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L'idea. Courtemanche sostiene che l'idea per “A silver lining: the connection between gas prices and obesity” gli è venuta mentre stava facendo il pieno, quando ha pensato che la benzina
era troppo cara e forse avrebbe dovuto iniziare a prendere la metropolitana. Il
che voleva dire camminare mezz'ora al giorno per muoversi da casa alla stazione.
Se invece continuava a usare l'automobile, allora per l'altro prezzo del carburante
sarebbe stato costretto a portarsi qualche volta il pranzo da casa, in media più
salutare dei tipici hamburger innaffiati da bevande gassate. Il ragionamento della
sua ricerca è questo.
Prezzi alti. Si dirà: bella scoperta, scoprire che camminare di più fa bene... Ma negli Usa,
dove l'automobile è un oggetto irrinunciabile per gran parte della popolazione
e in molte città il servizio di trasporto pubblico è quasi inesistente, il prezzo
della benzina è una specie di ossessione nazionale: è molto più basso rispetto
all'Europa (lo scorso maggio il picco fu di 3,22 dollari a gallone, cioè circa
61 centesimi di euro al litro), ma subisce anche variazioni maggiori perché non
è gonfiato da tasse statali. Ora che il prezzo del greggio ha sfondato gli 80
dollari a barile, sono previsti ulteriori aumenti del costo del carburante. E
dato che gli esperti sostengono che dovremo abituarci a un alto prezzo del petrolio
perché la domanda cresce in continuazione, chissà che ciò non sia una buona notizia
per i milioni di statunitensi obesi.Alessandro Ursic