27/12/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Il maremoto che ha sconvolto il sud-est asiatico visto da lontano
Ishara Chickera ha diciannove anni, e vive in Italia da quando ne aveva quattro. E' nata a Hikkaduwa, sulla costa meridionale dello Sri Lanka, dove vive ancora sua nonna. Le abbiamo chiesto di raccontarci la situazione nel suo paese.

Siete riusciti a comunicare con la vostra famiglia?
"Ieri sera qualche telefono cellulare funzionava, mentre le linee telefoniche sono ancora interrotte. Noi siamo riusciti a parlare con la nonna, che abita su una collina dietro Hikaduwa, dove per fortuna l'onda non è arrivata. Nella mia famiglia, quindi, non ci sono state vittime. Ma molti amici di mio padre sono morti o dispersi. E moltissime persone che lavorano qui in Italia non sono riuscite a contattare le loro famiglie, perciò stanno cercando disperatamente di tornare in Sri Lanka, pagando cifre esorbitanti per un biglietto aereo, mentre gli aerei dell'Alitalia vanno giù vuoti, per riportare i turisti a casa."

Che cosa è successo ieri a Hikkaduwa?
L'onda è arrivata alle undici, ora locale. Era alta sei metri. A quell'ora c'era tantissima gente in spiaggia, al mercato dietro la ferrovia, e anche nelle scuole, aperte per i riti religiosi. Il mare ha letteralmente spazzato via tutti gli alberghi sulla costa, ha superato la ferrovia e si è abbattuto sul mercato. Della stazione di polizia sono rimaste solo le mura, e così anche della scuola femminile lì vicino. Nel piccolo ospedale di Hikkaduwa hanno contato, per ora, quarantatre morti. Ma ce ne sono sicuramente di più. E a Galle, il paese più vicino, dove è rimasta in piedi solo la statua di Buddha, ce ne sono già trecentocinquanta". Ishara descrive uno scenario apocalittico, come è apparso a sua nonna questa mattina.

"La spiaggia è ancora piena di cadaveri, e altri continuano ad affiorare dal mare, perciò il conto definitivo ci sarà solo fra qualche giorno. Hanno visto trattori carichi di corpi.
Hanno visto anche molti cadaveri di turisti, in questa stagione era pieno soprattutto di svizzeri e australiani. Il mare ha spazzato tutto, le barche sono entrate negli edifici. La strada che porta a Colombo è interrotta, quindi la gente è bloccata lì. Dicono che stamattina degli aerei militari sganciavano dei volantini per invitare la gente ad andarsene. Ma le strade sono interrotte, dove possono andare?

Qui si dice che lo Sri Lanka, a causa dell'estrema povertà, non è riuscito a fronteggiare l'emergenza.
"Sì, e questo non è corretto: è vero, una parte del paese è ancora povera e arretrata, ma lo Sri Lanka era molto cresciuto negli ultimi anni, soprattutto grazie alle rimesse di chi è andato all'estero a lavorare, tra mille sacrifici. E con quei soldi erano stati costruiti alberghi, case, infrastrutture. Quindi non era più il pease poverissimo che si racconta qui.
Ora è stato tutto spazzato via. Adesso sì che il mio paese è tornato indietro di cinquant'anni. E' come se quei progressi non ci fossero mai stati: non è rimasto niente, nemmeno il ricordo.

E ora?
La gente è terrorizzata perchè dicono che arriverà un'altra onda. Si sono rifugiati nei templi buddisti, e nelle scuole dell'interno. Non c'è acqua potabile, perchè quella dei pozzi non si può più bere, essendo stata contaminata dai cadaveri. E non c'è da mangiare, perchè tutti i negozi di alimentari erano sulla costa e sono stati spazzati via.
Mia nonna oggi ha portato un po' di cose da mangiare al tempio, ma sono troppi gli sfollati, è impossibile sfamarli tutti. E stanotte nessuno ha dormito: ascoltavano il mare.
Una cosa che mi piace della mia gente, di cui vado fiera, è che non volta mai le spalle davanti alla sofferenza degli altri. Quando qualcuno ha un problema, tutti corrono ad aiutarlo. Ecco perchè credo che a Hakkaduwa siano morti molti giovani: anche se erano sopravvissuti alla prima ondata, saranno sicuramente corsi ad aiutare gli altri.
Conoscendoli, si saranno precipitati. Lasciandoci magari la vita.

In Italia si è parlato soprattutto dei turisti italiani..
Io capisco la preoccupazione per i turisti, per "i connazionali", come dicono i telegiornali. Ma ci sono migliaia di persone morte e rimaste senza casa. E' terribile vedere la nostra gente che muore, e noi qui a guardare il telegiornale.
C'erano moltissimi italiani alle Maldive, e di Malet sappiamo tutto: Emilio Fede e Maldini erano lì, e molti altri vip. Abbiamo visto decine di immagini riprese dal'alto delle Maldive. Ora, lo SriLanka è a un'ora di volo da lì: l'elicottero che ha fatto le riprese non poteva andare a riprendere anche la costa dello Sri Lanka?

Ci sono tantissime persone che lavorano in Italia come collaboratori domestici, anche nelle case dei vip. E loro non sanno niente di cosa è successo nel loro paese.

Ieri, quando non riuscivo a contattare la nonna, ho chiamato il 170, il servizio per le chiamate internazionali. La signorina era gentilissima, mi ha chiesto i recapiti da contattare.. probabilmente pensava fossi italiana (Ishara parla italiano come fosse madrelingua, ndr). Ma poi quando le ho detto che stavo cercando di contattare non dei "connazionali" ma delle "persone locali", ha detto che non poteva aiutarmi.
Ieri sera, nello speciale del Tg1, continuavano a parlare delle perdite che avrebbe avuto il turismo. Ma non mi sembra la cosa principale.


Che cosa succederà adesso?
Non so. La gente non ha più niente: si viveva di turismo, e gli alberghi non ci sono più. Si viveva di pesca, e ci sono pesci morti ovunque. Si viveva di agricoltura, e i campi e le risaie sono spariti.

E non dimentichiamoci tutti quelli che lavorano qui in Italia, che non hanno notizie. Non chiedono molto, solo di sapere cosa è stato delle loro mogli, delle loro figlie, di chi hanno lasciato a casa per venire qui a lavorare. E  stanno spendendo mesi e mesi di stipendio, o stanno facendo debiti, per comprare un biglietto per tornare a casa, per scoprire se hanno ancora una famiglia. Mentre gli aerei dell'Alitalia vanno giù vuoti..."

 Cecilia Strada
Categoria: Migranti, Ambiente
Luogo: asia e pacifico