando la crisi più grave da sempre. Secondo uno studio del Palestinian
Central Bureau of Statistic (Pcbs), sono almeno 226mila le famiglie il cui reddito
si è polverizzato, calando di oltre il 50 per cento. La crisi è stat a determinata
dalla continua chiusura dei territori, dalle operazioni militari di Tel Aviv,
dal crollo dei consumi interni.
Il ministro insiste: “Noi abbiamo alcuni obiettivi primari. Sette, per esser
precisi: istruzione, lavoro, sanità, salute, violenza contro le donne, partecipazione,
sviluppo di una legislazione che favorisca la parità tra i sessi e promuova la
partecipazione politica delle donne. In particolare la povertà sta colpendo tutti
i settori della vita sociale, ma specialmente le donne che mantengono le famiglie,
perché gli uomini sono stati uccisi, imprigionati o sono disoccupati. Stiamo tentando
di concentrare i nostri sforzi verso di loro. Inoltre – va avanti la Kamal – le
presenza femminile non è mai coinvolta nelle decisioni
strategiche, anche quando è responsabile di funzioni di direzione a tutti i livelli.
Non dobbiamo copiare dall’Occidente, ma studiare per modulare e tradurre procedure
e legislazioni diverse ed essere capaci tradurle in un realtà compatibile con
la Palestina”. La scia di violenza che sta devastando Gaza e la Cisgiordania sono
presenti nelle parole del ministro. Con preoccupazione, ma senza il minimo cenno
di acredine o astio, Zahira aggiunge: “La povertà fa crescere la violenza e per
questo dobbiamo combattere la povertà. La pace è impossibile in presenza di abusi.
Di tutti gli abusi, quelli di Israele e quelli che tra le mura domestiche colpiscono
le donne con la violenza familiare. Noi dobbiamo e vogliamo crescere. In formazione
e rafforzando lo scambio tra culture diverse”.
I temi dello sviluppo della società palestinese si mescolano con quelli legati
al conflitto con il governo Sharon e dalle parole del ministro emerge un quadro
complesso, nel quale il lavoro per restituire alla nazione palestinese sovranità
e diritti è lungo e arduo.
Zahira pensa che “in questo momento gli israeliani vogliono lasciare Gaza, ma
rimanere saldi in Cisgiordania. Il quadro di politica internazionale, dopo la
fine dei blocchi e l caduta del muro di Berlino, ha imposto una situazione mono-polare.
Gli Stati Uniti, in questa fase, stanno riorganizzando l’egemonia in Medio Oriente
e verso l’Asia. La guerra in Afghanistan e l’Iraq sono punti di questo processo
di riordino”.
Il fallimento della Road Map, proposta dal presidente Usa, George W. Bush, sembra
un dato di fatto, ma nelle parole della Kamal ci sono cenni di ottimismo, anche
se molto cauti: “Noi vogliamo difendere e andare avanti per quella strada. Il
governo di Tel Aviv continua ad attaccarci, a confiscare terre in Cisgiordania,
a non accettare lo smantellamento delle colonie nei Territori e a negare ai profughi
palestinesi fuggiti in Libano, Giordania, Siria di tornare a casa. Per di più
è grave l’assenza, in questo momento, di qualunque cosa abbia a che fare con la
cultura della pace. La Road map, però, rimane un
altri. L’odio e la violenza in Palestina incidono sulla cultura di tutto il
mondo, non solo sulla nostra. Per punto di partenza dal quale dobbiamo riprendere
a trattare. Inoltre è importante contrastare l’idea che in Occidente si sappia
tutto e da noi non si sappia nulla. Lo ripeto, tutti dobbiamo imparare gli uni
dagli questo dobbiamo trovare e costruire la pace. Trentotto anni di conflitto
hanno avvelenato il mio popolo e quello di Israele. Se è vero quello che dico,
però, se la nostra guerra coinvolge anche il resto del Pianeta, perché finisca
noi abbiamo bisogno dell’aiuto del resto del mondo. Il vostro aiuto è indispensabile
per fermare Sharon. E quest’aiuto chiediamo.”
Zahira sorride, gli orrori della sua terra sono lontani dalla capitale italiana,
ma si comprende, guardandola negli occhi, quanto ami la sua terra, la sua gente,
le donne per le quali lavora. Un aereo l’aspetta per riportarla in Palestina,
ma anche qualche altro incontro, prima. E lei è felice di vedere, osservare, scoprire
modi di vivere e di organizzare la vita e la società diversi.
Administrator SlampDesk