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L'ingresso in una Francia aperta e tollerante non sarà più una realtà per i migranti
arabi o africani, e per i loro parenti. Presto, sarà forse solo un sogno. A volte,
un vero e proprio incubo. La stretta legislativa che il Parlamento francese si
appresta a discutere, e sicuramente a votare, nei prossimi due giorni, rappresenta
uno dei provvedimenti protezionistici più duri a livello europeo nel campo dell'immigrazione.
Nonostante il sorprendente invito del Commissario europeo alla Giustizia, Franco
Frattini, a "cambiare il tradizionale modo di pensare" riguardo all'immigrazione,
e a vederla, quando ben gestita, come "un arricchimento e un fenomeno inevitabile
del mondo attuale" piuttosto che come "una minaccia", il presidente francese Nicolas
Sarkozy introdurrà misure che limiteranno notevolmente l'ingresso di nuove risorse
umane e faranno discutere lungamente i difensori dei diritti umani e delle libertà
civili.
La prova biologica. Sarkozy, che ha già promesso quote di espulsione di 25 mila immigrati irregolari
all'anno, ha elaborato una serie di provvedimenti che vanno dall'obbligo di conoscenza
del francese all'introduzione del test del Dna, ovviamente a carico dell'immigrato.
La proposta di legge per i ricongiungimenti familiari prevede infatti che i nuovi,
potenziali cittadini francesi al di sopra dei 16 anni si sottopongano a un colloquio
nei loro Paesi per dimostrare di padroneggiare la lingua e conoscere i 'valori
civici' del Paese nel quale arriveranno. I richiedenti dovranno garantire per
la 'buona condotta' dei loro figli, provando di avere stipendi non inferiori ai
1.600 euro al mese per poterli mantenere. Se un funzionario dell'ufficio immigrazione
dubita che i futuri immigrati abbiano un legame di sangue con il richiedente,
potrà obbligarli a effettuare - a proprie spese - il test del Dna. Tale misura,
introdotta solo di recente dagli estensori della legge, tra cui Thierry Mariani,
deputato dell'Ump, uomo di fiducia del presidente, si è resa necessaria - ha spiegato
lo stesso Mariani - per limitare le crescenti frodi burocratiche. Secondo uno
studio condotto da un altro deputato dell'Assemblea parlamentare francese, Adrien
Gouteyron, almeno la metà dei certificati di nascita o di matrimonio di cittadini
di Stati africani come il Togo, il Senegal o la Costa d'Avorio, sarebbero falsi.
La prova del fuoco: le banlieues. La percezione della nuova legge in materia d'immigrazione nella società francese
è variabile. A sinistra, è considerata un tradimento degli ideali di solidarietà,
uguaglianza, accoglienza, storicamente patrimonio della Francia. Il partito socialista
è troppo concentrato sulla polemica interna Jospin-Royale per poter esibire in
aula un'opposizione compatta e unitaria alla legge. La maggioranza conservatrice,
che aveva storto il naso per concessioni troppo generose sul welfare, non potrà
che approvare a pieni voti la legge. Il terreno sul quale lo scontro si farà aperto
sarà probabilmente quello delle banlieue. Nei sobborghi parigini, per gli immigrati la riforma si tradurrà in nuovi controlli
di polizia, verifiche sui documenti di identità e, soprattutto, nuove deportazioni.
Luca Galassi