La Colombia liberale rivaluta il bolivariano Chavez, impegnato nelle trattative con le Farc
Scritto per noi da
Simone Bruno
Sarà per colpa della enorme
camicia bordeaux piuttosto informale e che mal nascondeva le
rotondità presidenziali; o per merito di quel: “Yo amo
Colombia” pronunciato, quasi gridato, all’inizio della conferenza
stampa. Oppure, chissà, magari dipenderà dalla battuta
pronta accompagnata dallo sguardo furbo. Comunque sia, una cosa è
certa: dall’ultima visita in Colombia il presidente venezuelano
Hugo Chávez non fa più paura a nessuno e anche la
stampa liberale, che poche settimane prima lo dipingeva come un
dittatore per la vicenda di Rctv, ora lo vede con simpatia. Basti
pensare a Maria Isabel Rueda, che nella sua rubrica sul prestigioso
settimanale Semana dedica un paio di paragrafi solo all'elogio della
personalità e del carisma del focoso presidente venezuelano.
Dietro le apparenze. Ma l’improvvisa scoperta di Chávez
è parte di un gioco molto più grande: sul tavolo c’è
l’insieme delle relazioni internazionali colombiane. Un riassetto
si è reso necessario dopo la sconfitta repubblicana nelle
ultime elezioni di “Mid term” negli Stati Uniti.
La vittoria democratica ha scosso le
fondamenta delle relazioni tra Washington e Bogotà e il nuovo
congresso ha tagliato i fondi del Plan Colombia e rimandato a data da
definire (probabilmente dopo le presidenziali del 2008) la firma
dell’accordo di libero commercio bilaterale. A poco è valso
il walzer di visite presidenziali tra Casa bianca e esponenti
democratici di spicco. Senza garanzie sul rispetto dei diritti umani
in Colombia non sembra ci saranno accordi a breve termine. Il presidente Uribe
si è quindi
visto costretto a cercare nuovi alleati a livello regionale e nuovi
referenti politici a livello mondiale. Lo scambio umanitario sembra
sia il collante perfetto di queste nuove relazioni.
Il trio. Il tema dei prigionieri sequestrati da
anni dai guerriglieri delle Farc funziona bene sul piano mediatico e
ha favorito la nascita dello strano
menage à trois tra
i presidenti Uribe, Chavéz e Sarkozy, che si scambiano
messaggi e telefonate ormai quotidianamente.
Durante la conferenza stampa il
presidente Uribe ha dichiarato di aver acconsentito a un incontro tra
il presidente Chávez e i vertici delle Farc (Fuerzas
armadas revolucionarias colombianas) nel suo nuovo ruolo di
mediatore.
Poco dopo Chávez e lo stesso
Sarkozy si sono detti pronti a incontrare i ribelli sul suolo
colombiano in una improbabile avventura verso una delle basi segrete
dei guerriglieri persa nella fitta selva andina. Opzione scartata da
Bogotà per ragioni piuttosto ovvie.
Eppure l’incontro avverrà e
sarà proprio il portavoce del gruppo guerrigliero, Raul Reyes,
a recarsi in Venezuela il prossimo 8 ottobre, quando ricorreranno i
40 anni dell’uccisione in Bolivia di Ernesto Guevara.
Dopo tante delusioni, una nuova
speranza per le famiglie dei sequestrati, che sono state deluse tante
volte dalla incapacità del governo e dei guerriglieri di
raggiungere un accordo per lo scambio dei rispettivi prigionieri.
Meglio di prima. Da un lato Chávez è
indubbiamente, suo malgrado, un importante referente politico delle
Farc, e dall’altro la gestione franco-venezuelana in queste prime
fasi di un'eventuale negoziazione sembra piuttosto dinamica e
concreta, cosa che non si vedeva nei precedenti tentativi portati
avanti da altri garanti.
Per il momento, tutti sembrano felici.
Le relazioni Caracas-Bogotà non sono mai state tanto buone, le
Farc vedono la possibilità di essere riconosciute come un
attore politico a livello internazionale e magari depennate dalle
liste dei terroristi nei paesi europei. Il presidente Uribe assapora
accordi economici con la Comunità europea, Sarkozy vede la
possibilità di un trionfo in patria portando a casa la
franco-colombiana Ingrid Betancourt e Il presidente Chávez
acquisisce importanza e visibilità nello scenario
internazionale e regionale.
La speranza è che fra tanti
festeggiamenti non ci si dimentichi ancora una volta degli ostaggi
che restano nella selva Colombiana aspettando un po’ di buon senso.