25/08/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Piaga antica in un Brasile moderno
scritto per noi da
Fabrizio Gandino
 
Trabalho escravoFaceva caldo quel mercoledi mattina. Erano solo le otto ma in gennaio, in piena estate australe ed in Brasile fa sempre molto caldo a quest’ora, specie in questa regione: municipio di Unaí, stato del Minas Gerais, non lontano da Brasilia, la capitale. Sul pick up Ford erano in quattro: tre ispettori del lavoro e l’autista che li accompagnava. Stavano recandosi ad ispezionare alcune fazendas, normale routine della loro attività: combattere il lavoro in regime di schiavitú. Una FIAT li ha affiancati, dall’auto hanno fatto loro cenno di fermarsi, facendo intendere di aver bisogno di un’informazione. Cosa normale qui fermare un veicolo, camion od auto che sia, per chiedere informazioni. Non c’é molto traffico qui, é praticamente inesistente e si deve approfittare di chi passa. L’autista degli ispettori lo sapeva bene e non si é stupito della richiesta. Come le due vetture si sono fermate alcuni degli sconosciuti sono scesi e senza dire nulla hanno cominciato a sparare. Tutti e quattro gli occupanti della Ford sono stati colpiti alla testa. I tre ispettori del lavoro sono morti sul colpo, l’autista dopo essere svenuto si riprende, continua a guidare per una decina di chilometri cercando aiuto. Morirá poi in un’ospedale di Brasilia.

Questo é accaduto il 28 gennaio di quest’anno quando i tre ispettori del lavoro, João Batista Soares, Eratóstenes de Almeida e Nelson da Silva con il loro autista Ailton Pereira sono stati assassinati da pistoleros assoldati da proprietari terrieri del posto decisi ad impedire la loro attivitá contro il lavoro in schiavitú.

“Trabalho escravo”, cosí si chiama in portoghese il far lavorare uomini, donne e bambini non solo senza una vera retribuzione o senza i regolari documenti, ma anche in libertá limitata, sotto la minaccia di violenza fisica e psicologica, ricevendo punizioni oltremodo severe. Vengono alloggiati in locali che non hanno le condizioni minime, igieniche e di spazio, per ospitare esseri umani, spesso solo sudici teloni di camion circondati da frasche. Vengono ingaggiati dai gatos, versione locale degli italiani caporali che operavano nelle zone agricole del sud d’Italia. Il salario loro promesso si trasforma in una chimera dal momento che non riescono a riceverlo. Vengono infatti trasformati in “debitori dei padroni” che pretendono la restituzione dei costi di trasporto, alimentazione, vestiti, perfino degli strumenti di lavoro.

A completare il quadro capita spesso che ci siano degli uomini armati che impediscono loro di lasciare il posto fino a quando l’attivitá per la quale son stati assunti non é stata completata. Queste sono le vittime del moderno “lavoro in schiavitú”, di un crimine soggetto all’articolo 149 del Codice Penale brasiliano in quanto soggetti a lavoro “in condizioni disumane e sottratti alla propria libertá”.

In questo Paese dalle dimensioni continentali, la schiavitú é stata ufficialmente abolita nel 1888 con la firma della “Legge Aurea”. Le differenze tra antica schiavitú e l’attuale sono costituite dal fatto che la proprietá legale dell’individuo un tempo era permessa. Comprare uno schiavo era un investimento dispendioso ed il legame era duraturo, addirittura per generazioni. Ora procurarsi uno schiavo é molto piú economico e il vincolo é estremamente provvisorio, se questi si ammala viene semplicemente abbandonato lungo una strada e si procura un sostituto. Si puó addirittura considerare come mano d’opera scartabile. Cosa che certo non é mutata é che, comunque, si priva l’essere umano della propria dignitá.

