17/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Un nuovo studio getta luce sui traffici illegali. La classifica dei Paesi che commerciano di più
Soldati africaniIl traffico illegale di armi continua ad alimentare conflitti tra Paesi vincolati dall'embargo imposto dalle Nazioni Unite. Queste armi sono responsabili di migliaia di morti ogni giorno. Si stima che solo nella Repubblica Democratica del Congo la guerra civile abbia provocato 3,8 milioni di morti dal '98 a oggi. Governi e studiosi di relazioni internazionali sanno quanto sia difficile individuare e sanzionare i traffici illeciti. Due studiosi italiani, Stefano Della Vigna, docente di Economia comportamentale alla Berkeley University ed Eliana La Ferrara, docente di Economia politica all'università Bocconi, hanno recentemente proposto un metodo per cercare di rintracciare i traffici illeciti attraverso l'analisi dell'andamento delle quotazioni azionarie delle ditte produttrici nei mercati finanziari mondiali. Lo studio, intitolato 'Detecting Illegal Arms Trade' focalizza la sua attenzione su otto Paesi sottoposti a embargo dall'Onu tra il 1990 e il 2005: Angola, Etiopia, Liberia, Ruanda, Sierra Leone, Somalia, Sudan e (ex) Jugoslavia. 
 
Ak-47Commerci legali e illegali. Il presupposto della ricerca è che operatori, brokers e investitori siano in possesso di informazioni non di dominio pubblico sui traffici illegali di armi. Vengono presi in considerazione alcuni eventi, nel corso dell'embargo, che possono far aumentare o diminuire l'intensità del conflitto in corso, esaminando al contempo la dinamica dei prezzi dei titoli azionari delle suddette industrie belliche. Se un'azienda ha un traffico illecito, gli eventi che aggravano il conflitto produrranno un aumento della domanda di armi: l'azienda 'illegale' ne beneficerà, vedendo aumentare il prezzo delle proprie azioni. Viceversa, se un'azienda commercia legalmente con il Paese sottoposto a embargo, i prezzi potrebbero non subire variazioni significative o venire influenzati in negativo, in quanto l'aggravarsi del conflitto potrebbe causare un ritardo nella rimozione dell'embargo stesso e le sanzioni economiche continuare o addirittura inasprirsi.

Bambino soldatoEventi determinanti. Nella sua prima parte, il rapporto non riesce a stabilire alcuna correlazione significativa, a livello statistico, tra episodi di guerra e corsi di borsa. Ma - spiegano gli autori - questo potrebbe derivare dal fare di ogni erba un fascio, dalla difficoltà di distinguere imprese viziose da quelle virtuose, per cui la salita dei titoli delle une compenserebbe la discesa di quelli delle altre. Si procede quindi a suddividere le imprese dedite al commercio di armi secondo i parametri di corruzione e trasparenza utilizzati dall'organizzazione 'Transparency International', che annualmente stila una classifica dei Paesi più corrotti. L’idea è che sia più agevole, o meno oneroso dal punto di vista economico, perseguire scopi illeciti in Paesi con un quadro legislativo debole e un elevato grado di corruzione. Introducendo questa distinzione, emerge un quadro in linea con le predizioni dei due autori. Dopo ogni evento bellicoso, i prezzi delle azioni di società che hanno sede in Paesi più corrotti aumentano a livelli anomali. Analogamente, diminuiscono per quelle che hanno sede in Paesi meno corrotti. Proseguendo su questa pista si riescono anche ad identificare le singole imprese e gli episodi bellicosi a cui associare un possibile comportamento illecito.

Eliana La FerraraGuadagni milionari. "E' un modello che si basa sulle reazioni degli investitori in relazione agli eventi - spiega a PeaceReporter l'economista Eliana La Ferrara -. Gli eventi vengono presentati come 'notizie' sulla domanda futura di armi. Per gli investitori, queste notizie possono essere buone o cattive. Se il rendimento delle azioni di una compagnia va su o giù ogni volta che c'è un evento, gli investitori pensano che la compagnia possa avere a che fare con quel conflitto. Nella prima parte mettiamo insieme 153 compagnie e vediamo che quelle in Paesi con poca corruzione non sono suscettibili di variazioni. In quelle nei Paesi con alta corruzione, vi è un potenziale guadagno quando la guerra diventa più intensa, perchè fanno profitti extra. E' una media, nella quale i dati aggregati annullano le variazioni singole. Nella seconda parte, si prendono le compagnie singolarmente e i risultati corroborano la nostra ipotesi". Quanto guadagna un'azienda? "Il rendimento considerato 'abnormal' può anche essere dello 0,7 per cento. In un Paese ad alta corruzione, in media il guadagno annuale è di 1,7 milioni di dollari di profitti connessi alla violazione dell'embargo". Può dirci i nomi di queste compagnie? "Non è possibile indicarli, per motivi comprensibili. Ci è stato sconsigliato di fare nomi individuali. Poi, in ambito accademico, nelle ricerche di questo tipo non vengono mai fatti i nomi della compagnia. Vengono fatte stime e dati comuni".

Luca Galassi

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