E' stata rilasciata ieri, dopo 19 giorni di detenzione, dal centro per immigrati illegali Pegah Emambakhsh
Pegah Emambakhsh è stata liberata dal centro di detenzione di Yarl's Wood, in
Inghilterra, e si trova a casa di amici a Sheffield. L'11 settembre a sera l'Home Office di Londra ha annunciato che la cittadina iraniana, rifugiatasi in Inghilterra
per timore di affrontare il carcere e una condanna a morte nel proprio paese per
le proprie attitudini sessuali, è stata rilasciata dal centro di detenzione per
richiedenti asilo dove si trovava dal 25 agosto scorso come immigrata illegale.
Una corte civile di Sheffield aveva negato lo scorso 23 agosto a Pegah la condizione
di rifugiata perché la cittadina iraniana non era riuscita a "provare la propria
omosessualità". La donna ha due bambini, rimasti a Teheran, da dove è dovuta scappare
a inizio agosto, in seguito all'arresto della propria compagna, con la quale aveva
una relazione extra coniugale.
Deportazione evitata Entro due settimane il caso di Pegah verrà portato in appello di fronte all
'Inmigration Court, istanza giudiziaria nazionale che giudica dei casi di asilo politico e concede
lo status di rifugiato. Rientra così l'allarme per una eventuale deportazione
in Iran di Emambakhsh, che lo
Home office (ministero degli Interni) di Londra aveva già fissato per il 28 agosto scorso,
in seguito alla richiesta di estradizione avanzata da Teheran.
Italia mobilitata Fondamentale è stata la mobilitazione di alcune Ong italiane che si battono
per i diritti degli omosessuali, che hanno unito i loro sforzi con 'Irqo' e 'Friends
of Pegah Campaign', gruppi locali inglesi. ArciGay e il gruppo 'EveryOne' hanno lanciato la campagna via internet 'Flowers for Pegah' che ha fatto inviare al centro di detenzione di Yarl's Wood con oltre 30mila
mazzi di fiori in due settimane. "Abbiamo intasato il centro postale di Yarl's
Wood", ha dichiarato Matteo Pegoraro di EveryOne a PeaceReporter, "adesso il nostro obiettivo è portare il suo caso alla Corte europea dei Diritti
umani e all'Alto commissariato Onu per i rifugiati, insieme con decine di altri
casi di omosessuali iraniani perseguitati.
Il peggio in Iran "In Iran la condizione degli omosessuali è critica, con centinaia di arresti
negli ultimi mesi, cui sono seguiti processi sommari senza possibilità di difesa
- ha detto alla stampa Aurelio Mancuso, presidente
ArciGay, molto attivo nelle scorse settimane per il caso Emambakhsh -Negli ultimi mesi
almeno 40 persone sono state impiccate. Inoltre 26 detenuti e condannati a morte
hanno iniziato uno sciopero della fame in sostegno della campagna internazionale
contro la pena di morte".
Anche il sindaco di Roma Walter Veltroni e quello di Venezia Massimo Cacciari
si erano interessati al caso della lesbica persiana, offrendo la cittadinanza
onoraria e ospitalità a Pegah, mentre la ministra per le Pari Opportunità Barbara
Pollastrini si era detta disponibile il 25 agosto ad accogliere in Italia la cittadina
iraniana, una proposta cui non ha ancora fatto seguito una iniziativa formale.