Fango, detriti, case distrutte, il maremoto ha portato con sè morte e
distruzione.
E un'altra piaga rischia di far diventare questo immane disastro in una tragedia
ancora peggiore.
La potenza devastante dell'acqua ha dissotterrato migliaia di mine antiuomo dalle
campagne aggiungendo danno al danno.
Secondo le prime informazioni l'ondata anomala avrebbe già provocato l'esplosione
di un numero imprecisato di ordigni, e molti altri starebbero galleggiando pericolosamente
nelle campagne allagate.
Lo Sri Lanka è uno dei paesi più minati al mondo. La guerriglia che da anni contrappone
due fazioni, le Tigri Tamil e i governi statali, utilizza queste armi da diverso
tempo. E il governo non ha firmato il trattato per la messa al bando delle mine,
anche se più volte ha sostenuto di "compiere passi avanti significativi per la
messa al bando di questi ordigni". Le stime dello stesso governo parlano della
presenza di circa un milione e mezzo di ordigni inesplosi.
Il disastro nel disastro. Senza controllo, le mine starebbero galleggiando pericolosamente nelle campagne.
Di dimensioni molto piccole, questi ordigni hanno al mercato delle armi hanno
un prezzo piuttosto basso. La loro pericolosità va oltre i conflitti, infatti
colpiscono anche quando
le guerre sono terminate. A farne le spese sono sempre più spesso i bambini che
vedono in quell'oggetto trovato a terra un nuovo compagno di giochi, scoprendo
solo dopo averlo preso in mano che è soltanto uno strumento di morte. Un quarto
delle vittime delle mine antiuomo è costituita da bambini. Nel mondo solo nel
2003 sono morti a causa di quest'arma tremenda più di 8000 civili. Oltre ai danni
materiali causati dallo Tsunami, adesso le autorità dello Sri Lanka dovranno fare
i conti con i possibili danni causati dalle mine nelle regioni agricole rese inaccessibili
e incoltivabili dagli ordigni.