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Il prossimo 4 novembre, il generale Otto Pérez, del Partito patriota, con il 23,97 percento dei voti, e Alvaro Colom, di Unidad Nacional de la Esperanza, con il 28,27, si disputeranno il timone del paese. Destra contro centro-sinistra, in un braccio di ferro tutto da scoprire, nonostante entrambi cantino vittoria. Di certo c'è che il vantaggio di Colom, che per gran parte della campagna elettorale sembrava incolmabile, è andato via via sfumando, fino a dissolversi.
Una su tutte. Dietro, staccati di molti punti
percentuali, Alejandro Giammattei, della Gran alianza nacional,
attualmente al governo (17,12 percento), e Rigoberta Menchú di
Encuentro pro Guatemala, ferma al 3,03 percento. Premio Nobel della
Pace e prima donna indigena a correre per la presidenza, la Menchú
ha registrato un risultato che era già stato previsto. Essere
donna e indigena in Guatemala non è cosa semplice, e se a
questo si aggiunge il fatto che la Menchú non aveva neppure un
partito politico che la sostenesse all'inizio dell'impresa, i conti
son fatti. In Guatemala il potere è tutto in mano ai soliti
noti, da decenni, e il narcotraffico ci mette spesso lo zampino.
Ma c'è una notizia che sembra
passare quasi inosservata dalle pagine dei quotidiani internazionali
e che invece la dice lunga sullo stato di questo Paese
centramericano. Rios Montt, il dittatore responsabile del genocidio
della popolazione Maya (a cui la Menchú appartiente) e che ha
governato con il pugno di ferro negli anni Ottanta è stato
eletto deputato. Il suo partito, Frente republicano guatemalteco, del
quale era capolista, ha ottenuto il 9,6 percento dei consensi. Dalla
prossima legislatura, dunque, potrà sedere in Parlamento e
godere di immunità e impunità, evitando di essere
perseguito per le gravi violazioni dei diritti umani di cui è
accusato.
Chi era Montt. Conosciuto come el
general, fu a capo di un
colpo di Stato che nell'aprile del 1982 rovesciò il presidente
democraticamente eletto Fernando Romeo Lucas García.
Autoproclamatosi presidente della repubblica, accentrò nelle
sue mani tutti i poteri. A suggello della svolta dittatoriale, creò
le Pattuglie di autodifesa civile, che realizzarono la sua strategia
militare. Sotto di lui si compirono i più atroci crimini della
lunga guerra civile guatemalteca, che durò 36 anni, per
concludersi con il Trattato di pace del dicembre 1996. Tutti i civili
furono costretti a imbracciare il fucile e combattere contro i
ribelli di sinistra. Quindi, Montt inaugurò una sorta di
guerra psicologica, un'era di torture e sparizioni forzate, e misure
economiche che furono denominate della “terra bruciata”. Il
principio era: se sono con noi li sfamiamo, se sono contro di noi li
uccidiamo. Molti gruppi in difesa dei diritti umani, compresa la
Menchú, lo hanno denunciato per molteplici crimini: genocidio,
tortura, sparizioni forzate, terrorismo di stato e crimini contro
l'umanità. Legato a doppio filo con gli Stati Uniti, che lo
hanno sempre visto come un guardiano anticomunista, (dalla sua
frequentazione della Scuola delle Americhe alla sua conversione alla
religione evangelica) deve essere processato per una lista
lunghissima di reati. Ma adesso tutto è rimandato a data da
destinare.
La rimonta del generale. Se paragonato al clima di violenza che
si respira quotidianamente in Guatemala, quello registrato domenica
era di relativa tranquillità. Urne bruciate, minacce ai
candidati, intimidazioni ai votanti, ma niente sangue. E se si pensa
che in campagna elettorale sono stati uccisi 45 politici, il quadro è
completo. Un plauso per l'organizzazione elettorale è,
infatti, arrivato dagli osservatori elettorale dell'Unione Europea e
dell'Organizzazione degli Stati americani.
La rimonta del generale Pérez è
presto spiegata. Nonostante la percezione degli uomini in divisa non
sia delle più positive in uno Stato che ha sofferto una
dittatura militare, la promessa di usare il pugno di ferro contro il
crimine, di ripristinare la pena di morte e militarizzare le zone più
pericolose e anarchiche, ha convinto. Un successo che stride, però,
se si pensa che la Policia nazional civil è fra le più
corrotte del continente, soffre di infiltrazioni del crimine
organizzato, e dal 2004 è oggetto di un processo di
depurazione ancora lontano dal finire.
Stella Spinelli