stampa
invia
Non solo Ebola. L’epidemia di Ebola è stata segnalata nella provincia del Kasai occidentale
e gli esami che hanno portato all’identificazione del virus Ebola sono stati svolti
su alcuni campioni a Franceville, in Gabon, e ad Atlanta, negli Stati Uniti. Ma
le dimensioni dell’epidemia e il numero di morti potrebbero essere falsati dalla
compresenza di un’altra infezione, una dissenteria da Shigella, identificata in
ulteriori campioni analizzati nella capitale Kinshasa. Nel Paese si cerca di identificare
le persone infettate, o venute a contatto con malati, e contenere l’epidemia,
anche attraverso l’informazione alla popolazione sulla malattia e sui comportamenti
da seguire per prevenire la trasmissione. Sono sul posto, in aiuto al Ministero
della sanità, diversi esperti anche dell’Oms e di Médecins sans Frontières.
La prima volta. “L’Ebola è stato scoperto nel 1976 in Zaire e Sudan” spiega Armand Sprecher,
medico di Msf esperto di febbri emorragiche. “Ci sono state epidemie periodiche di Ebola e
del suo cugino Marburg nell’Africa Centrale negli ultimi trent’anni”. Il ricordo
recente della febbre di Marburg va all’epidemia in Angola del 2005, in cui ci furono centinaia di vittime e
perse la vita la pediatra italiana Maria Bonino. Quest’estate sono stati segnalati tre casi di Marburg in Uganda. Da quando
l’Ebola è stato scoperto, vi sono stati circa 1.850 casi e oltre 1.200 morti e
le vittime dell’ultima grande epidemia nella Repubblica Democratica del Congo,
nel 1995, sono state 250 su 315 infettati.
Centri di isolamento. La malattia si trasmette con il contatto con materiale infetto, come sangue,
vomito, diarrea eccetera, e si manifesta con febbre, mal di testa, dolori ai muscoli,
vomito, diarrea fino alla possibile comparsa di emorragie; la morte, in mancanza
di cure, può arrivare nel 90 per cento dei casi. Non ci sono vaccini o trattamenti
specifici, se non cure di supporto, per esempio per la disidratazione; il malato
viene isolato per prevenire il contagio, curare i sintomi e ridurre la sofferenza.
“Al momento abbiamo cinque pazienti nel reparto di isolamento: tre di loro sono
in condizioni gravissime”, spiega Rosa Crestani, che coordina il gruppo di Msf a Kampungu, la zona più colpita. Il centro di isolamento è diviso in tre settori:
“Uno è completamente isolato, dove si trovano i pazienti malati; nel secondo il
personale indossa la tuta di isolamento completo e si spoglia dopo essere stato
in contatto coi pazienti; in mezzo c’è uno spazio per la disinfestazione”. Dall’inizio
di settembre al centro di salute di Kampungu sono arrivati 25 casi gravi sospetti
di Ebola, di cui otto sono morti.
Valeria Confalonieri