19/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Epidemia di febbre emorragica di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, con decine di vittime
La conferma da parte del Ministero della salute della Repubblica Democratica del Congo è arrivata il 10 di settembre: epidemia di febbre emorragica da attribuire al virus Ebola. Gli ultimi conteggi riportati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) parlano di 372 casi sospetti e 166 morti.

Foto di Medici senza frontiere Non solo Ebola. L’epidemia di Ebola è stata segnalata nella provincia del Kasai occidentale e gli esami che hanno portato all’identificazione del virus Ebola sono stati svolti su alcuni campioni a Franceville, in Gabon, e ad Atlanta, negli Stati Uniti. Ma le dimensioni dell’epidemia e il numero di morti potrebbero essere falsati dalla compresenza di un’altra infezione, una dissenteria da Shigella, identificata in ulteriori campioni analizzati nella capitale Kinshasa. Nel Paese si cerca di identificare le persone infettate, o venute a contatto con malati, e contenere l’epidemia, anche attraverso l’informazione alla popolazione sulla malattia e sui comportamenti da seguire per prevenire la trasmissione. Sono sul posto, in aiuto al Ministero della sanità, diversi esperti anche dell’Oms e di Médecins sans Frontières.

Team di Msf in un'epidemia di febbre emorragica da virus di Marburg. Foto di Medici senza frontiere La prima volta. “L’Ebola è stato scoperto nel 1976 in Zaire e Sudan” spiega Armand Sprecher, medico di Msf esperto di febbri emorragiche. “Ci sono state epidemie periodiche di Ebola e del suo cugino Marburg nell’Africa Centrale negli ultimi trent’anni”. Il ricordo recente della febbre di Marburg va all’epidemia in Angola del 2005, in cui ci furono centinaia di vittime e perse la vita la pediatra italiana Maria Bonino. Quest’estate sono stati segnalati tre casi di Marburg in Uganda. Da quando l’Ebola è stato scoperto, vi sono stati circa 1.850 casi e oltre 1.200 morti e le vittime dell’ultima grande epidemia nella Repubblica Democratica del Congo, nel 1995, sono state 250 su 315 infettati.

Ingresso di un centro di isolamento per i pazienti affetti da Ebola. Foto di Medici senza frontiere. Centri di isolamento. La malattia si trasmette  con il contatto con materiale infetto, come sangue, vomito, diarrea eccetera, e si manifesta con febbre, mal di testa, dolori ai muscoli, vomito, diarrea fino alla possibile comparsa di emorragie; la morte, in mancanza di cure, può arrivare nel 90 per cento dei casi. Non ci sono vaccini o trattamenti specifici, se non cure di supporto, per esempio per la disidratazione; il malato viene isolato per prevenire il contagio, curare i sintomi e ridurre la sofferenza. “Al momento abbiamo cinque pazienti nel reparto di isolamento: tre di loro sono in condizioni gravissime”, spiega Rosa Crestani, che coordina il gruppo di Msf a Kampungu, la zona più colpita. Il centro di isolamento è diviso in tre settori: “Uno è completamente isolato, dove si trovano i pazienti malati; nel secondo il personale indossa la tuta di isolamento completo e si spoglia dopo essere stato in contatto coi pazienti; in mezzo c’è uno spazio per la disinfestazione”. Dall’inizio di settembre al centro di salute di Kampungu sono arrivati 25 casi gravi sospetti di Ebola, di cui otto sono morti.

 

Valeria Confalonieri

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