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Ottimismo. “I nostri soldati hanno fatto un buon lavoro” ha esordito il generale, spiegando
che “Raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati non è facile e richiede
non poco tempo”. “Le forze della coalizione stanno facendo progressi -ha aggiunto
- e possiamo pensare di ridurre il contingente già dalla prossima estate”. Secondo
il generale i sintomi di questi progressi sono il fatto che il numero degli scontri
sarebbe in calo e l'addestramento delle truppe irachene starebbe dando risultati.
"I progressi sono significativi", ha concluso il generale, ma “un ritiro prematuro
avrebbe conseguenze catastrofiche” perchè causerebbe la “disintegrazione delle
forze di sicurezza locali”. Il premier iracheno Nouri al Maliki ha apprezzato
l'intervento del geneale, ma diversi altri politici iracheni hanno espresso la
loro insoddifazione per quella che il sunnita Mohammed al Dayini del Fronte per
il Dialogo Nazionale ha definito “una grande menzogna per servire gli interessi
di Bush”.
United for Peace. In parallelo al rapporto di Petraeus, una coalizione di oltre mille gruppi pacifisti,
United for Peace and Justice, Ufpj, ha pubblicato un rapporto in cui critica la
visione della realtà irachena del generale. Il rapporto Petraeus si soffermava
in particolare su quello che in temini miltari viene chiamato 'surge', l'invio
di rinforzi che dall'inizio del 2007 sono stati schierati a Baghdad e nel sud
del paese per contrastare le violenze settarie. Nello studio di Ufpj si afferma
che le operazioni militari degli ultimi mesi non hanno portato né sicurezza, né
stabilità. La scorsa estate non a caso è stata quella con più vittime dall'inizio
del conflittto nel 2003. Preparato da Phyllis Bennis e Erik Leaver, il contro-rapporto
vuole mostrare "un'immagine realistica di come sono oggi le vite dei 25 milioni
di iracheni". "Per anni abbiamo sentito le stesse bugie sui progressi che gli
Usa
stanno ottenendo, ma non sono mai stati reali" dichiara Leslie Cagan, coordinatore
dell'Ufpj, che conclude: "speriamo che il Congresso si ricordi che questi piccoli
miglioramenti in una situazione orrenda sono costati finora 480 miliardi di dollari
dei contribuenti, soldi che non potranno essere spesi per la ricostruzione, per
l'educazione e la sanità".
Omissis. Oltre al dato economico, il rapporto Petraeus non cita le vittime tra i soldati
Usa, 3774 dall'inizio della guerra, quelle irachene, che secondo diverse fonti
passano ormai le 600 mila unità, e soprattutto i quattro milioni di sfollati,
fuggiti proprio dalle violenze settarie che, secondo il generale, sarebbero sotto
controllo. Petraeus ha presentato dei grafici per mostrare la diminuzione della
violenza confessionale a Baghdad, ma ha dimenticato di spiegare che la composizione
confessionale dei quartieri della capitale è stravolta rispetto a pochi mesi fa.
Secondo dati dell'esercito Usa, un anno fa Baghdad era abitata al 65 percento
da sunniti, mentre oggi è sciita al 75 percento. I rifugiati interni al paese
sono quasi due milioni, secondo l'Organizzazione mondiale per le Migrazioni,
l'89 percento di loro ha cambiato quartiere per sentirsi più al sicuro. Quanto
alle forze di sicurezza irachene il rapporto del generale tralascia completamente
quello che da oltre un anno viene annotato sia da funzionari Usa che iracheni,
cioè che oggi queste sono largamente infiltrate dalle milizie che continuano ad
agire nell'interesse dei vari leader politici che le controllano. Infine, Petraeus
non dice che la maggioranza degli iracheni non ha corrente elettrica per più di
5 ore al giorno e non ha accesso ad acqua potabile. Che i tassi di disoccupazione
superano il 40 percento e che la produzione di petrolio è crollata rispetto a
prima della guerra. Sono dati che toccano direttamente le persone che vivono nel
paese, ma ai generali e all'amministrazione Usa questi numeri non interessano.Naoki Tomasini