13/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La Siria chiede all'Onu di sanzionare Israele per i voli oltre confine, mentre i mass media Usa lanciano sospetti su Damasco
“Abbiamo informato con una lettera il Consiglio di Sicurezza e il segretario generale delle Nazioni Unite chiedendo loro di reagire all'atto irresponsabile commesso da Israele nei confronti della Siria”. Con queste parole Bashar al-Jaafari, rappresentante di Damasco all'Onu, ha annunciato oggi l'iniziativa diplomatica siriana, volta a ottenere una censura ufficiale della violazione del suo spazio aereo nazionale da parte di caccia militari israeliani, il 6 settembre scorso.

il consiglio di sicurezza dell'onuI fatti. Giovedì scorso l'agenzia stampa governativa siriana Sana annuncia che è stato ingaggiato un conflitto a fuoco tra la contraerea di Damasco e due cacciabombardieri israeliani F-16 che, secondo fonti militari siriane, avevano violato lo spazio aereo della Siria. Dopo che la contraerea aveva aperto il fuoco, sempre secondo l'agenzia Sana, i due caccia avrebbero scaricato in mare il loro armamento. L'episodio, come ha spiegato all'Onu al-Jaafari, comporta una triplice violazione degli accordi internazionali: la Carta delle Nazioni Unite, gli accordi successivi alla guerra del 1973 (per la quale formalmente Israele e Siria sono ancora in guerra) e la sovranità della Siria. Il governo israeliano, interpellato sulla vicenda, aveva fatto sapere che non avrebbe commentato in nessun modo la vicenda, lasciando intendere che il fatto fosse accaduto davvero, senza sentirsi in dovere di smentire. Si attende adesso un parere del Consiglio di Sicurezza, dove gli Stati Uniti hanno potere di veto, che dovrebbe bloccare qualsiasi tentativo di approfondire la questione. Anche perché, l'amministrazione Bush il giorno stesso dell'episodio ha fatto sapere di non criticare l'eventuale iniziativa di un alleato come Israele nei confronti di un paese che si rifiuta di collaborare pienamente alla 'guerra al terrorismo'.
All'Onu quindi, con ogni probabilità, finirà in un nulla di fatto. Come parrebbe da escludere per il momento un'escalation militare, nonostante i continui movimenti di truppe siriane e israeliane sulle alture del Golan, occupate da Israele, al confine tra i due paesi, Resta da capire cosa sia realmente successo, e la stampa statunitense, negli ultimi due giorni, ha fornito due versioni differenti.

f-16 dell'aviazione israelianaMissione compiuta. Prima è stato il turno del network televisivo Usa Cnn, che ieri ha trasmesso un servizio del suo corrispondente nella regione secondo cui i caccia di Tel Aviv erano in volo per individuare e fermare, a qualunque costo, ''l'ennesimo carico di armi provenienti dall'Iran e, via Siria, diretto nel Libano meridionale e destinato ai guerriglieri di Hezbollah”, come hanno raccontato alla tv statunitense fonti di intelligence israeliane e statunitensi. Secondo la Cnn, la missione sarebbe riuscita, lasciando “un grande cratere nel deserto”, presumibilmente dove è avvenuto il bombardamento del convoglio. Anche il quotidiano Usa New York Times ha rilanciato questa versione, aggiungendo che secondo fonti d'intelligence Usa si sarebbero verificati negli ultimi mesi anche dei raid via terra da parte di unità speciali israeliane in Siria.
Una seconda, e differente, versione dei fatti è stata riportata oggi dal quotidiano Usa Washington Post, secondo cui l'obiettivo della missione dei caccia israeliani era l'individuazione e la documentazione fotografica dei lavori in corso per la costruzione di una centrale nucleare in Siria.
Anche il Post cita fonti anonime del governo statunitense, secondo le quali esisterebbero già delle foto satellitari dell'impianto, sviluppato con l'aiuto delle competenze della Corea del Nord. Stephen J. Hadley, consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, avrebbe già un ricco dossier sui progetti nucleari di Damasco. Proprio la Corea del Nord, assieme alla Turchia, era stato l'unico paese a esprimere solidarietà alla Siria, ma questo non prova nulla.
“Sono tutte buffonate”, ha reagito rabbioso al-Jaafari ai giornalisti che gli chiedevano conferme sulla vicenda, ma a tratti sembra di rivivere la campagna mediatica (successivamente dimostratasi niente affatto casuale) delle 'armi di distruzione di massa' di Saddam Hussein in Iraq. Dopo una stagione di continui attacchi da parte della diplomazia Usa e d'Israele alla Siria, la tensione pareva attenuata, ma la vicenda dei caccia ha alzato di nuovo la tensione. C'è da sperare, per il popolo siriano, che le cose vadano diversamente dalla vicenda irachena.

Christian Elia

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