Il Brasile é uno dei pochi paesi al mondo che riconosce all’interno del suo territorio la presenza di questa ignobile piaga. Secondo ricerche svolte dalla Commissione Pastorale della Terra (CPT) sono stimate in circa 25000 le persone che in questo Paese ne sono vittima. Il fatto che il Brasile riconosca l’esistenza del problema ha fatto sí che venissero intraprese iniziative concrete per contrastarlo. Nel 1995, l’allora presidente Fernando Henrique costituí un’efficace strumento per combattere il lavoro in schiavitú: il Gruppo Mobile di Fiscalizzazione. Tale iniziativa, dipendendo la task-force direttamente dalla Segreteria di Ispezione del Ministero del Lavoro, permette ai suoi membri, siano puri ispettori, medici o ingegneri della sicurezza lavoro, di essere maggiormente autonomi e non soggetti ai potentati locali che potrebbero influenzarne e limitarne l’attivitá. Spesso, purtroppo, i membri del Gruppo Mobile devono affrontare la carenza di mezzi tecnici, mancano ad esempio vetture di servizio ed elicotteri, molto utili considerando le dimensioni del Paese e lo stato in cui le strade spesso si trovano. Ancora peggio quando le difficoltá sono rappresentate dalla indolenza o apatia degli organi di supporto locali. Anche il sistema di “repressione” applicato nei confronti di chi viola la legge spesso risulta eccessivamente blando nella reale applicazione e le sanzioni irrisorie.

Purtroppo la pratica del trabalho escravo persiste ancora in alcuni stati della federazione. Dal 1995 ad oggi sono stati liberati dalle autoritá competenti 12.000 schiavi utilizzati nelle campagne. Questi erano principalmente suddivisi tra gli stati brasiliani del Pará ,circa il 43%, del Mato Grosso con il 18% e di Bahia con il 10%. Anche gli stati del Maranhão, Tocantins e Rondônia contribuiscono pesantemente alla statistica. Le attivitá agricole dove i moderni schiavi vengono utilizzati sono: la preparazione di pascoli a danno della foresta nativa (28%), l’allevamento (43%), la semina e coltivazione (24%), la produzione di legname (4%) seguite dalla produzione di carbone vegetale per l’industria siderurgica (1%).

I fazendeiros si difendono argomentando che loro stessi non sono a conoscenza di avere lavoratori in schiavitú sulle loro terre. Si trincerano dietro al fatto che tutto é organizzato dai loro sottoposti e dagli intermediari. Dimenticano certamente che la legge prevede espressamente la responsabilitá su quanto avviene da parte dei titolari delle azienda. Oltre a ció é importante evidenziare che il problema del lavoro in schiavitú non é solo percepito nell’ambito della giustizia del lavoro ma é anche e sopratutto una violazione dei diritti umani e come tale deve essere affrontata.

Purtroppo le attuali leggi finalizzate a contrastare il fenomeno del lavoro in schiavitú non sortiscono gli effetti sperati. Ció é dovuto principalmente al fatto che pur con l’applicazione di multe o con l’impedire ai responsabili l’accesso al credito rurale, il ricorso a questo tipo di sopruso rimane vantaggioso dal punto di vista finanziario in quanto azzera praticamente il costo della mano d’opera. Anche la sanzione penale si é dimostrata inadeguata allo scopo. Un esempio il fatto che secondo una ricerca della Commissione Pastorale della Terra, meno del 10% dei responsabili scoperti nel solo stato del Pará sono poi stati effettivamente denunciati per questo crimine. Sia la questione della competenza nel giudizio, sia la dimensione della pena minima (due anni di carcere) ed il fatto che questa possa essere convertita in pene alternative come la distribuzione di alimenti e lo svolgimento di lavori socialmente utili, hanno fatto si che venga ridotta se non inibita l’efficacia dell’azione penale effettiva.

Differente la forza di contrasto che si avrebbe con una legge che permetta l’espropriazione delle aziende agricole dove si sia fatto ricorso al lavoro in schiavitú, questo renderebbe realmente troppo pericoloso per i proprietari terrieri lo schiavizzare i lavoratori. Tale legge non sarebbe una novitá assoluta in Brasile in quanto sarebbe simile a quella giá esistente applicabile alle proprietà terriere dove si svolge la coltivazione di psicotropici.

Il parlamento ha ora fatto il primo importante passo. L’11 agosto 2004, la Camera dei Deputati ha approvato, con 326 voti su 513, la proposta di modifica costituzionale che prevede la confisca delle terre dove viene constatato lo sfruttamento del lavoro in schiavitú. I terreni in questione verranno destinati al programma di riforma agraria dell’unione. Per l’approvazione finale manca il voto del senato. Questa di sicuro sará un’arma in piú, magari non risolutiva ma certo fortissima, per debellare il barbaro fenomeno del trabalho escravo in Brasile. Cosa che certamente contribuirá a rafforzare il processo di modernizzazione in atto nel Paese.
 


 

Categoria: Diritti
Luogo: Brasile