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Il partito Maoista nepalese ha abbandonato l'esecutivo di pacificazione nazionale
dopo avere mancato un accordo con il primo ministro sull'abolizione della monarchia
a Kathmandu. Un ultimatum politico era già stato consegnato nel fine settimana
dal leader comunista Prachanda ai sette partiti alleati che con loro formavano
il governo. Nell'ultimatum si indicavano 8 condizioni per mantenere i maoisti
nella coalizione; una di queste era la forma di governo repubblicana. Uno dei
ministri maoisti, Dev Gurung, ha fatto da portavoce all'intera compagine governativa
comunista, affermando che "siamo stati costretti a presentare al premer le nostre
dimissioni, vista l'impossibilità a far progredire il dialogo". I maoisti nel
novembre 2006 avevano siglato uno storico accordo per mettere fine a un conflitto
durato oltre una decade, con la decisione di arrivare ad un'Assemblea speciale
che decidesse della forma costituzionale del Nepal. Accordo che seguiva un armistizio
siglato nella primavera del 2006, a seguito dello spodestamento del re.
Alleati sconcertati Fino all'ultimo gli altri partiti di governo hanno provato a convincere i maoisti
a disdire le manifestazioni di piazza previste in opposizione alla monarchia.
Il 26 novembre sono previste le elezioni per la nuova assemblea, che potremmo
definire costituente. Ma i maoisti hanno deciso che re Gyanendra sta "provando
a sabotare il regolare svolgimento della consultazione", ragion per la quale andrebbe
dichiarata la repubblica prima di quella data. Il rischio è che le manifestazioni
di oggi facciano saltare l'armistizio arrivato a chiudere un conflitto che andava
avanti dal 1996, con 13mila morti e una economia basata su agricoltura e turismo
annientata nelle zone sottoposte al controllo maoista. Il leader maoista Prachanda
ha lanciato le manifestazioni di piazza ma ha promesso il rispetto del cessate
il fuoco in vigore con le truppe governative. E' difficile che una richiesta come
quella di destituire dal trono la monarchia possa essere attuata in così breve
tempo, considerando che Gyanendra era già stato privato nell'aprile 2006 di ogni
potere effettivo, dall'economia alle forze armate, al momento di costituire il
nuovo esecutivo attualmente al potere
Tutto rimandato Tutto si chiarirà domani con una grande manifestazione nazionale convocata in
piazza nella capitale, vicino l'attuale parlamento. I loro avversari politici
stanno spargendo la voce nel paese che i comunisti non sono abituati al confronto
democratico e stanno solo cercando di rimandare il giorno del voto perché non
sono sicuri di conquistare la maggioranza dei seggi in questa eventuale assemblea
costituente. Lok Raj Baral del 'Nepal centre for strategic studies' ha diffuso un sondaggio nel quale si ipotizza che i Maoisti non arriverebbero
nemmeno alla quota di seggi detenuta dalle altre formazioni loro rivali, e che
starebbero cercando d'organizzarsi meglio sul territorio in vista dell'importante
appuntamento elettorale. Gianluca Ursini