18/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Storia di una profuga della guerra in Iraq costretta a prostituirsi in Siria
Scritto per noi da Karim Fael
Foto di Sheryl Mendez
 
A giugno di un anno fa, le Nazioni Unite pubblicarono un rapporto sulle condizioni dei profughi iracheni in Siria, in cui si sosteneva che 450 mila di loro affrontano gravi difficoltà economiche. Gli iracheni che giungono in Siria possono ottenere un visto di tre mesi rinnovabile e accesso ad alcuni servizi sanitari, ma non un permesso di lavoro, cosa che li rende vulnerabli allo sfruttamento. Nel rapporto delle Nazioni Unite si metteva in guardia ripetto al fenomeno della prostitutuzione che, per via di quelle difficoltà economiche “potrebbe diventare molto diffuso”.

Foto di Sheryl MendezQuattro anni fa Ayah ( un nome inventato per proteggere l'identità della donna ) si recò in Siria per accompagnare la madre a una visita medica. Era malata di cancro e morì poco dopo il ritorno in Iraq. Qualche tempo dopo Ayah si sposò con un parente di sua madre, fu una cerimonia da tempo di guerra visto che la casa di una zia era appena stata distrutta da un bombardamento e altri due zii erano morti in un attentato contro un ristorante a Bagdhad. Troppo pericoloso restare. I parenti convinsero la coppia a lasciare il paese. Così dopo poco si sistemarono a Damasco. Anche la vita a Damasco era difficile per loro. Affittarono un appartamento per 300 dollari al mese a Sait el Zeinab, il quartiere sciita poco fuori dalla capitale. Difficile sopravvivere con il solo reddito del marito carpentiere, specie con nove fratelli e sorelle in Iraq, disperatamente bisognosi di aiuto economico.

Foto di Sheryl Mendez Così Ayah scelse di ballare in un Night Club di Damasco. Una notte, mentre il marito era in Iraq, Ayah ricevette la telefonata di un'amica che le propose di passare del tempo in un Night. “All'inizio me ne dovevo stare semplicemente seduta con una persona, a parlare senza sesso. Ma sera dopo sera iniziai a recarmi al locale passando per una via segreta, per paura che la polizia mi beccasse”. “Sapevo che ballare era il primo passo verso la prostituzione” ammette Ayah, ma “i soldi mi accecano”. “Sono una donna e sono debole, mio figlio ha bisogno di soldi, cibo e un sacco di altre cose. La mia famiglia in Iraq anche. Così ho deciso di sacrificare la mia vita per la famiglia, di fare sesso per i soldi. Se qualcuno mi dà 100 lire siriane (2 dollari) io lo rispetterò e bacerò le sue gambe”.

Foto di Sheryl MendezQuando il marito tornò dall'Iraq Ayah gli parlò del suo nuovo lavoro. Il marito, infuriato, sbattè la porta e non tornò a casa per tre giorni. “Da allora è sempre arrabbiato con me -spiega Ayah- mi dice che mi rispetta solo perché suo figlio ha bisogno di cure”. “Troverò un buon lavoro e lascerò la prostituzione” risponde la donna quando le si chiede come vede il futuro. “Ma -conclude- non c'è speranza di rifarsi una vita nel mio paese, non c'è pace e nemmeno sicurezza”. Spinta dalla povertà Ayah ha scelto la prostituzione, ma molte altre donne e ragazze irachene non hanno nemmeno la facoltà di decidere. Secondo l'organizzazione per la Libertà delle Donne Irachene, sono più di 2mila le irachene scomparse dal 2003. Molte di loro sono costrette alla prostutuzione in Siria, ma anche nei paesi del Golfo, in Yemen e in Giordania.
Parole chiave: donne irachene , prostituzione, damasco
Categoria: Donne, Guerra
Luogo: Iraq