12/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Secondo un quotidiano locale, al-Qaeda in Maghreb è pronta a colpire ancora in Algeria
Il quotidiano algerino al-Khabar pubblica oggi un'inchiesta sull'organizzazione al-Qaeda nel Maghreb Islamico, responsabile dell'ondata di attentati che ha scosso l'Algeria dall'inizio del 2007, secondo la quale ci sarebbero almeno quaranta volontari, anche molto giovani, pronti a compiere attacchi suicidi.

l'attentato di batna, di sabato scorsoAllarmismo di stato. Al-Khabar cita fonti dei servizi segreti algerini che, come spesso è accaduto in passato, e in particolare durante il sanguinoso conflitto degli anni Novanta, utilizzano la stampa 'amica' del governo per tenere alta la tensione nel paese. In particolare adesso, dopo l'ondata di attacchi che ha colpito in Cabilia e ad Algeri, negli ultimi 9 mesi, nei quali hanno perso la vita decine di persone.
Secondo la ricostruzione del quotidiano, a ciascuno dei potenziali attentatori suicidi sarebbe stato imposto un nome di battaglia ispirato a quelli dei più noti terroristi mediorientali, com'è stato detto del giovane Nabil, 15 anni appena, responsabile dell'attentato di sabato scorso contro una caserma della Guardia Costiera a Dellys, un centinaio di chilometri a est di Algeri, costata la vita a trenta persone. Nabil, secondo i suoi amici, era il 'piccolo al-Zarqawi'.

il logo di al-qaeda in maghrebUn esercito suicida. Tutti i giovani kamikaze pronti a colpire, sempre secondo l'intelligence di Algeri, sarebbero stati addestrati in un accampamento nei pressi di Oulad Saleh, nei pressi di Boumerdes. Quasi sempre i reclutatori affascinano le giovani leve con l'odio che le immagini dell'invasione dell'Iraq suscita nei ragazzi mediorientali. Una volta legati alla rete, e dopo un addestramento, le reclute vengono illuse di essere pronte ad andare in Iraq, quando invece i vertici dell'organizzazione sono già decisi a utilizzarli sul fronte interno.
Questa che fornisce al-Khobar è, più o meno, la versione ufficiale del governo di Algeri. Sono molti gli osservatori a essere perplessi di fronte alla svolta ideologica e tattica del Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (Gspc), l'unica formazione integralista a non deporre le armi dopo la fine della guerra civile nel 1998. Il Gspc era caratterizzato da una lotta finalizzata all'instaurazione di un governo islamico in Algeria e colpiva solo obiettivi militari. Da quando, nel dicembre 2006, il Gspc ha annunciato di aver aderito alla rete internazionale di al-Qaeda, ha mutato obiettivo in una guerra globale 'all'Occidente e agli infedeli' e ha colpito in modo durissimo obiettivi anche civili. Il governo ha sempre accreditato questa versione dei fatti, anche perché la modifica costituzionale che permetterà al presidente Bouteflika di ottenere un nuovo mandato passa dalla sicurezza nazionale, della quale il presidente si è sempre mostrato il paladino.

il presidnete algerino bouteflikaIl ritorno della 'sporca guerra'. Mentre tutti gli occhi sono puntati sugli attentati, gli allarmi lanciati dai giornali, e le operazioni militari che ne conseguono (soprattutto nella regione berbera della Cabilia, con grave danno per la popolazione civile), è passato sotto silenzio il fatto che Abdel Qader bin Masoud, alias Abu Musab Abu Dawd, ex numero due del Gspc, si è consegnato alle autorità. Un pezzo grosso che, secondo alcuni, ha preferito trattare con il governo, vistosi tagliato fuori dall'organizzazione che era ormai nelle mani di al-Qaeda. E non sarebbe stato l'unico, visto che sembra che anche l'emiro Mokhtar Bel Mokhtar, comandante del Gspc nella regione meridionale dell'Algeria, avrebbe preso le distanze dal movimento di Osama, non condividendone strategia e mezzi. Il padre di Abu Dawd, come ha fatto sapere il sito algerino Ech-Orouruk, è stato ritrovato sgozzato l'8 settembre scorso, e l'omicidio sembra riconducibile a una vedetta dei 'qaedisti' contro gli uomini della vecchia guardia. Sintomo che qualcosa sta accadendo in Algeria, in una fitta nebbia che coinvolge 'barbuti' e servizi segreti di Algeri. Come accadde nella 'sporca guerra' che uccise più di 150mila persone. 

Christian Elia

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