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Allarmismo di stato. Al-Khabar cita fonti dei servizi segreti algerini che, come spesso è accaduto in passato,
e in particolare durante il sanguinoso conflitto degli anni Novanta, utilizzano
la stampa 'amica' del governo per tenere alta la tensione nel paese. In particolare
adesso, dopo l'ondata di attacchi che ha colpito in Cabilia e ad Algeri, negli
ultimi 9 mesi, nei quali hanno perso la vita decine di persone.
Un esercito suicida. Tutti i giovani kamikaze pronti a colpire, sempre secondo l'intelligence di
Algeri, sarebbero stati addestrati in un accampamento nei pressi di Oulad Saleh,
nei pressi di Boumerdes. Quasi sempre i reclutatori affascinano le giovani leve
con l'odio che le immagini dell'invasione dell'Iraq suscita nei ragazzi mediorientali.
Una volta legati alla rete, e dopo un addestramento, le reclute vengono illuse
di essere pronte ad andare in Iraq, quando invece i vertici dell'organizzazione
sono già decisi a utilizzarli sul fronte interno.
Il ritorno della 'sporca guerra'. Mentre tutti gli occhi sono puntati sugli attentati, gli allarmi lanciati dai
giornali, e le operazioni militari che ne conseguono (soprattutto nella regione
berbera della Cabilia, con grave danno per la popolazione civile), è passato sotto
silenzio il fatto che Abdel Qader bin Masoud, alias Abu Musab Abu Dawd, ex numero
due del Gspc, si è consegnato alle autorità. Un pezzo grosso che, secondo alcuni,
ha preferito trattare con il governo, vistosi tagliato fuori dall'organizzazione
che era ormai nelle mani di al-Qaeda. E non sarebbe stato l'unico, visto che sembra
che anche l'emiro Mokhtar Bel Mokhtar, comandante del Gspc nella regione meridionale
dell'Algeria, avrebbe preso le distanze dal movimento di Osama, non condividendone
strategia e mezzi. Il padre di Abu Dawd, come ha fatto sapere il sito algerino
Ech-Orouruk, è stato ritrovato sgozzato l'8 settembre scorso, e l'omicidio sembra riconducibile
a una vedetta dei 'qaedisti' contro gli uomini della vecchia guardia. Sintomo
che qualcosa sta accadendo in Algeria, in una fitta nebbia che coinvolge 'barbuti'
e servizi segreti di Algeri. Come accadde nella 'sporca guerra' che uccise più
di 150mila persone. Christian Elia
Parole chiave: christian elia, algeria, gruppo salafita per la predicazione e il combattimento, al-qaeda in maghreb