stampa
invia
Il traffico illegale di armi continua ad alimentare conflitti tra Paesi vincolati
dall'embargo imposto dalle Nazioni Unite. Queste armi sono responsabili di migliaia
di morti ogni giorno. Si stima che solo nella Repubblica Democratica del Congo
la guerra civile abbia provocato 3,8 milioni di morti dal '98 a oggi. Governi
e studiosi di relazioni internazionali sanno quanto sia difficile individuare
e sanzionare i traffici illeciti. Due studiosi italiani, Stefano Della Vigna,
docente di Economia comportamentale alla Berkeley University ed Eliana La Ferrara,
docente di Economia politica all'università Bocconi, hanno recentemente proposto
un metodo per cercare di rintracciare i traffici illeciti attraverso l'analisi
dell'andamento delle quotazioni azionarie delle ditte produttrici nei mercati
finanziari mondiali. Lo studio, intitolato 'Detecting Illegal Arms Trade' focalizza
la sua attenzione su otto Paesi sottoposti a embargo dall'Onu tra il 1990 e il
2005: Angola, Etiopia, Liberia, Ruanda, Sierra Leone, Somalia, Sudan e (ex) Jugoslavia.
Commerci legali e illegali. Il presupposto della ricerca è che operatori, brokers e investitori siano in
possesso di informazioni non di dominio pubblico sui traffici illegali di armi.
Vengono presi in considerazione alcuni eventi, nel corso dell'embargo, che possono
far aumentare o diminuire l'intensità del conflitto in corso, esaminando al contempo
la dinamica dei prezzi dei titoli azionari delle suddette industrie belliche.
Se un'azienda ha un traffico illecito, gli eventi che aggravano il conflitto produrranno
un aumento della domanda di armi: l'azienda 'illegale' ne beneficerà, vedendo
aumentare il prezzo delle proprie azioni. Viceversa, se un'azienda commercia legalmente
con il Paese sottoposto a embargo, i prezzi potrebbero non subire variazioni significative
o venire influenzati in negativo, in quanto l'aggravarsi del conflitto potrebbe
causare un ritardo nella rimozione dell'embargo stesso e le sanzioni economiche
continuare o addirittura inasprirsi.
Eventi determinanti. Nella sua prima parte, il rapporto non riesce a stabilire alcuna correlazione
significativa, a livello statistico, tra episodi di guerra e corsi di borsa. Ma
- spiegano gli autori - questo potrebbe derivare dal fare di ogni erba un fascio,
dalla difficoltà di distinguere imprese viziose da quelle virtuose, per cui la
salita dei titoli delle une compenserebbe la discesa di quelli delle altre. Si
procede quindi a suddividere le imprese dedite al commercio di armi secondo i
parametri di corruzione e trasparenza utilizzati dall'organizzazione 'Transparency
International', che annualmente stila una classifica dei Paesi più corrotti. L’idea
è che sia più agevole, o meno oneroso dal punto di vista economico, perseguire
scopi illeciti in Paesi con un quadro legislativo debole e un elevato grado di
corruzione. Introducendo questa distinzione, emerge un quadro in linea con le
predizioni dei due autori. Dopo ogni evento bellicoso, i prezzi delle azioni di
società che hanno sede in Paesi più corrotti aumentano a livelli anomali. Analogamente,
diminuiscono per quelle che hanno sede in Paesi meno corrotti. Proseguendo su
questa pista si riescono anche ad identificare le singole imprese e gli episodi
bellicosi a cui associare un possibile comportamento illecito.
Guadagni milionari. "E' un modello che si basa sulle reazioni degli investitori in relazione agli
eventi - spiega a PeaceReporter l'economista Eliana La Ferrara -. Gli eventi vengono
presentati come 'notizie' sulla domanda futura di armi. Per gli investitori, queste
notizie possono essere buone o cattive. Se il rendimento delle azioni di una compagnia
va su o giù ogni volta che c'è un evento, gli investitori pensano che la compagnia
possa avere a che fare con quel conflitto. Nella prima parte mettiamo insieme
153 compagnie e vediamo che quelle in Paesi con poca corruzione non sono suscettibili
di variazioni. In quelle nei Paesi con alta corruzione, vi è un potenziale guadagno
quando la guerra diventa più intensa, perchè fanno profitti extra. E' una media,
nella quale i dati aggregati annullano le variazioni singole. Nella seconda parte,
si prendono le compagnie singolarmente e i risultati corroborano la nostra ipotesi".
Quanto guadagna un'azienda? "Il rendimento considerato 'abnormal' può anche essere
dello 0,7 per cento. In un Paese ad alta corruzione, in media il guadagno annuale
è di 1,7 milioni di dollari di profitti connessi alla violazione dell'embargo".
Può dirci i nomi di queste compagnie? "Non è possibile indicarli, per motivi comprensibili.
Ci è stato sconsigliato di fare nomi individuali. Poi, in ambito accademico, nelle
ricerche di questo tipo non vengono mai fatti i nomi della compagnia. Vengono
fatte stime e dati comuni".Luca Galassi