19/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La Colombia liberale rivaluta il bolivariano Chavez, impegnato nelle trattative con le Farc
Scritto per noi da
Simone Bruno
 
 
Sarà per colpa della enorme camicia bordeaux piuttosto informale e che mal nascondeva le rotondità presidenziali; o per merito di quel: “Yo amo Colombia” pronunciato, quasi gridato, all’inizio della conferenza stampa. Oppure, chissà, magari dipenderà dalla battuta pronta accompagnata dallo sguardo furbo. Comunque sia, una cosa è certa: dall’ultima visita in Colombia il presidente venezuelano Hugo Chávez non fa più paura a nessuno e anche la stampa liberale, che poche settimane prima lo dipingeva come un dittatore per la vicenda di Rctv, ora lo vede con simpatia. Basti pensare a Maria Isabel Rueda, che nella sua rubrica sul prestigioso settimanale Semana dedica un paio di paragrafi solo all'elogio della personalità e del carisma del focoso presidente venezuelano.
 
Hugo Chavez, foto di Simone BrunoDietro le apparenze. Ma l’improvvisa scoperta di Chávez è parte di un gioco molto più grande: sul tavolo c’è l’insieme delle relazioni internazionali colombiane. Un riassetto si è reso necessario dopo la sconfitta repubblicana nelle ultime elezioni di “Mid term” negli Stati Uniti.
La vittoria democratica ha scosso le fondamenta delle relazioni tra Washington e Bogotà e il nuovo congresso ha tagliato i fondi del Plan Colombia e rimandato a data da definire (probabilmente dopo le presidenziali del 2008) la firma dell’accordo di libero commercio bilaterale. A poco è valso il walzer di visite presidenziali tra Casa bianca e esponenti democratici di spicco. Senza garanzie sul rispetto dei diritti umani in Colombia non sembra ci saranno accordi a breve termine. Il presidente Uribe si è quindi visto costretto a cercare nuovi alleati a livello regionale e nuovi referenti politici a livello mondiale. Lo scambio umanitario sembra sia il collante perfetto di queste nuove relazioni.
 
Hugo Chavez, foto di Simone BrunoIl trio. Il tema dei prigionieri sequestrati da anni dai guerriglieri delle Farc funziona bene sul piano mediatico e ha favorito la nascita dello strano menage à trois tra i presidenti Uribe, Chavéz e Sarkozy, che si scambiano messaggi e telefonate ormai quotidianamente.
Durante la conferenza stampa il presidente Uribe ha dichiarato di aver acconsentito a un incontro tra il presidente Chávez e i vertici delle Farc (Fuerzas armadas revolucionarias colombianas) nel suo nuovo ruolo di mediatore.
Poco dopo Chávez e lo stesso Sarkozy si sono detti pronti a incontrare i ribelli sul suolo colombiano in una improbabile avventura verso una delle basi segrete dei guerriglieri persa nella fitta selva andina. Opzione scartata da Bogotà per ragioni piuttosto ovvie.
Eppure l’incontro avverrà e sarà proprio il portavoce del gruppo guerrigliero, Raul Reyes, a recarsi in Venezuela il prossimo 8 ottobre, quando ricorreranno i 40 anni dell’uccisione in Bolivia di Ernesto Guevara.
Dopo tante delusioni, una nuova speranza per le famiglie dei sequestrati, che sono state deluse tante volte dalla incapacità del governo e dei guerriglieri di raggiungere un accordo per lo scambio dei rispettivi prigionieri.
 
Hugo Chavez, foto di Simone BrunoMeglio di prima. Da un lato Chávez è indubbiamente, suo malgrado, un importante referente politico delle Farc, e dall’altro la gestione franco-venezuelana in queste prime fasi di un'eventuale negoziazione sembra piuttosto dinamica e concreta, cosa che non si vedeva nei precedenti tentativi portati avanti da altri garanti.
Per il momento, tutti sembrano felici. Le relazioni Caracas-Bogotà non sono mai state tanto buone, le Farc vedono la possibilità di essere riconosciute come un attore politico a livello internazionale e magari depennate dalle liste dei terroristi nei paesi europei. Il presidente Uribe assapora accordi economici con la Comunità europea, Sarkozy vede la possibilità di un trionfo in patria portando a casa la franco-colombiana Ingrid Betancourt e Il presidente Chávez acquisisce importanza e visibilità nello scenario internazionale e regionale.
La speranza è che fra tanti festeggiamenti non ci si dimentichi ancora una volta degli ostaggi che restano nella selva Colombiana aspettando un po’ di buon senso.

 
Parole chiave: farc, sarkozy, chavez, uribe, simone bruno
Categoria: Guerra
Luogo: Colombia